Gassmann reintepreta Ken Kesey:
prima assoluta al Bellini di Napoli

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Napoli, ieri mattina alle 12,30, presso il teatro Bellini Alessandro Gassmann ha incontrato pubblico e stampa per presentare il suo ultimo spettacolo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, che andrà in Napoli, ieri mattina alle 12,30, presso il teatro Bellini Alessandro Gassmann ha incontrato pubblico e stampa per presentare il suo ultimo spettacolo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, che andrà in scena in prima assoluta dal 10 al 19 aprile. Oltre al regista sono intervenuti Maurizio de Giovanni, autore dell’adattamento, e i protagonisti Daniele Russo ed Elisabetta Valgoi. L’incontro è stato moderato da Alessandro Toppi, direttore della rivista “Il pickwick”. La sala era piena di persone, alla conferenza era presente l’intera compagnia, composta da dodici attori. “Qualcuno volò sul nido del cuculo” è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle McMurphy – uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera – la vita dei pazienti di un ospedale psichiatrico statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura dell’omonimo film di Miloš Forman, interpretato da Jack Nicholson e entrato di diritto nella storia del cinema. Oggi, la drammaturgia di Wasserman torna in scena, rielaborata dallo scrittore Maurizio de Giovanni, che, senza tradirne la forza e la sostanza visionaria, l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e geograficamente. Randle McMurphy diventa Dario Danise e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferiscono nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa. Sarà il talento registico di Alessandro Gassmann, con la sua inconfondibile cifra stilistica elegante ma al tempo stesso appassionata, a portare in scena in prima assoluta al Teatro Bellini la forte carica emotiva e sociale di Qualcuno volò sul nido del cuculo, con una messinscena personalissima ma, contemporaneamente, fedele alle intenzioni dell’originale. Maurizio de Giovanni ha dichiarato di essersi divertito tantissimo, facendo un lavoro di tappezziere. Smentito poi categoricamente dal regista Gasmann che ha invece apprezzato molto il lavoro di adattamento dello scrittore definendolo, un raffinatissimo lavoro sartoriale ed emozionante. Il regista ha raccontato anche l’ottimo lavoro degli attori; ognuno incarna perfettamente i personaggi che andranno in scena. Alessandro Gassmann crea un allestimento visionario in cui vediamo un brillante Daniele Russo nei panni del Randle McMurphy italiano e Elisabetta Valgoi in quelli dell’autoritaria caporeparto. “L’obiettivo che mi pongo è, come sempre, quello di riuscire a far emozionare un pubblico di ogni età, soprattutto i più giovani che forse non conoscono quest’opera che è un vero e proprio inno alla ?libertà?” (Alessandro Gasmann).? Gasmann inoltre rivela di aver studiato tantissimo testi e romanzi di psichiatria, e di aver pedinato i movimenti di una “pazza” della sua città. Maurizio de Giovanni ha infine raccontato. “Le Grandi Storie non necessitano di una forma precisa, perché vanno direttamente a ferire la superficie dell’anima e lasciano un’indimenticabile, meravigliosa cicatrice. Questo accade perché le Grandi Storie raccontano, in maniera semplice e comprensibile, quello che tutti abbiamo in comune: sentimenti, passioni. Amicizia, amore, disperazione. Devono essere vestite di quotidianità e di musica, di abiti e dialetto, di cibo e di mobili. Qualcuno volò sul nido del cuculo è una storia fatta, nella sua originaria meravigliosa fattura, di country e baseball, di slang e memorie degli anni Cinquanta, di veterani e polverose province americane. Io ho provato a trasportarne gli elementi primari in un tempo e in uno spazio più vicini, per vedere se anche in un luogo disperato e terribile come un ospedale psichiatrico della nostra tormentata Campania e in un tempo di urla e silenzi come i primi anni Ottanta potevano sopravvivere le amicizie, i rancori e le tenerezze di questa meravigliosa e delicatissima Storia. Sotto le mie dita e per mio tramite i personaggi hanno, spero, trovato una perfetta collocazione sopravvivendo nei sentimenti e nelle passioni senza alcuno sforzo. Mi sono divertito da morire incontrandone intatte nuove follie, strane fobie e dolci timori. Quando, sorridendo, ho calato il mio virtuale sipario ho provato una immediata nostalgia dei personaggi; perché, come sempre accade in questi casi, erano diventati veri, di carne e di sangue e di passioni e di dolori e gioie, e mi mancano e mi mancheranno. Perché questa, sapete, è la forza delle Grandi Storie”. Gli ingredienti di un eccellente spettacolo ci sono tutti, durerà due ore, Per ulteriori informazioni consultare il sito del teatro Bellini.