Fotografia, i primi esperimenti nel Cinquecento a Napoli: è qui che nacque la camera oscura

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In foto un ritratto di Giovan Battista della Porta. A lui si deve l'invenzione, a metà del '500, della camera oscura

di Maria Carla Tartarone

Nel Sedicesimo Secolo i pittori non disdegnavano di servirsi della tecnica per eseguire un buon dipinto, fedele alla natura e corretto nella prospettiva. E quando Giovan Battista della Porta nel 1558 lanciò da Napoli la camera oscura e Daniele Barbaro nel 1568 la raccomandò da Venezia, subito i pittori di paesaggio la utilizzarono: i vari Vermeer, Crespi, Guardi, Vernet, Ruskin. Ma vi furono anche coloro, artisti e critici che polemizzarono sulle immagini della camera oscura: Wiliam Hogarth la respinse come una limitazione; Joshua Reinolds temette per il predominio dell’immaginazione; il fisico e filosofo olandese Willem Jacob’s Gravesande mise in guardia gli artisti dalla prevalenza delle ombre. Successivamente Francesco Algarotti la sostenne: il sogno era poter fissare l’immagine sulla carta evitando di dipingere. Finalmente nel 1822-23 Luis Jacques-Mandé Daguerre realizzò il sogno presentando un diorama che stupì per la tecnica illusionistica.
Iniziò una fervida ricerca: una gara combattuta da Daguerre, che dal diorama arrivò al dagherrotipo, sostenuto dai politici François Aragò e Michele Eugène Chevreul che gli procurarono un sostegno governativo, e da Joseph-Nicéfore Niepce che partito dalla litografia giunse alla eliografia. Entrambi decisero di associarsi e proseguire insieme dal 1828.
Altri si provarono in questa gara: William Henry Fox Talbot, fisico, letterato ed archeologo nel 1832 giunse alla scoperta della camera lucida che chiamò calotipo; Hippolite Bayard nel 1839 (considerato l’anno di nascita della fotografia in Europa) riuscì a trarre immagini su carta conosciute da tutta Parigi come “dessin photogène”, simili alle immagini confuse ed imprecise dei primi fotografi. Siamo negli anni settanta dell’Ottocento quando il pittore Edgar Degas amava rappresentare il movimento, colto già dal fotografo Edward Muybridge nella serie di fotografie “Cavallo al trotto” nel 1878; in quella data anche il colore aveva raggiunto la fotografia. Queste conoscenze furono determinanti per gli artisti contemporanei, soprattutto per i miniaturisti ed i litografi. Ma più tardi anche per pittori come Claud Monet che desideravano riprodurre la natura come appariva nelle immagini confuse e imprecise dei primi fotografi.
A Napoli la fotografa giunse presto: tra le prime pubblicazioni che ne diffondevano gli esiti troviamo un “Album, scientifico e letterario” edito nel 1845 dai fotografi editori Borel e Bonpard.
Vi troviamo più volte citati il miniatore Antonino Maresca di Serracapriola, Carlo la Barbera fotografo citato anche nel “Giornale delle Due Sicilie”, André Adolphe Disderi pittore parigino, pioniere delle carte da visita, che a Napoli esercitava la fotografia a via Chiaia 123, che veniva citato anche in “Fotografi e Fotografie in Italia”.
L’attività dei fotografi sconcertò molto i miniaturisti del tempo: Antonino Maresca di Serracapriola in “Pittori da me conosciuti”, rammenta che Michele Albanesi noto miniaturista, era turbato dall’operatività della fotografa francese madame Matilde Grillet che, giunta a Napoli, metteva in voga ritrattini a mezzo busto su piccoli cartoncini, le famose carte de visite, già note a Parigi per opera di André Adolphe e del fotografo Eugene Disderi.
Il Marchese di Serracapriola continuò la sua arte di miniatore soltanto per le più importanti richieste, a lui rivoltegli dalla Regina Margherita. Presto fu un fiorire di studi fotografici a Napoli. Nel 1871 un censimento effettuato dall’Ufficio di Statistica Napoletano individuava in Campania un’industria costituita da 49 Stabilimenti Fotografici anche se spesso i materiali e le apparecchiature provenivano dal nord come riferisce Alessandro. Betocchi in “Forze produttive della Provincia di Napoli“ (Tipografia De Angelis, II Volume, Napoli 1884) che diffondeva alcune notizie interessanti: tra gli anni Sessanta e Settanta si erano distinti Carlo Fratacci e Alphonse Bernaud che aveva studi a Firenze, Livorno e a Napoli in villa Comunale, che eseguì anche ritratti per i Borbone. Vi si legge anche un lungo elenco di nomi e indirizzi noti tra cui Raffaele Ferretti, Giorgio Sommer, la Grillet, Giacomo Arena, Luigi Lamarra, che fu premiato con medaglia d’argento alla VI Internazionale di Belle Arti nel 1869, successore di Alphonse Bernaud che eseguiva nel suo stabilimento finanche gigantografie; seguono i Riva e Achille Mauri, successore nel 1875 di Alphonse Bernaud. Ma già la “Guida Almanacco di Napoli e Dintorni” di quell’anno elencava 57 nomi di Fotografi. Alla Guida veniva allegato un “Album di annunci Speciali”, una forma di pubblicità elegante, in lingua italiana e francese, cui molti fotografi non intendevano rinunciare, anche se costosa. Alcune di queste formule di annunci possono incuriosire:
