Germania, produzione industriale oltre le aspettative

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Il punto. Il Ftse Mib segna -0,61%, il Ftse Italia All-Share -0,59%, il Ftse Italia Mid Cap -0,48%, il Ftse Italia Star -0,06%.

Mercati azionari europei in rosso: DAX -1,3%, CAC 40 -1,4%, FTSE 100 -0,9%, IBEX 35 -0,7%. Future sugli indici azionari americani in calo dello 0,6-0,8 per cento. 
Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,09%, Nasdaq Composite -0,19%, Dow Jones Industrial +0,40%.
In flessione Tokyo con il Nikkei 225 a -0,76%. Lieve calo per le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +0,09%, a Hong Kong l’Hang Seng a -0,73%. 
Euro sui massimi da fine febbraio contro dollaro. EUR/USD tocca 1,1044 e al momento oscilla in area 1,1030. Mercati obbligazionari eurozona in ordine sparso, bene il Bund. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente scende di 3 bp allo 0,18%, quello del BTP sale di 1 bp all’1,43%. Lo spread sale di 4 bp a 125.


Borse asiatiche
Sui listini asiatici la tendenza indica complessivamente il segno negativo. Performance che si spiega con le prese di beneficio, dopo sostanzialmente un mese di rally, ma che arriva anche in contemporanea a una serie di dati macroeconomici tutt’altro che incoraggianti. A partire da quelli della Cina. Secondo i dati diffusi dalla General Administration of Customs (l’autorità delle dogane cinesi), in febbraio l’export è crollato in Cina, nell’ottavo mese consecutivo di declino, del 25,4% contro l’11,2% di flessione di gennaio e praticamente del doppio rispetto al 12,5% di calo del consensus di Thomson Reuters. Si tratta della performance peggiore addirittura dal maggio del 2009. 
Tutt’altro che positive anche le notizie in arrivo dal Sol Levante. Se l’economia nipponica rallenta meno di quanto stimato, l’ipotesi recessione resta sul piatto. Il Pil del Giappone è infatti peggiorato dell’1,1% su base annua nel quarto trimestre contro il declino dell’1,4% della lettura preliminare e l’1,3% di progresso del precedente periodo. Il dato è comunque migliore rispetto all’1,6% di flessione stimata dagli economisti. Su base trimestrale il Pil del Giappone è calato dello 0,3% contro lo 0,4% della lettura preliminare e del consensus e il progresso dello 0,3% del precedente periodo. Peggiori rispetto alle attese, invece, si sono rivelati l’indice della fiducia dei consumatori, calato a 40,1 punti in febbraio (lettura peggiore dai 39,5 punti del gennaio 2015), e l’Economy Watchers corrente, sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone e permette di anticipare la spesa dei consumatori: la lettura segna a sorpresa una flessione in febbraio a 44,6 punti da 46,6 punti di gennaio e contro i 47,4 punti attesi dagli economisti, ai minimi dal novembre 2014. Il risultato è stato un declino intorno all’1% per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
A Tokyo, il Nikkei 225 ha chiuso con una flessione dello 0,76% (peggio ha fatto l’indice più ampio Topix, deprezzatosi dell’1,04%), a fronte di uno yen sostanzialmente invariato e all’apparenza non influenzato dai dati macroeconomici. Tra i migliori titoli, da segnalare il guadagno dell’1,69% di SoftBank dopo che il colosso delle telecomunicazioni ha comunicato l’intenzione di separare in due le sue attività (possibile prologo di un collocamento separato per i business internazionali, che comprendono l’americana Sprint e una quota del 32% nel capitale del colosso cinese dell’e-commerce Alibaba Group Holding). Performance simile anche per il Kospi di Seoul, che ha segnato una perdita dello 0,68% al termine degli scambi.
Dopo una seduta in segno meno, le piazze cinesi virano invece in positivo in chiusura e lo Shanghai Composite guadagna lo 0,14% e poco peggio (0,09% il suo apprezzamento) fa lo Shanghai Shenzhen Csi 300. Migliore performance della regione è quella dello Shenzhen Composite, che chiude con un guadagno dello 0,51% le contrattazioni. In perdita invece Hong Kong: l’Hang Seng avvicinandosi alla chiusura è infatti in declino di circa mezzo punto percentuale (peggiore la performance dell’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, che perde oltre l’1%).

