Giù la spesa in sanità, non accadeva da 20 anni

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Sanità, la spesa pubblica diminuisce per la prima volta negli ultimi 20 anni. E’ quanto emerge dal Rapporto Oasi 2014 di Cergas e Sda Bocconi persentato oggi a Milano. Sia i Sanità, la spesa pubblica diminuisce per la prima volta negli ultimi 20 anni. E’ quanto emerge dal Rapporto Oasi 2014 di Cergas e Sda Bocconi persentato oggi a Milano. Sia i termini assoluti, -1,2% rispetto al 2012 per una spesa di 112,6 miliardi, sia il rapporto con il Pil, dal 7,3 al 7,2%, evidenziano questi dati. Addirittura, contabilizzando le addizionali Irpef è possibile leggere una avanzo di 518 milioni nel 2012 e di 811 milioni nel 2013. Un piccolo miracolo quello compiuto dalle aziende sanitarie, come viene evidenziato anche da Elena Cantù e Francesco Longo (i curatori del rapporto), che “hanno compiuto un piccolo miracolo: pareggio di bilancio e assenza di incremento di spesa da 5 anni con una sostanziale tenuta del sistema nonostante invecchiamento della popolazione, peggioramento epidemiologico, nuove tecnologie e incremento della povertà. Il sistema è ora pienamente sostenibile. Dalla fase di rapido contenimento della spesa prevalentemente con logiche input based. Dobbiamo ora riorganizzare i servizi – spiegano ancora – allineandoli all’epidemiologia emergente: è un lavoro di medio periodo, ora possibile, solo perché abbiamo messo a posto i conti. Questa è la sfida che attende il Ssn e le aziende sanitarie devono giocare un ruolo centrale”. Un miglioramento che ha il suo prezzo Migliorano i conti, ma a che prezzo? Il Sistema sanitario nazionale ha assistito ad una riduzione dei costi del personale pari all’1,5% negli ultimi tre anni, Questo a causa della mancata sostituzione di coloro che sono andati in pensione, del blocco degli stipendi e della decisione di esternalizzare molte attività. Ci sono poi alcune situazioni particolari, come quella delle regioni tirreniche soggette a Piano di rientro (Lazio, Campania, Calabria e Sicilia), dove il personale a tempo indeterminato si è ridotto del 15% dal 2006 al 2012 e quello a tempo determinato o interinale del 27%. Anche la spesa farmaceutica è diminuita, del 7,6% all’anno negli ultimi tre anni, attraverso alcune forme di razionamento, come ad esempio le liste di attesa o i tetti sui volumi di prestazioni erogabili dai privati accreditati. A risentire dei tagli è soprattutto il settore privato, un settore che vede coinvolte circa 110 mila persone: nel privato il Sistema sanitario nazionale riversa più del 60% dei propri finanziamenti. Sembra, dunque, che gli italiani trattino la salute come un bene di lusso. Minor spesa pubblica non si traduce, quindi, in una maggior spesa privata, che anzi diminuisce da due anni, -1,5% nel 2012 e -5,3% nel 2013, nonostante l’aumento del ticket. Incerte prospettive per il futuro La capacità di investimento del Sistema sanitario nazionale, sottolinea ancora il Rapporto, messa all’interno dell’attuale clima economico, si è ridotta notevolmente (ora è pari al 5% della spesa sanitaria), e mentre per ora l’Ocse guarda ancora con soddisfazione allo stock tecnologico della sanità italiana, il futuro è piuttosto incerto. “In linea con la nostra mission – dichiara Giovanni Fenu, responsabile della Divisione Farmaceutica Bayer Italia – vogliamo contribuire allo sviluppo di un sistema salute che sia sostenibile e che consenta l’accesso ad un’assistenza sanitaria sempre migliore per i cittadini. Lo stesso dovrebbe garantire ai pazienti la possibilità di fruire delle nuove possibilità di cura indipendentemente dal contesto geografico-regionale. Obiettivi, questi, oggi più vicini, anche grazie alla crescita indispensabile del dialogo tra operatori del settore sanitario e cittadini”.