Gelo di Maurizio de Giovanni
Nuova indagine per Lojacono

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E all’improvviso lo senti, il freddo. Ti arriva addosso, ed è una mazzata, una consapevolezza. Lo senti mentre sei ancora su di lei, la E all’improvviso lo senti, il freddo. Ti arriva addosso, ed è una mazzata, una consapevolezza. Lo senti mentre sei ancora su di lei, la tua faccia a pochi centimetri dalla sua, e la fissi negli occhi spenti. Il freddo. Una sensazione pungente sulla pelle scoperta, forte e decisa come se non ci fosse nient’altro, come se nient’altro ci fosse stato mai”. Nella città schiaffeggiata dal vento di tramontana, dove anche i legami affettivi sembrano perduti, l’omicidio efferato di due giovani, mette i Bastardi di Pizzofalcone contro tutto e contro tutti. E li costringe ad affrontare il gelo peggiore, quello del cuore. “È una brutta bestia il freddo. Dalle ossa entra nell’ anima e la cambia. Le incursioni nella mente dei personaggi fanno emergere le paure, le ferite, l’inadeguatezza che ciascuno di loro sente. La costante ricerca del coraggio per affrontare la quotidianità e di un po’ di calore che allevi il freddo dell’anima. Gelo anche nel cuore di padri o di chi si sente padre pur non essendolo e nel cuore dei figli in lotta con loro. Paura del confronto, desiderio di riscatto. Ciò che sembra non è, ciò che è gela l’anima e chiede aiuto. Chiede salvezza”. (Anna Timbrato). Gelo è il terzo romanzo della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, (Enaudi editore) ed il quarto con l’ispettore Lojacono, che presto vedremo come fiction in Rai, inventato dall’instancabile penna di Maurizio de Giovanni. Un caso difficile, anche questa volta, per i poliziotti del commissariato che rischia di chiudere al primo passo falso. I poliziotti dovranno affrontare un duplice omicidio, nell’ambiente dei fuori sede, rappresentato per la maggiore da studenti universitari. Sono i cittadini senza diritto, non votano, sono una grossa fetta di giovani soli, spesso maltrattati, poiché vivono in alloggi fatiscenti e umidi, con fitti spesso non dichiarati, pronti ad accettare qualsiasi tipo di lavoretto per mantenersi, vivono nell’ombra. Due fratelli calabresi Biagio e Grazia Varricchio vengono trovati assassinati in casa, vivevano a Monte di Dio. Grazia bellissima anche da morta distesa sul letto fa pensare ad un abuso e Biagio seduto al tavolo; lei era una modella, per caso, estroversa, lui uno studioso schivo e taciturno legato solo al suo amico di studi e al padre di lui, un grande professore universitario. Unico indizio, un appuntamento col padre che non vedevano da 17 anni, trascorsi in prigione a scontare una pena per omicidio. La trama è complessa, i poliziotti faticano a trovare un movente, in un ambiente normale, ma dove è avvenuto qualcosa di orribile. La soluzione del caso verrà chiarita solo nelle ultime pagine. La lettura è avvincente, tiene con il fiato sospeso il lettore, incollato fino alla fine. “Il caso ha voluto che incontrassi i Bastardi di Pizzofalcone. La passione per la lettura mi ha incollata a tutta la serie, bevuta, assaporata come un elisir prezioso. “Il metodo del coccodrillo” ti squarcia, ti entra nelle vene, come il secondo libro, ti lega a questo gruppo di poliziotti nato dal caos, irriverente e appassionato. “Buio”, in ogni pagina, tocca gli antri più profondi e nascosti dell’essere umano, del mio essere madre. “Gelo”… Gelo si arrampica, scavalca, scivola ed entra. Gioca secondo regole ignote al mondo ma che ogni personaggio ed ogni lettore riconosce. Un libro dove ognuno cerca a suo modo calore…per allontanare…almeno per un pó… il freddo dell’anima.” (Claudia Cimato). Ben strutturata anche la storia secondaria seguita da l’inedita coppia Romano e Aragona: Hulk e Serpico, che saranno