Futuridea, focus sull’innovazione. Le durissime accuse di Nardone e Giannola

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Una dura denuncia arriva da Benevento, dove Carmine Nardone e Adriano Giannola durante l’ultimo convegno organizzato da Futuridea puntano l’indice contro il disinteresse delle istituzioni verso il Sud. L’occasione è fornita dal dibattito sul tema “Innovazione e Mezzogiorno. Lo strumento Ris”, organizzato presso la sede dell’associazione a Contrada Piano Cappelle. “Le nostre innovazioni fanno la fortuna degli altri e non del territorio meridionale – attacca Nardone, docente, ex parlamentare e già presidente della Provincia di Benevento – perché qui si investe poco nell’innovazione e nella creazione di Hub della ricerca”. Il risultato? “Nel nostro piccolo – dice a proposito delle azioni promosse da Futuridea, di cui è presidente – abbiamo proposto e applicato ricerche innovative in Lombardia, Molise, Nord Africa e altre realtà internazionali ma non nel Sannio o in Campania”.

a7b99eb9 d5d5 4888 ae23 90982677a215Un piano contro il Sud
Ancora più duro Giannola, presidente di Svimez. “E’ in atto un disegno cinico – dice – per azzerare il sistema universitario meridionale. Il Paese non investe nel Mezzogiorno e non si accorge che quest’area, per la sua vocazione mediterranea, può essere decisiva per il rilancio economico dell’Italia”. Il presidente di Confindustria Benevento, Biagio Mataluni, si aggancia alla tesi dell’economista e dichiara che “bisogna fare sistema, mettere insieme le competenze e applicarle su temi innovativi”.

Università da rilanciare
L’assessore regionale ai Fondi europei, Serena Angioli, chiede però uno sforzo al sistema campano dell’alta formazione. “Gli atenei devono adeguarsi alle richieste del mercato”, dice. “Noi, come Regione, siamo pronti a lavorare sulle pre-condizioni ma auspichiamo uno stretto connubio tra università e imprese del territorio perché senza questo passaggio diventa impossibile risolvere il sistemico problema della disoccupazione giovanile”. Sull’impiego dei fondi comunitari l’assessore promette tempi brevi, tre mesi al massimo, tra la chiusura dei bandi e l’erogazione delle risorse.