Giacomo Marco Valerio: il museo va in galleria

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in foto Area 35 Art Gallery, Milano, dettaglio

L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

a cura della redazione

L’Occhio di Leone si avvia, per questo dicembre, alla conclusione della sua ricognizione nel mondo del contemporaneo soffermandosi su quanto l’autunno ha portato ad emersione, in un tempo che appare rivoluzionato rapidamente senza che forse la vera rivoluzione vi sia stata. Tra incertezze, interrogativi, nuove prospettive, chiudiamo tale indagine, con un altro personaggio chiave della mostra milanese ‘Oltre la Forma’, curata da Azzurra Immediato per la Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio e già destinata al National Art Museum of Moldova di Chişinău, un dialogo tra sei artisti: Mimmo Rotella, Tano Festa e Mario Schifano, maestri storicizzati e Luca Coser, Paolo Manazza e Pietro Finelli, artisti ultracontemporanei. L’Occhio di Leone ha, infatti, raggiunto il gallerista Giacomo Marco Valerio, per parlare della mostra, ora anche online, ma anche di molto altro.

Giacomo Marco Valerio, lei e la Sua galleria, Area35ArtGallery, avete sfidato l’autunno 2020 con l’opening della mostra ‘Oltre la Forma’, una collettiva ideata per un museo internazionale che, in Italia, a ridosso della prima ondata pandemica, ha incontrato la volontà di proporla nel Suo spazio. Come è nato questo desiderio ed anche questa sfida?
La pandemia è diventata una presenza quotidiana quasi al pari di una guerra e ci tiene sulle spine ormai da mesi. Passato sconquassato, futuro incerto, presente alla giornata; il concetto stesso di galleria, come molti altri, ha dovuto reinterpretarsi e armarsi di nuovi obbiettivi, nuovi modi di fare e nuove tecnologie. Quindi per noi aprire questa mostra è stato un vero e proprio risultato e siamo convinti possa essere una risposta concreta ed efficace alla sfida rappresentata da questo periodo. Abbiamo sopportato un Lockdown e alcuni mesi di panico, ora vogliamo dare una risposta e portare di nuovo il pubblico alla fruizione della cultura e dell’arte proprio perché necessaria e inalienabile.
Abbiamo installato una mostra nel mondo reale, esattamente come prima dell’era covid, e adesso sarà fruibile a tutti tramite la tecnologia 3d di Google Street View, un espediente che ci permette di coniugare il salvaguardare la salute del pubblico e il suo nutrimento intellettuale.

In che modo osserva questo dialogo tra i sei artisti, nel solco del passaggio tra Novecento e Duemila? In che maniera i loro linguaggi sanno esprimere affinità e divergenze?

Per prima cosa la mostra è appannaggio della pittura e come tale esiste un punto di incontro comune tra questi artisti. Il secondo, direi, che è la capacità di queste opere di raccontare un loro presente da un punto di vista “oltre” la contingenza del tempo e della dimensione della superficie pittorica.
È una mostra sull’”Oltre” su ciò che è intuizione poetica propria di un’opera d’arte e della visione di colui che la ha creata. Gli artisti sono pensatori, visionari e sognatori ma soprattutto scopritori e portatori di un’epifania insospettata.

in foto Giacomo Marco Valerio


Una mostra museale come può modularsi per una galleria d’arte privata che ha anche un carattere commerciale?

“Oltre la Forma” è una mostra complessa dove tutte le figure che assecondano la carriera dell’artista sono presenti, i collezionisti che possiedono le opere storiche, il curatore che accorda le parti e una galleria privata che sceglie gli artisti e li propone al pubblico. Non ultimo in questo caso c’è anche un direttore di un museo nazionale straniero che ha deciso di avallare le scelte e il significato di questa mostra.
Questa struttura forte, il dialogo brillante tra gli artisti e questa sinergia tra le parti contraddistinguono questa mostra e ne permettono qualsiasi modulazione della stessa verso lo spazio che la accoglie, è una proposta neutrale che abbraccia tutti gli aspetti di qualità e unicità che possono suscitare interesse a riguardo delle opere esposte.

Area 35 Art Gallery, su cosa ha puntato la propria ricerca, in questi anni, tanto da arrivare ad ospitare Oltre la Forma?