Raffaele Benedetti, in via Chiaia 171, esegue ”ritratti a doppio fondo lucido. Sistema Crozat, Specialità in fotografie a sistema carbone, eseguite solo nel detto Stabilimento”;
Raffaele Del Vecchio, in via dei Tribunali, n. 290, cita le sue “specialità e novità e i Gruppi Fotografici delle Facoltà Scientifiche della R. Università”;
L. Majolino, con sede al Chiatamone ed a San Giuseppe a Monteoliveto, n.21. Si dice allievo della nota Matilde Grillet e pubblicizza in francese le sue creazioni: “Portraits, vues, collections des fresquès de Pompei en photographie et en litographie”;
Achille Mauri, successore di Alphonce. Bernoud, fotografo di S.M. il Re d’Italia con Grande Stabilimento Fotografico, via Roma, 256, Palazzo Berio;
Francesco Pesce, Fotografia Ercolana, sito a Vico del Nunzio, a Toledo, n.4;
Nell’elenco della “Guida Almanacco…” figura anche Carlo Fratacci citato anche da Antonio Maresca di Serracapriola in “Pittori da me conosciuti” come tra i primi fotografi operanti a Napoli..
In quegli anni intenso era il dibattito, tra arte fotografica e industria fotografica, tra pittura e fotografia, suscitato dalla Esposizione Generale di Torino nel 1884. Nel Regno Borbonico, dal 1806 al 1860 e poi nel Regno d’Italia fino al 1903, fu importante la funzione de “Il Reale Istituto di Incoraggiamento”, per le arti, i mestieri e le tecniche, che con cura organizzava le Esposizioni Industriali e le Mostre di Belle Arti.
Nella pubblicazione “Napoli alla Esposizione Generale di Torino” del 1884 Roberto Moschitti cita i fotografi napoletani, Eduardo Fratacci, Achille Mauri, Michele Bova, Bonaventura Lauro con particolari elogi. Tornando a parlare dei procedimenti tecnici uno dei primi ostacoli era stato superare il problema di riprendere gli oggetti in movimento: gli animali, le onde del mare o le nuvole che risultavano sempre confusi. Già nel 1844 prima Daguerre e poi Talbot avevano fatto le prime fotografie di animali in moto. Ma studi sistematici furono ripresi tra gli anni ’70 e ’80 dal colonnello inglese Edweard Muybridge, le cui produzioni fotografiche furono viste a Parigi, a Londra e in America, in mostre e discussioni accademiche, fino alla pubblicazione, in più volumi di “Animal Locomotion” nel 1887. A Napoli si era diffusa la conoscenza del progresso tecnico tanto che nel 1895 venne pubblicato un “Piccolo Ricettario Fotografico”, accluso all’”Almanacco Italiano Piccola Enciclopedia Popolare della vita pratica” edito per i tipi di Bemporad (Paravia-Villardi) dal 1895 al 1896. Nel 1900 il “Ricettario” diffondeva le tecniche per realizzare fotografie su seta, su legno, per operare restauri. Lo stesso “Almanacco” informava sulla smania collezionistica della cartolina illustrata, detta“la cartolina postale”, a Napoli i più illustri produttori erano Hans Richter e gli editori Ubermor.
Nel numero dell’Almanacco del 1900 venne recensita la riuscitissima “Mostra della Cartolina Postale di Venezia”, che aveva occupato quattro Sale alla Zecca. Uscirono a Napoli anche diverse Riviste come già nel 1881 “La Rivista Fotografica Universale” di Antonio Montagna che pubblicò a Milano nel 1900 un piccolo volume “La Fotosmaltografia” applicata alla decorazione industriale della ceramica e dei vetri. A dimostrare quanto spaziasse l’interesse della fotografia dall’arte all’Industria che veniva anche diffusa dalla Rivista edita a Torino in doppia lingua, italiana e francese,“La Fotografia Artistica”, cui collaboravano anche fotografi napoletani, se ne ricorda storicamente il numero unico uscito nel 1909 in ricordo del terremoto del 1908. Tra i fotografi ricordiamo Giorgio Sommer che nel 1876 aveva studio in Via Monte di Dio nr. 4.
Nell’ultimo scorcio del secolo nasce un’ultima rivista a diffondere la cultura artistica, è “Napoli Nobilissima”, Rivista di Topografia ed Arte, fonte certa e colta di notizie storiche per gli studiosi. Nella sua prima serie, dal 1892 al 1907, fondata da Benedetto Croce, Salvatore di Giacomo Michelangelo Schipa, Giuseppe Ceci, troviamo scorci fotografici della Villa Floridiana e della Chiesa di S. Severino, come le immagini impressioniste prese “en plein aire” nel Chiostro del Platano scattate dal Barone Fiordelisi e della Chiesa di Sant’Eligio ad opera del Marchese di Montemayor ed altre immagini di illustri fotografi degli anni novanta, come Luigi Fortunato, che pubblicò immagini del Palazzo Serra di Cassano, che si mescolarono alle vedute dei pittori che erano giunti a Napoli insieme a De Nittis. La Rivista uscì per serie: nel 1961 uscì la terza serie e l’ultima, la settima, è uscita proprio nel 2019.
Diffuse le immagini fotografiche, agli inizi del Novecento gli intellettuali, come Luigi Fortunato o il Barone Fiordelisi, impararono rapidi l’arte della fotografia e si mescolarono ai fotografi, desiderosi di conservare le immagini delle opere d’arte presenti negli illustri Musei di Napoli e dei luoghi storici pressoché sconosciuti.