Fortune e sventure di una famiglia di emigranti italiani dal Cilento alla Pennsylvania

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di Fiorella Franchini

Il racconto dell’ingegnere italo-americano Bert Marinko e del professor Ezio Martuscelli prende il via da una puntuale ricerca genealogica che accerta e ricostruisce i legami di parentela che intercorrono tra i membri delle famiglie Gabriele e Fusco originarie del Cilento, le loro figlie, i figli adottivi. Come si evince dalla documentazione ampiamente prodotta, si fonda su conoscenze interdisciplinari che, coniugando in modo sistematico esperienze di carattere storico-sociale, archivistico, socio-linguistico, forniscono gli strumenti idonei per reperire, leggere, comprendere e contestualizzare il fenomeno dell’immigrazione degli italiani verso gli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento.. Partendo dal capostipite, gli autori hanno tracciato i legami di parentela, le affinità, le familiarità, i collegamenti con le altre famiglie con una metodologia rigorosa, suddivisa in tappe, seguita in modo sistematico.
In primo luogo, sono stati acquisiti i documenti che hanno fornito i nomi e le date di nascita, di morte, di battesimo, di matrimonio, tramite una ricerca negli archivi dello stato civile e in quelli parrocchiali, cui hanno aggiunto i registri navali, le cartelle sanitarie, i registri scolastici, certificati sanitari e di lavoro, articoli di giornale, poi si è proceduto alla loro elaborazione. Accanto a questi documenti materiali, che permettono di evidenziare dati importanti, c’è tutta una documentazione spesso immateriale fatta di ricordi, di memorie, testimoniata da fotografia, lettere, racconti orali che trasformano l’analisi scientifica in memoria.
“Il ricordo è un modo d’incontrarsi” ha scritto Kahlil Gibran e la scrittura è il luogo privilegiato. Un libro, quello di Marinko e Martusciello, in cui individui e generazioni s’incrociano e la memoria degli uomini, come un filo sottile e misterioso, finisce con il collegare avvenimenti personali e collettivi, lontani e dispersi, dentro la dimensione del tempo. Gli autori compongono un vero e proprio puzzle che riserva mille sorprese. Ogni nuovo membro che si aggiunge evolve in una realtà più ampia e articolata con la quale fare i conti. Un percorso che, a un elenco di nomi, associa, inevitabilmente, un intreccio di aspetti individuali e sociali, di relazioni, di cognizioni ed emozioni che accompagnano l’esperienza di ogni persona.
Ricostruendo le singole personalità, prende forma un’individualità familiare sempre più ricca di sfaccettature. Esperienze di vita che integrano la storia con molteplici tempi vissuti e aggiungono elementi complementari quali comportamenti sociali smarriti, mestieri perduti, parole dimenticate, che hanno una validità culturale pregnante, perché conducono alla riscoperta di una storia minima che è fondamentale per ricostruire la complessità del passato. Sono testimonianze di una memoria soggettiva che supportano e completano la conoscenza storica quale interpretazione critica dei fatti e delle loro conseguenze. Un libro dal quale emerge prepotentemente l’esigenza del radicamento: “Conoscere le proprie radici equivale a certificare la nostra identità”.
La vera stazione di partenza è anteriore alla nascita anagrafica. Ogni generazione trasmette alla successiva dei nodi da sciogliere. “È tutta una catena, come sapevano i greci” ha affermato lo scrittore Eraldo Affinati, ricordandoci il culto mitico e tradizionale degli avi. Fin dal grembo materno tutti siamo legati a qualcosa, ai parenti, agli affetti, al lavoro, alla società e all’ambiente naturale in cui viviamo, una radice che, afferma Antonietta Pistone, “è insieme umana e affettiva, esistenziale e storica, perché storico è il tempo degli uomini”. Tutti siamo frutto dell’unione dei geni appartenenti ai nostri genitori biologici con i quali condividiamo tutta una serie di aspetti derivanti dalle culture di appartenenza, mondi che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che, comunque, in qualche modo ci appartengono. Sono memorie traumatiche, di separazione, di dolore, ma si tratta anche di echi di speranze: previsioni, aspirazioni e progetti che hanno animato chi ha lasciato un luogo per recarsi in un altro, che hanno dato le proprie ragioni al viaggio, lo hanno accompagnato, e che contribuiscono al senso che i nuovi luoghi acquistano per i loro discendenti. Questi ultimi, in un modo o nell’altro sentono di essere “ là per compiere ciò in cui i loro predecessori hanno sperato”. Anche le speranze possono essere trasmesse, e chiedono a loro volta una certa elaborazione. Il ricordo di ciò in cui hanno creduto i predecessori può essere per i discendenti fonte di slancio, anche materiale su cui riflettere criticamente. Massimo Recalcati ha scritto che “per poter possedere autenticamente ciò che hai ereditato devi riconquistarlo”. Bert Marinko ed Ezio Martusciello si riprendono anche questa eredità: il nesso significativo che viene costruito fra il presente e il passato, la scelta di cosa portare nel futuro. Una ricerca genealogica che diventa testimonianza viva della memoria storica poiché ricordare “è sempre un partire per ritornare e per andare oltre”.