Formazione: Seminario Europa, primo incontro tra rete e Durigon

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Roma, 21 set. (Labitalia) – “Si è conclusa con la presa in carico da parte del sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, delle proposte emerse nel corso del XXX Seminario Europa del Ciofs-Fp sulla formazione professionale e le politiche attive del lavoro. Nel corso della tavola rotonda, tutte le parti sociali presenti hanno elencato una serie di azioni prioritarie che il governo attuale dovrebbe sostenere per garantire lo sviluppo dell’occupazione sull’intero territorio nazionale”. E’ quanto si legge in una nota del Ciofs-Fp (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane – Formazione Professionale), a conclusione del Seminario Europa che si è svolto in questi giorni a Roma.

“Innanzitutto, una programmazione continuativa dei fondi destinati alla formazione professionale, come richiesto da Cristina Grieco, rappresentante del Coordinamento delle Regioni. In secondo luogo, la valorizzazione dell’apprendistato di primo livello presso i centri di formazione professionale, come enfatizzato da Elio Formosa di Cisl. Da non dimenticare anche l’aggiornamento delle competenze professionali in base all’evolversi delle esigenze delle imprese, come ha fatto notare Andrea Melchiorri di Confindustria, sostenuto da Riccardo Giovani di Confartigianato che ha aggiunto quanto sia importante che le stesse competenze siano nuove, ibride e particolareggiate come personalizzati sono i prodotti del nostro made in Italy”, sottolinea.

“In chiusura, Paola Vacchina, presidente di Forma ha invitato però, facendosi portavoce di tutte le parti sociali, oltre ad Anpal e Inapp, Confap presenti nella tre giorni del Seminario Europa, ad interloquire con le istituzioni come un’unica voce, firmando un patto per la formazione professionale per il bene della comunità, del lavoro e dei giovani. Un punto su cui ragionare molto concreto con le istituzioni è la proposta, fatta già in altre legislature, di raddoppiare l’offerta formativa professionale nelle regioni più deboli, riuscendo a raggiungere ovunque almeno il 4% di giovani iscritti, con una stima di impegno economico contenuto ma con una prospettiva triennale”, conclude.