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la prima seduta della settimana contrastati. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,40%, l’S&P 500 lo 0,09% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,19%. Il forte progresso del settore energetico ha compensato il calo del comparto tecnologico. Il petrolio (Wti) ha recuperato un ulteriore 5,51% a 37,90 dollari al barile. Sul fronte societario Chevron +3,22% ed Exxon Mobil +2,64%. Tra i titoli high tech Alphabet -2,39%, Facebook -2,45% e Microsoft -1,92%. Dupont +2,41%. Secondo indiscrezioni, il gruppo tedesco Basf potrebbe lanciare una controfferta sul gigante chimico. Lo scorso dicembre Dupont e Dow Chemical avevano annunciato un accordo per la fusione delle due società. 
Micron Technology -2,53%. Nomura ha tagliato il rating sul titolo del produttore di memorie a reduce da neutral. 
ComScore -33,58%. Lo specialista dei dati per il marketing ha avvertito che non riuscirà a depositare la relazione annuale prima della scadenza del 15 marzo e che intende sospendere il dividendo. La società ha anche fermato il programma di acquisto di azioni proprie. 
Urban Outfitters +1,81% in attesa della pubblicazione dei risultati trimestrali.
Valeant +7,05%. Il gruppo farmaceutico canadese, sotto inchiesta per pratiche commerciali e prezzi dei farmaci, ha annunciato che pubblicherà i risultati trimestrali (provvisori) il prossimo 15 marzo. Nella stessa data saranno anche rese note le previsioni future. 
American Express +1,21%. Secondo Fox Business News, il gigante delle carte di credito potrebbe essere acquistati da Wells Fargo o da un altro gruppo finanziario.

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede l’1,3%, il Cac40 di Parigi l’1,4%, il Ftse100 di Londra l’1% e l’Ibex35 di Madrid l’1,1%. 
A gennaio in Germania la produzione industriale è cresciuta oltre le aspettative: l’Ufficio di Statistica Destatis ha indicato un incremento pari al 3,3% rispetto al mese precedente. Il dato è risultato decisamente superiore alle attese degli analisti che avevano stimato una variazione positiva pari allo 0,5%. Rivisto al rialzo inoltre il dato precedente a -0,3% da -1,2%. 
Nel mese di gennaio in Francia la bilancia commerciale ha segnato un deficit pari a 3,7 miliardi di euro, in linea con la rilevazione precedente ma inferiore alle attese (pari a 4,1 mld di euro).Le esportazioni sono cresciute a 38,3 mld di euro da 38,0 mld di dicembre, mentre le importazioni si sono attestate a 42 mld di euro da 41,8 mld del mese precedente.
L’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo ha comunicato che la produzione industriale in Spagna in gennaio è cresciuta del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2015 dal +4,1% a/a registrato a dicembre. Gli analisti avevano stimato un incremento della produzione industriale del 3,7% su base annuale. 
Più tardi, alle 11 ora italiana, l’Eurostat diffonderà i dati definitivi del Pil del quarto trimestre della zona euro.

Italia
Prima seduta della settimana in ribasso per Piazza Affari: il listino milanese ha pagato ancora una volta la debolezza del comparto bancario. Il Ftse Mib, dopo aver toccato un minimo intraday a 17.847 punti, ha chiuso sopra i minimi con un ribasso dell’1,20% a 18.059 punti.

Invero, l’attenzione degli investitori è tutto rivolto alla riunione della Bce, in programma giovedì.

Secondo gli analisti, infatti, un nuovo taglio sul tasso dei depositi (attualmente negativo dello 0,3%) da parte della Bce potrebbe avere un impatto negativo sul Net Interest Income dei gruppi bancari. Ad ogni modo, il Banco Popolare ha ceduto il 4,07% a 7,66 euro, Montepaschi il 4,72% a 0,534 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 5,17% a 4,692 euro, Intesa SanPaolo il 2,37% a 2,464 euro, Ubi Banca il 3,71% a 3,682 euro. 
Le vendite sono scattate anche su Telecom Italia (-3,67% a 0,982 euro) dopo la smentita sull’uscita dell’Ad Marco Patuano, ventilata nei giorni s corsi da numerosi organi di stampa. 
Nel settore del lusso brillanti Salvatore Ferragamo (+3,52% a 22,60 euro) e Moncler (+1,48% a 15,07 euro), che ha proseguito la strada dei rialzi dopo aver annunciato giovedì scorso di aver chiuso il 2015 con ricavi per 880,4 milioni di euro, contro i 694,2 milioni del 2014, e un utile netto di 167,9 milioni, in aumento del 29% rispetto al dato precedente. 
Ancora rumors sull’affaire Mediaset-Vivendi. Secondo La Stampa nei giorni scorsi ci sarebbe stato un incontro a livello di azionisti delle due società. L’idea, anche se le posizioni sarebbero ancora lontane, sarebbe quella di un incrocio azionario tra i due gruppi per stringere un’alleanza anche industriale nella produzione di contenuti, collaborazione nella pay-tv e nelle piattaforme online. Il titolo del Biscione ha chiuso la seduta con un ribasso del 2,05% a 3,426 euro. 
Il proseguimento del rimbalzo del petrolio si è fatto sentire anche a Piazza Affari: Saipem è balzata del 7,25% a 0,425 euro, mentre Tenaris ha chiuso con un progresso dell’1,10% a 10,98 euro.


I dati macro attesi oggi

Martedì 8 marzo 201600:50 GIA PIL (finale) trim4 2015;
04:00 CINA Bilancia commerciale feb;
06:00 GIA Indice fiducia consumatori feb;
07:00 GIA Indice Economy Watchers feb;
08:00 GER Produzione industriale gen;
08:45 FRA Bilancia commerciale gen;
09:00 EUR Riunione Ecofin;
09:00 EUR Intervento Linde (BCE);
09:00 SPA Produzione industriale gen;
11:00 EUR PIL (finale) trim4 2015.