Ghizzoni: “Boschi mi chiese se fosse possibile acquisto Etruria” L’ex ministro: “Mai pressioni”

28

Roma, 20 dic. -(AdnKronos) – “Il ministro (Maria Elena Boschi, ndr) mi chiese se fosse possibile per Unicredit pensare a un intervento su Banca Etruria: ma risposi che non ero in grado di dare nessuna risposta”. E’ quanto rivela Federico Ghizzoni nel corso dell’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

Dopo alcuni incontri occasionali nei mesi precedenti con l’allora ministra Boschi l’allora ad di Unicredit ebbe il 12 dicembre un incontro “da solo” a Palazzo Chigi nel quale “per la prima volta affrontammo il tema specifico delle banche in crisi”.

“Il ministro convenne, ci lasciammo con l’accordo che l’ultima parola spettava a Unicredit che avrebbe deciso solo nel suo interesse. Fu un colloquio cordiale, e non avvertii pressioni”, sottolinea Ghizzoni “La considerai una richiesta abbastanza normale: un ceo di una banca come Unicredit deve essere in grado di mettere in chiaro che è la banca che decide, messaggio che fu assolutamente condiviso” osserva l’ex ad.

Boschi: “Nessuna pressione, solo info”

Siccome a quel tempo si stava consumando la doppia crisi di Mps e Banca Etruria la Boschi, aggiunge Ghizzoni “mi manifestò la sua preoccupazione non tanto sulle due banche in crisi ma su cosa questo avrebbe comportato in termini negativi di impatto sul territorio toscano in fatto di erogazione del credito, di riduzione dell’offerta e dell’impatto sulle famiglie e sulle piccole imprese, che sono il cuore dell’economia toscana”. Ma “io le risposi – ricorda l’ex ad – che le banche sane avrebbero preso le posizioni abbandonate da quelle in difficoltà”. “Mi è stato chiesto di valutare un possibile intervento nell’indipendenza nostra” precisa. Nelle settimane successive, dopo la risposta negativa della banca, “non ci furono mai richieste di nessun genere da alcun ministro, e onestamente – riconosce Ghizzoni se ci sono stati cambiamenti politici o nell’atteggiamento nei confronti di Unicredit non ce ne siamo accorti”.

Dopo quell’incontro del 12 dicembre 2014, il 13 gennaio 2015 “mi arrivò una mail molto sintetica da Marco Carrai in cui si diceva “che su Etruria mi è stato chiesto nel rispetto dei ruoli di sollecitarti se possibile”, ha poi rivelato Ghizzoni. “Mi chiesi chi poteva aver sollecitato Carrai, ma decisi volutamente di non chiedere nessun chiarimento per non aprire nessun canale di comunicazione: risposi a Carrai ‘ok ti confermo che stiamo lavorando , alla fine contatteremo i vertici di Etruria’”, ha aggiunto sottolineando: “Dopo di che non l’ho più sentito su quello argomento”.

Sul possibile intervento di Unicredit in Banca Etruria l’allora ad Federico Ghizzoni ebbe “contatti con il Capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, contatti ovvi e dovuti”, ha riferito ancora Ghizzoni nel corso dell’audizione alla Commissione parlamentare. “Mi veniva chiesto se eravamo disposti ad aprire il caso, ma – ha concluso – risposi che non ne avevamo la disponibilità e confermai” il no di Unicredit.

“Non credo ci fosse alternativa a quello che è stato fatto, era impossibile trovarne”, ha detto inoltre Ghizzoni sulla vicenda della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, poste in liquidazione coatta amministrativa lo scorso giugno dopo anni di crisi.