“Funky Tomato”, sul fondo Amato Lamberti si produce Pomodoro

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Promuovere un nuovo modello socio economico che metta insieme il recupero di beni confiscati alle mafie, opportunità di reinserimento lavorativo per detenuti, stop al caporalato e allo sfruttamento di migranti nei campi, contrasto del mondo delle finanza in agricoltura attraverso la produzione di un prodotto rispettoso delle natura e della biodiversita’. Tutto questo e’ stato realizzato sul fondo rustico ‘Amato Lamberti’ a Chiaiano, primo bene agricolo della città di Napoli, dove sono stati coltivati i pomodori ‘Funky Tomato’ e oggi il primo barattolo è stato donato al sindaco Luigi de Magistris. Il progetto vede insieme Resistenza Anticamorra che gestisce il fondo agricolo, Funky Tomato che da tre anni e’ impegnata a favore di una filiera di produzione partecipata e La Fiammante, azienda di trasformazione e distribuzione del pomodoro. ”Finalmente – dice Ciro Corona, di Resistenza Anticamorra – sui beni confiscati si inizia a fare impresa, a produrre grazie alla fusione tra mondo profit e no profit. Con Funky Tomato mettiamo insieme cultura, produzione, lavoro e soprattutto riusciamo a garantire lavoro a detenuti e immigrati in un Paese in cui i detenuti sono i cattivi, i migranti sono coloro che devono andare via e i beni confiscati si vogliono vendere. Noi invece – ha aggiunto – raccontiamo una nuova storia fatta di riscatto dei territori del Sud”. Il progetto, che dovrebbe essere illustrato anche in Parlamento nelle prossime settimane, – come sottolineato da Paolo Russo, responsabile di Funky Tomato – ”non usufruisce di fondi pubblici e si pone contro lo sfruttamento e a favore della dignita’ del lavoro e delle persone, contro la speculazione e per un’economia piu’ etica e responsabilizzata”. E infatti, il ricavato della vendita dei pomodori Funky Tomato sara’ reinvestito nella nascita di un prodotto editoriale incentrato sul cibo. Due le fasi di distribuzione: il preacquisto dove le persone scelgono di acquistare il prodotto prima ancora della produzione e una seconda fase che grazie a La Fiammante immettera’ il prodotto sul mercato a livello nazionale e internazionale. L’iniziativa ha trovato il pieno sostegno di de Magistris che ha evidenziato come il progetto ”metta insieme cultura e territorio senza alcuna forma di sfruttamento e anzi dando a detenuti e migranti un’opportunita’ di lavoro e riscatto. E’ un modello – ha concluso – di come si puo’ costruire un’alternativa sociale, culturale ed economica di cui c’e’ tanto bisogno nel nostro Paese anche per sconfiggere oligarchie e posizioni di abuso dominante”. All’incontro a Palazzo San Giacomo ha partecipato anche Francesco Franzese, Ceo di La Fiammante.