Formazione: Cnos-Fap, quella professionale staffetta per l’occupazione

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Bologna, 15 ott. (Labitalia) – Il dibattito ‘La chiusura del cerchio’, voluto e organizzato da Cnos-Fap (Centro nazionale Opere Salesiani – Formazione e aggiornamento professionale) con Aeca presso la Regione Emilia-Romagna, ha affrontato il tema della filiera professionalizzante della formazione in Italia in rapporto alle politiche attive per il lavoro, partendo da idee molto chiare. “E’ in atto un forte cambiamento di visione e approccio nei confronti dell’’altro’ percorso di studi alternativo al tradizionale liceo-università, con l’affiancarsi della scelta formazione professionale-Its (Fondazioni per Istruzione tecnica superiore) quale strada in vista di un lavoro. Una scelta però non sempre garantita”, sottolinea una nota del Cnos-Fap.

“Se la formazione professionale in questi ultimi anni ha avuto una crescita e in alcune regioni rappresenta ormai il 15% circa (Piemonte, Lombardia, Emila Romagna, Sicilia) delle opzioni di studio dei giovani, in altre è quasi inesistente: record negativo lo 0,99% della Calabria; quando si esplorano gli Its si evidenza un sistema ancora più debole anche se eccellente per l’occupazione. In Italia è la scelta dello 0,65% dei ragazzi che proseguono dopo le superiori contro il 20% dei ragazzi d’Oltralpe per citare i casi di Germania e Francia. Questo evidenza lo studio appena edito di Cnos-Fap e Noviter riassunto dal suo Ceo, Eugenio Gotti”, aggiunge.

La filiera professionalizzante è parte integrante delle politiche del lavoro perché i corsi sono attivati in sinergia con il territorio e le diverse vocazioni produttive un’intuizione non di oggi, sottolinea il Cnos-Fap: “I salesiani – dice Enrico Peretti, dg Cnos-Fap – hanno iniziato oltre 170 anni fa a creare occupazione per il mondo reale produttivo, non viceversa. Si parla di 22.500-25.000 giovani formati tutti gli anni per un’occupazione. Oggi vogliamo maggiore sviluppo. Qui in Emilia Romagna, per esempio, c’è stato un miglioramento, la disoccupazione è diminuita dal 9% al 6%, e anche grazie alle scelte sulla formazione e politica occupazionale che sono state molto favorevoli sino agli Its”.