G7 Interni a Ischia, si punta a un’intesa contro il terrorismo su web

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Un’alleanza tra le grandi democrazie da un lato e i big della rete – da Microsoft a Google, da Facebook a Twitter – dall’altro, per bloccare la minaccia jihadista che sfrutta internet per raccogliere proseliti e fare propaganda. E’ un obiettivo ambizioso quello che l’Italia ha inserito al primo punto dell’agenda della riunione dei ministri dell’Interno del G7 in programma da domani ad Ischia, dove sono attesi anche 200 antagonisti per un corteo che sfilerà lontano dall’area del vertice. Un obiettivo, però, concreto, visto che al tavolo presieduto dal ministro Marco Minniti ci saranno, per la prima volta, proprio i colossi del web: dal vicepresidente degli affari europei di Microsoft, John Frank, al capo delle politiche di controterrorismo di Facebook, Brian Fishman, dal capo delle politiche pubbliche e di governo di Twitter, Nick Pickles al vicepresidente delle politiche pubbliche di Google, Nicklas Lundblad. Sono i detentori di quei dati sensibili con i quali gli Stati, ormai da anni e senza successo, tentano di trovare un intesa per poter ricostruire i movimenti di denaro delle organizzazioni terroristiche ma anche per prevenire e fermare attentati. Più volte lo stesso Minniti ha ricordato come più dell’80% delle radicalizzazioni avvengono sul web, così come è in rete che viaggiano le istruzioni per fabbricare ordigni e i messaggi per attivare le cellule jihadiste sparse in occidente. Senza dimenticare come lo stesso web possa essere utilizzato da hacker al soldo dei governi per influenzare le democrazie. L’obiettivo del ministro è, dunque, quello di arrivare, nella dichiarazione finale, ad un impegno tra aziende e governi che fissi una serie di punti certi e condivisi. Ma al tavolo – dove oltre ai ministri di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Usa siederanno anche il commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, quello per la sicurezza Julian King ed il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock – si parlerà anche dell’altro tema centrale nella lotta al terrorismo internazionale: il contrasto ai foreign fighters, un tema divenuto ancor più d’attualità dopo la caduta di Raqqa, la roccaforte dello Stato Islamico in Siria. Dei 25-30mila che sarebbero partiti da un centinaio di paesi per combattere sotto le bandiere nere dell’Is, molti sono morti in battaglia, ma alcune migliaia potrebbero rientrare in patria. Anche in Europa, da cui sarebbero circa 5mila i combattenti che hanno raggiunto Siria e Iraq, e in Italia, dove si stima in circa 130 il numero di coloro che hanno avuto a che fare con il nostro paese. “La più grande legione straniera mai vista” l’ha definita più volte Minniti invitando a porre la massima attenzione anche ai percorsi di deradicalizzazione che necessariamente dovranno essere messi in piedi. Perché, ha sostenuto, “una democrazia seria deve offrire a chi torna dal fronte un’alternativa a fare il terrorista”. Posizioni che proprio oggi trovano conferma nelle parole del commissario King. Non c’è da aspettarsi “una grande ondata” di returnees in Europa, ha sottolineato, in quanto “alcuni moriranno e altri si sposteranno per continuare la lotta”. Piuttosto, la “vera grande sfida per la sicurezza che l’Europa si troverà a breve a dover affrontare è la deradicalizzazione di donne e bambini partiti, cresciuti o nati in Siria”.