Forse non è equo paragonare il petto della donna a quello dell’uomo e reclamare parità di diritti nell’esporlo

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(Imagoeconomica)

Accade a Berlino ai bordi di una piscina per bambini. Una bella signora di 38 anni col figlio si toglie la camicetta e rimane a seno nudo. Ma persino nella patria del nudismo, il servizio di sicurezza la costringe a vestirsi perché il regolamento del locale lo vieta. Col quesito perché agli uomini è concesso di stare a torso nudo e alle donne no? si finisce in tribunale reclamando la parità di diritti. Anticipando il processo, si apre in tutto il mondo un intrigante dibattito etico. Il petto della donna è uguale a quello dell’uomo, pur essendo considerato un simbolo sessuale?

Anziché perseguitare con sanzioni l’amante con cui ha due figli, bisognerebbe coinvolgerla perché converta Putin
Una bella donna, soprattutto se il beneficiario è settantenne, può più della diplomazia fargli capire che il potere è nella stima e nel prestigio, non nella forza. Non è vero che tre quarti dei paesi del mondo lo approvano. Sono con lui i governi, ma la gente comune di qualsiasi nazionalità, religione e colore della pelle è dalla parte degli aggrediti. Quella donna può spiegargli di stare infliggendo ai propri figli umiliazioni pari a quelle degli ucraini. E che prima o poi i dittatori finiscono male. La Russia ha armi micidiali, ma non può usarle perché anche gli altri ne posseggono.

Ci sono ricorrenze, come l’11 maggio, in cui coincide il ricordo di eventi di cui essere orgogliosi e altri luttuosi
Se ne festeggiava uno e l’altro si celebrava con tristezza augurandoci che non ne avvenissero più. Così fu per anni. Poi, in politica ci fu il ricambio generazionale e molti ricordi sono stati cancellati dall’incapacità, dall’ignoranza e dall’insensibilità. Non si festeggia più con solennità lo sbarco dei Mille (1860) che riunificò il paese e creò l’Italia. Né si ricorda più la strage di Villa del Rosario (1943) dove perdettero la vita mille parerti lontani nel rifugio con una sola uscita che fu bombardata. Eppure è una data che, per due volte, cambiò il volto della città e dell’intero paese.

Draghi invita Biden a chiamare Putin. Solo tu puoi trovare l’accordo di pace. Ma lui spera nella sconfitta dei russi
“Ci penserò”, risponde. Ma con i 40 miliardi di armi USA l’Ucraina si è fortificata e sovrasta il nemico. A vincere la guerra è la resistenza. Gli aggressori abbandonano i carri armati e – generali in testa.- se la danno a gambe. Davide ha messo al tappeto il gigante Golia. Adesso l’esercito ucraino marcia trionfante verso Mosca. La gente ha paura e scappa in Siberia. Salvini rinuncia al visto per la Russia. Gli italiani, sempre dalla parte del vincitore, sono di nuovo filo americani. Putin chiede asilo politico alle Seychelles. Poi, Biden si sveglia di soprassalto in un bagno di sudore.

Non ce l’aspettavamo da un Papa, però è una considerazione che spiega, senza giustificarla l’aggressione di Putin
“Non so se sia stato l’abbaiare della Nato a provocare la guerra, ma certamente l’ha facilitata”. Se non lo ascoltiamo noi perché dovrebbe riceverlo il Cremlino? Da persona saggia il Pontefice suggerisce di mitigare il tono dei latrati, che, invece, aumentano e sfidano l’aggressore senza tema che la guerra si allarghi. Si sbandiera l’adesione di Svezia e Finlandia, neutrali per tradizione, nella Nato e l’Ucraina in Europa. Non si arriverà alla pace aizzando gli animi, ma con la saggezza e la mediazione. A che serve insultare Putin? Se sconfitto e umiliato potrebbe ricorrere al nucleare.

C’è chi – come Navalny – sostiene che, per stare con Putin, la Kabaeva dev’essere della stessa pasta. È probabile
Ma io ho grande considerazione per i campioni. Posseggono una classe che poche altre persone hanno. Lo scoprii una sera di tanti anni fa a Parigi, a una cena di Régine – ci ha lasciati da qualche giorno a 93 anni. Personaggio noto del jet set, sopravvissuta alle persecuzioni razziali, era famosa per avere gestito i più bei locali notturni del mondo. Nel più celebre, al 49 di Rue de Ponthieu, conobbi Carlos Monzòn, il campione argentino che nel 1970 batté Nino Benvenuti. Vederlo mangiare con le mani, in un ambiente così elegante e raffinato, non dava fastidio a nessuno.

Dato che il nucleare ce l’hanno tutti, quindi nessuno può usarlo – sarebbe la fine del mondo – è meglio eliminarlo
Brucia tanto denaro a discapito di sanità, cultura, ricerca scientifica e assistenza. Terminata questa maledetta e crudele guerra, è necessario intraprendere una campagna di eliminazione di armi da cui dipende la sopravvivenza dell’umanità, cioè chimiche e nucleari. Però, questo dovrà avvenire con la massima trasparenza e lealtà, e senza accuse reciproche. Seppure nessuno avrà la follia di usarle, qualcuno per errore o esasperazione potrebbe ricorrere a un’estrema soluzione. Non sarà possibile eliminare le guerre ma almeno facciamo in modo che non crolli tutto.