Gallerie d’Italia, 2 mln di visitatori tra Milano, Napoli e Roma

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In foto la sala delle Gallerie d'Italia a Napoli. Ospiterà il pranzo di solidarietà offerto da Intesa Sanpaolo

Opere d’arte destinate a restare chiuse nei saloni di sedi storiche delle banche, visibili a pochi se non in occasione di eventi aperti al pubblico, sono uscite e si sono mostrate finora a 1,2 milioni di visitatori solo a Milano, che salgono a 2 milioni, per un quarto studenti, con Vicenza e Napoli. Questi i numeri delle Gallerie d’Italia, il polo museale di Intesa Sanpaolo, diventato a sei anni dall’inaugurazione uno dei soggetti più importanti nella produzione di cultura nel capoluogo lombardo. Milano, con la ex Comit in Piazza Scala, tra il teatro e Palazzo Marino (sede del Comune), fa da padrone per dimensioni, pubblico, quantità di opere, mostre e iniziative collegate. Nei tre plessi, inclusi i palazzi che ospitavano la Commerciale Italiana a Napoli e la direzione generale della Banca Cattolica del Veneto a Vicenza sono un migliaio le opere esposte in modo permanente, all’interno di un patrimonio complessivo di Intesa Sanpaolo che conta 20 mila opere e capolavori di autori quali Caravaggio, Tiepolo, Canaletto, Boccioni e Fontana. A segnare il calendario sono le mostre temporanee, 17 solo negli ultimi due anni, con boom di visitatori, oltre 132 mila, per ‘Bellotto e Canaletto. Lo stupore della luce’ a Milano e 100 mila per ‘New York New York. Arte Italiana la riscoperta dell’America’ nelle Gallerie di Piazza Scala e al Museo del Novecento. La collaborazione con gli altri musei milanesi è consolidata e ha visto nei giorni scorsi il passaggio del testimone dell’ultima opera di Caravaggio, il martirio di Sant’Orsola, dalla mostra dedicata a Michelangelo Merisi a Palazzo Reale (che fa capo al Comune di Milano), di cui il polo di Intesa è stato sponsor, a ‘L’ultimo Caravaggio’, appena inaugurato alle Gallerie di Piazza Scala. Alla base di tutto, c’è un piano triennale, il ‘Progetto Cultura’. Quello attuale è stato varato nel 2016 dal Cda di Intesa Sanpaolo e contiene le più importanti esposizioni delle Gallerie e il budget. ”L’idea della banca è di essersi presa un’impegno da mecenate e ogni anno l’investimento in cultura ammonta a qualche milione di euro”, segnala in una conversazione con l’Ansa Michele Coppola, ex assessore alla cultura della Regione Piemonte e da due anni responsabile delle attività culturali del gruppo bancario. Ed è un impegno a fondo perso, se si guarda all’aspetto puramente economico: i ricavi che arrivano da una mostra (10 euro il biglietto, 5 euro il solo ingresso alla collezione, gratuità fino a 18 anni e una lunga lista di riduzioni) ”coprono una percentuale esigua dei costi. Intesa ha pochi benefici fiscali dell’art bonus, che prevede fino al 60% di detrazione per gli investimenti in cultura, e dal tax credit che vale per il cinema ma non per le mostre”. Quel che conta sono le ricadute economiche, turistiche e occupazionali del sistema Paese. Dalla prima banca italiana, quale è Intesa, Coppola esclude che ci possa essere un ripensamento nel perseguire in futuro l’idea fondante delle Gallerie d’Italia del presidente emerito Giovanni Bazoli sulla responsabilità sociale. ”Con Bazoli, Gros Pietro e Messina non ci sono dubbi”. E non è vero quello che da ministro dell’Economia aveva detto Giulio Tremonti al ‘collega’ Sandro Bondi, che si lamentava dei tagli alla cultura. ”Con la cultura si mangia (Rpt si mangia)”, sottolinea Coppola e cita ad esempio l’ultima cena di Procaccini restaurata a La Venaria Reale, oggi esposta nell’ambito de ‘L’ultimo Caravaggio’ e destinata a tornare a Genova. ”E’ stata restaurata, assicurata, trasportata, montata, illuminata, esposta, raccontata, verrà smontato dando lavoro a chi ha fatto tutto questo”. Poi ci sono sempre all’opera un centinaio di giovani storici dell’arte al servizio del pubblico per visite guidate e altre attività nelle Gallerie.