Fotografia Europea 2026: un viaggio oltre l’apparenza nei luoghi della memoria e dell’assenza

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Le vincitrici dell‘open call internazionale della XXI edizione di Fotografia Europea 2026 sono state annunciate nei giorni scorsi. Con più di 720 progetti di partecipanti inviati da tutta Europa ed una giuria composta da Arianna Catania, Tim Clark, Walter Guadagnini e Luce Lebart, le due artiste che sono riuscite a conquistare il placet della commissione, esporranno le loro creazioni a Reggio Emilia dal 30 aprile al 14 giugno all’interno del prestigioso festival di fotografia. Promosso da Fondazione Palazzo Magnani e Comune di Reggio Emilia, l’evento aprirà con quattro giorni inaugurali di appuntamenti, mostre e incontri per poi continuare ad animare la città con esposizioni diffuse fino alla metà di giugno. Iren, sponsor speciale del festival, supporterà i premi in palio per le vincitrici che saranno destinati alla produzione delle loro mostre presenti all’interno del grande evento. Fantasmi del quotidiano è stato il tema dell’anno scelto per questa edizione. Federica Mambrini, artista italiana, ha vinto con il suo lavoro intitolato L’albergo della lontananza indagando le tematiche della memoria, dell’ identità e degli spazi interiori. L’albergo, un luogo di passaggio, un territorio temporaneo dove la lontananza non risulta solo geografica e fisica ma soprattutto mentale. Un oggetto di indagine scelto per poter riflettere sulle relazioni a distanza e sullo spazio che divide due persone sia fisicamente che psicologicamente. Le stanze si riflettono come contenitori di assenza e di presenze svanite. L’albergo viene evocato quindi non come luogo che accoglie ma come un topos interiore dove il senso di sospensione è amplificato. L’opera della Mambrini si inserisce nella tradizione dello spazio come metafora esistenziale: pochi elementi, atmosfere silenziose e solitarie che conducono all’introspezione psicologica e riflettono la possibilità di connessioni ideali tra luoghi lontani come l’Italia e il Cile. Un’indagine sulla distanza, per esplorare come essa influenzi le nostre percezioni e legami e che prende forma attraverso le architetture simboliche dei lavori della Mambrini ove spesso utilizza il flipbook e le riproduzioni di elementi naturali.
L’altra vincitrice, Emilia Martin artista polacca, ha presentato un progetto nato da radici familiari e storiche: in The serpent’s thread prende ispirazione dalle memorie di sua nonna e dalla storia delle sorelle Andersson nella Svezia di inizio Novecento. Un’ indagine sulla forza del racconto arcaico,dove fotografia, parola scritta e pratiche tessili si intrecciano in una visione espressiva coerente e multidisciplinare. La Martin affronta anche tematiche legate alla memoria, all’identità femminile e al mito dando spazio alle voci di donne ribelli spesso dimenticate dalla storia e mettendo in crisi la percezione di finzione e realtà. Le creazioni invitano lo spettatore a immedesimarsi e a riflettere in queste storie condivise ed umane che diventano assieme alla fotografia il medium per un’introspezione profonda portando alla luce tematiche universali e sentimenti collettivi che da secoli appartengono all’umanità e al suo vissuto.