Francesca Sifola, connessioni emozionali

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in foto Francesca Sifola

di Bianca Desideri

Scrittrice, linguista, docente, sceneggiatrice, Francesca Sifola ha al suo attivo numerose opere di narrativa, racconti e alcune sceneggiature, lavori che hanno ricevuto successo di pubblico e vari premi e riconoscimenti letterari.
La Sifola affida, con una scrittura piacevolmente strutturata e al tempo stesso elegantemente equilibrata, quella che è la forza propria della comunicazione e soprattutto della comunicazione dei sentimenti, rendendo fruibili ad un vasto pubblico di lettrici e lettori le tematiche che affronta con una grande capacità di trasmettere emozioni, sensazioni, “valori”. Parliamo con lei della sua passione per la scrittura e del suo ultimo romanzo “Connessioni” edito da Europa Edizioni.

Com’è nata in lei la passione o meglio l’amore per la scrittura?
In un certo senso, è come se la “dedizione” alla scrittura, avesse “anticipato”, senza che allora me ne rendessi conto, tutto il mio percorso di vita, presentandosi, da molto presto, come elemento imprescindibile della mia esistenza: all’età di 5 anni, a casa di mia nonna, scambiando questo mio impulso come semplice irrequietezza infantile, non riconoscendo ancora le lettere, venivo compulsivamente attratta da un’antica macchina da scrivere, la nota Lettera 32 dell’Olivetti, davanti alla quale mi sedevo facendo sparire ogni altra azione e ogni altro essere umano intorno a me. Col senno di poi ho visto in quel gesto un chiaro segno del mio futuro, in cui avrei trasformato ogni stimolo della realtà in creazione letteraria.

È sempre stata attratta da quello che potremmo definire il “potere” della parola o il suo scrivere è invece “costruito”?
Se per “costruire” si intende affinare, limare, accordare la musicalità delle parole che devono essere messe insieme per creare quella godibilefruibilità ed efficacia, allora sì, ma sempre dopo che siano nate da una fonte spontanea e naturale quale quella dell’immaginazione che, a mio avviso, ha un “potere” inesauribile e incorruttibile: l’immaginazione è immediata, va dritto al punto, non finge e uno scrittore, o un artista in senso lato, questo lo avverte come una sua seconda pelle. 

La sua vita è stata caratterizzata da molte scelte, è prevalsa più la componente razionale o quella emozionale?
Senza alcun dubbio emozionale, perché penso, o così è stato per me, che nella forza delle emozioni stia l’essenza di ciò che si è. Poi si può cercare di modellare, smussare, ma non troppo, con l’intervento di una certa logica, ma, ribadisco, senza forzare: la razionalità spesso tende a irrigidire, laddove le emozioni spingono con grande vigore verso uno spessore diverso, più appagante.

La sua scrittura ha anche tratti autobiografici?
Talvolta sì, ma preferisco, non solo per i miei testi, non dare definizioni troppo nette in tal senso, a meno che non sia l’autore stesso a dichiarare che quell’opera “è” un’autobiografia e che come tale va identificata.  Credo che l’identificazione ad ogni costo riduca lo spessore dell’opera stessa.   

A quale sua pubblicazione è più affezionata e perché?
Non ce n’è una in particolare. Tutte sono nate dall’espressione di quel percorso creativo che prendeva forma in quel momento specifico: una volta che assumono una loro completezza, lascio che i miei testi, quasi come dei figli, facciano il loro percorso, proprio come una madre che dovrebbe tendere ad analizzare e scrutare più che a preferire. Forse li amo tutti allo stesso modo. Lascio che sia il pubblico dei lettori a “preferire”, perché credo che possa essere più obiettivo di me.

Veniamo al suo ultimo romanzo, perché ha scelto il titolo “Connessioni”?
Per esprimere ciò in cui credo da sempre e cioè che noi non siamo isole, ma “connessi a vari livelli”: sul piano di questa realtà, nei rapporti tra di noi, tra noi e gli eventi tangibili della nostra vita e su un piano di realtà più sottile, fatto di casualità e coincidenze che, spesso, ci portano verso terre che con la sola razionalità non riusciamo a penetrare in tutta la loro complessità; è come se avvertissimo di venir condotti da una sorta di destino leggibile da un intuito che deve essere spinto oltre, verso una realtà che si percepisce, ma che non si vede.

Una storia d’amore che svela un percorso interiore carico di emozionalità. E’ stato semplice il percorso di scrittura che ha portato alla realizzazione di “Connessioni”?
Sì, perché è come se anch’io fossi “connessa” con una fonte emozionale talmente intensa da farmi entrare nel vivo della trama carica di un magnetismo particolare, quasi come se qualcuno mi dettasse il testo.Questo mi è capitato anche con altri miei lavori. Resto, comunque, fermamente convinta che chi crea è sempre “connesso” con qualcosa di intangibile o di tangibile da livelli “misteriosi”. O forse mi sentirei di affermare che è la vita di tutti ad esserlo. In ogni caso, “Connessioni” è sì una storia d’amore, ma soprattutto una storia di lucido realismo interiore, portato con immediatezza e senza troppe sovrastrutture psicologiche, mi sento di dire che è “argento vivo” nelle mani della protagonista.

Un’anticipazione sul suo prossimo lavoro…
Ho due gialli ancora inediti e, in fabbrica, come amo dire in modo un po’ didascalico, sto sperimentando in forma di lungo dialogo la descrizione di un incontro tra una sorta di Avatar e una giovane donna che col suo aiuto cerca di comprendere le contraddizioni parossistiche del mondo contemporaneo.