Fotovoltaico e comunità energetiche, Legambiente: la Campania modello per il Sud

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La Campania conferma il proprio ruolo di regione virtuosa nello sviluppo delle fonti rinnovabili. Nel 2024, rispetto all’anno precedente, la regione registra un incremento del 13,6% della potenza installata e del 27,6% del numero di impianti da fonti rinnovabili. A scattare la fotografia della crescita energetica è Legambiente Campania, nell’ambito del Forum Energia tenutosi stamattina presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Salerno, nell’ambito del progetto nazionale #perunsaltodiclasse di Legambiente e Kyoto Club.

Numeri in crescita ma con sfide

Tra il 2023 e il 2024, il numero di impianti da fonti rinnovabili in Campania passa da 67.172 a 85.697 unità, con un aumento del 27,6%, trainato quasi esclusivamente dal fotovoltaico (+27,9%). Eolico, idroelettrico e bioenergie rimangono sostanzialmente stabili, a conferma della rapida diffusione dei piccoli impianti domestici.

Sul fronte della potenza installata, la Campania raggiunge i 4.276 MW complessivi (+13,6%). Il contributo maggiore arriva dal fotovoltaico, con un aumento di 295 MW (+24%), seguito dall’eolico che cresce di 218 MW (+11%). Tuttavia, nonostante l’espansione infrastrutturale, la produzione complessiva da fonti rinnovabili cala del 5,8%, passando da 6.688 a 6.298 GWh. Il fotovoltaico cresce del 23,7% ma non riesce a compensare la riduzione dell’eolico (−11,2%, legata alle oscillazioni naturali del vento) e dell’idroelettrico (−41,5% a causa della scarsità di precipitazioni nel 2024). Le bioenergie, invece, registrano un incremento del 9,9%, confermandosi una fonte stabile e strategica.

Posizionamento nazionale e regionale

In Italia, la Campania si colloca ottava per potenza installata e nona per produzione da fonti rinnovabili. Considerando solo il Sud, è terza sia per potenza che per produzione, dietro a Puglia e Sicilia. L’eolico resta il principale pilastro della generazione campana, con oltre 2.177 MW di potenza e 3.666 GWh di produzione, posizionando la regione al terzo posto in Italia. Il fotovoltaico segue con 1.525 MW e 1.431 GWh, mentre bioenergie e idroelettrico mantengono quote minori ma complementari.

La ripartizione per fonte mostra che, in termini di potenza, l’eolico rappresenta il 50,9%, il fotovoltaico il 35,7%, l’idroelettrico il 7,8% e le bioenergie il 5,6%; per la produzione, l’eolico incide per il 58,2%, il fotovoltaico per il 22,7%, le bioenergie per il 12,9% e l’idroelettrico per il 6,2%. Questo evidenzia la dipendenza strutturale della Campania dal vento, con un contributo crescente del solare e una diversificazione ancora limitata.

L’impegno di Legambiente e le comunità energetiche

“Da anni raccontiamo come il modello campano nella gestione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile sia un riferimento per facilitare la decarbonizzazione del Paese – commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania –. Rispetto dei tempi nella valutazione dei progetti, confronto con istituzioni locali, comunità e imprese per realizzare impianti funzionali ma anche rispettosi del territorio: sono queste le buone pratiche che emergono dai dati presentati, e che auspichiamo restino priorità anche della futura amministrazione regionale”.

Un segnale incoraggiante arriva dalle venti comunità energetiche rinnovabili registrate sul portale GSE al 31 maggio 2025, distribuite in tutte le province, con prevalenza a Napoli (35%) e Benevento (30%), seguite da Avellino (15%), Salerno (10%) e Caserta (10%). Le potenze installate variano da pochi kW fino a circa 100 kW per comunità, ma rappresentano un forte segnale di partecipazione e innovazione dal basso. Il bando regionale mostra un buon livello di attivazione: tra i 246 beneficiari, il 55% ha completato lo studio di fattibilità, il 53% ha formalizzato l’atto costitutivo e il 37% ha già i progetti conclusi.

“Questi dati confermano l’interesse crescente per modelli di autoconsumo collettivo e produzione condivisa di energia rinnovabile – conclude Imparato –. Una sfida dal basso per cittadini, imprese e terzo settore che guarda alla decarbonizzazione domestica e industriale, all’innovazione sociale e alla lotta alle povertà. Proseguire su questa strada è fondamentale per affrontare insieme la crisi climatica, sociale e ambientale”.