Germania, stelle ad alta velocità nella Via Lattea: nel team di ricerca anche l’italiano Marchetti

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L’impegno congiunto del satellite Gaia dell’Esa e del telescopio di terra Lamost (Large Sky Area Multi-Object Fiber Spectroscopic Telescope, presso l’osservatorio cinese di Xinglong) ha portato un gruppo internazionale di astronomi alla scoperta di un vasto numero di stelle ad alta velocità nell’alone della Via Lattea, alcune delle quali potrebbero addirittura fuggire dalla loro galassia. I risultati delle osservazioni di Gaia e Lamost – si legge su Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – sono stati illustrati nello studio “591 High-velocity Stars in the Galactic Halo Selected from Lamost Dr7 and Gaia Dr2”, pubblicato recentemente su The Astrophysical Journal Supplement Series.

L’indagine è stata condotta da un gruppo internazionale di astronomi, coordinato dall’Accademia Cinese delle Scienze; del team fa parte anche un ricercatore italiano, Tommaso Marchetti, che lavora presso l’ESO (European Southern Observatory) a Monaco di Baviera. Le ‘velociste’ oggetto dello studio sono in tutto 591 e 43 di esse potrebbero persino prendere il ‘volo’ dalla loro residenza abituale. Con questa scoperta, sottolineano gli autori del saggio, le stelle ad alta velocità della Via Lattea superano la quota di 1000 unità: dopo la prima rappresentante di questa categoria (individuata nel 2005), in oltre 15 anni di ricerche, condotte con telescopi multipli, ne sono state scovate altre 550.

La velocità e la composizione chimica sono i principali parametri che il gruppo di lavoro ha tenuto presente per tracciare l’identikit di questo ampio gruppo di astri; essi, tra l’altro, sono caratterizzati da un basso livello di metallicità, un dettaglio che potrebbe fornire indizi utili sul loro passato. Gli studiosi ritengono che queste stelle, sebbene rare, siano di grande utilità: il loro peculiare dinamismo può consentire di approfondire numerosi filoni di ricerca relativi alla Via Lattea, dalle caratteristiche dell’alone sino all’attività del suo buco nero supermassiccio. Questa ricerca, infine, evidenzia come la combinazione di dati da differenti strumenti di osservazione possa schiudere nuove prospettive di studio e favorire sinergie nella comunità scientifica.