impegnati ad indagare su una presunta violenza familiare. Il vicecommissario Pisanelli e la sua meticolosa indagine, che però tiene in vita, sulla ricerca del colpevole dei presunti “suicidi”. Il commissario Palma e la vice sovrintendente Ottavia indagano invece sullo sfondo di tante piccole storie dall’apparente semplicità. Lojacono e l’agente Alex Di Nardo, indagano per trovare una soluzione all’intricato caso di duplice omicidio, ma si avalleranno dell’aiuto di tutti, poiché il commissario Luigi Palma è stato chiaro molto chiaro, bisogna risolvere il caso, e in fretta, poiché dalle alte sfere non desiderano altro che chiudere il commissariato di Pizzofalcone. L’autore descrive il gruppo di poliziotti come “una squadra che ha la caratteristica di avere tanti difetti individuali e una somma delle parti che è superiore a loro stessi”. Nonostante i difetti di ognuno e la disomogeneità del gruppo riescono sempre brillantemente nelle loro imprese. Geniali e intuitivi. Siamo oramai entrati in sintonia coi personaggi, attraverso le loro riflessioni in corsivo, sentiamo nostre le loro paure, i loro disagi e ne condividiamo i pensieri. Che dire sulla teoria dell’eleganza del direttore della casa fotografica, gettando una luce positiva della professionalità partenopea e al contempo una descrizione dettagliata e raffinata della differenza tra eleganza e bellezza. “Carine sono carine. Qualcuna anche molto carina. Ma ce ne sono pure di brutte: è incredibile come la gente riesca ad avere di sé un’immagine tanto distorta. Una volta, pare, si sia presentata una che pesava novanta chili. Me lo hanno raccontato, perché non è arrivata fino da me. Lo sanno che sarei stato poco urbano. …Io sono ossessionato dalla bellezza. Anzi, ad essere precisi, dall’eleganza, che è qualcosa di diverso dalla bellezza. Sull’eleganza sono intransigente. Prima di tutto, non si dica mai in mia presenza, che l’eleganza è un modo di nascondere la bruttezza. Non è così. Come se l’eleganza fosse una faccenda di vestiti e scarpe, come se bastassero una borsa o un foulard firmati per rendere accettabili un viso asimmetrico o un porno sul naso. L’uso distorto delle parole è uno dei mali del secolo. È elegante, diciamo. O, peggio ancora, diciamo: almeno è elegante. Quasi parlassimo di qualcosa che deve supplire, di un supporto. Siccome ho i soldi, pensano alcuni, posso nascondere con eleganza il pattume della bruttezza sotto il tappeto delle cose belle. L’eleganza è ben altro. L’eleganza è la bellezza portata con orgoglio, la grazia naturale dei movimenti, l’altero atteggiamento delle membra. L’eleganza è simmetria. Di più, è armonia. È elegante una statua classica, lo sono una sonata di Mozart e un divano di Matteo Thun. È elegante una rosa rossa, lo è un levriero afghano. L’eleganza è l’immediata sensazione di trovarmi di fronte alla perfezione possibile. L’eleganza è la traccia della presenza di Dio nel creato”. Come anche nella vita i personaggi minori, quelli che incontriamo solo una volta, lasciano un segno indelebile, questo succede anche con i romanzi di de Giovanni. “Un altro libro e ancora cazzotti nello stomaco. Il Gelo, che tutto avvolge e cristallizza, lasciandoti immobile a riflettere su quello che potevi e non è stato, volevi e non hai avuto. L’ennesimo tratteggio con pennelli rapidi e sottili, per poi perfezionare i personaggi con tratti pieni di colori, nelle varie tonalità. Maurizio de Giovanni, un fottuto genio che scalda il cuore” (Titty Perna) Un altro bel passaggio del libro gelo. “Buona serata. Cercate di passare una buona serata. Provateci seriamente, perché chissà che non sia un’occasione. Non pensate solo di dover riempire qualche ora. Potrebbe sembrare una serata fra tante e invece essere <> serata. Una serata che se la perdi non si ripresenta più“.