“Oltre la Forma” non è la nostra prima mostra museale ma è idealmente la prima in cui si ricuce il tessuto temporale per creare un dialogo tra alcune diverse generazioni di artisti italiani degli ultimi due secoli. Questo “oltre” è già intessuto nel nostro DNA fin dagli esordi di dieci anni fa. Una volta un critico d’arte ci definì una ‘meta galleria’ cioè una galleria che segue una sua linea con più precise accezioni nelle diverse discipline. La nostra proposta e il nostro distinguo, infatti, sia tra le giovani proposte che tra i maestri è sempre stato un unico e forte accento sulla qualità delle opere e sulla loro valenza di testimoni e interpreti del Zeitgest contemporaneo. Ricordiamo ad esempio la nostra attività espositiva di Paolo Topy all’interno del Duomo di Massa con la curatela di Yves Peltier e la bellissima “Gift” collocata nella cripta al centro del complesso ma anche la mostra “l’Europa Durante la Pioggia” di Pietro Geranzani dove opere inedite e opere museali hanno costruito la scenografia di pensieri e considerazioni personali dell’artista sul tema difficilissimo del terrore e della paura in Europa. E ancora con Nicola Evangelisti abbiamo trattato questa tema con opere come Holy knife e Holy Lance che sono state poi esibite al MOAH di Lancaster (LA).

Domanda già posta agli artisti: Cos’è per lei, la forma?

La definizione più interessante per me oggi è quella che seguo e apprendo attraverso i dettami della Game e Digital art, la Forma è una nuvola di dati e pixels che non contengono più nulla. È la forma stessa ad essere insieme di poligoni e superfici che rendono il contenitore la sostanza, il significante un significato. Verso che cosa? Verso il nulla o verso l’oltre, la Red Pill versus la Blue Pill, l’epifania e la conoscenza versus la beata ignoranza.
È vero, siamo ancora nel campo di “Oltre la Forma” lo confesso, ma addirittura siamo oltre la fisicità stessa della superficie pittorica, la caducità della materia è sostituita dall’ossimoro di un eterno assoluto fintanto che il dito non spinge il tasto su “OFF”.

Cosa prospetta il panorama artistico oggi, secondo lei e cosa, invece, si aspetta dalle istituzioni,pubbliche e private, all’indomani dell’emergenza Covid19 che ha travolto e continua a travolgere anche l’Arte?

Ecco ricollegandomi alla domanda precedente la situazione ad oggi è ancora incentrata sulla Red vs Blue pill, il percorso virtuale che il modo dell’arte sta intraprendendo è un discorso di conoscenza o di beata ignoranza, qual è la reale portata di qualità che si può esperire attraverso il comodo mondo virtuale? Secondo gli organizzatori di alcune fiere il virtuale è un futuro possibile ed già è un fiorire di ampie ed elettroniche gallerie virtuali, certo i numeri di quest’anno danno ragione invece alla case d’asta e al mondo analogico con una grande ripresa nel mercato moderno e antico. È logico che il nostro mondo dell’arte contemporanea, soprattutto per gallerie come Area35 che propongono anche artisti emergenti, sia ferocemente a cavallo degli strumenti virtuali ma terribilmente succube del vaglio della prova dal vero. Non è possibile scoprire un artista emergente senza poter vedere le sue opere dal vero. È sicuramente un momento in cui tutte le parti devono riflettere e stringersi a quadrato intorno al nostro patrimonio artistico, sperando che il nostro tessuto di figure private e istituzionali ne esca rinforzato. In questo caso si può solo migliorare.

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“È sicuramente un momento in cui tutte le parti devono riflettere e stringersi a quadrato intorno al nostro patrimonio artistico, sperando che il nostro tessuto di figure private e istituzionali ne esca rinforzato” sottolinea Giacomo Marco Valerio, che, con Area35, in questo autunno è stato presente in diversi appuntamenti fieristici internazionali migrati online, sperimentando un nuovo modello di relazione tra il pubblico e le gallerie che, ad oggi, non restituisce ancora un pieno feedback. “In questo caso si può solo migliorare” aggiunge il gallerista meneghino, per ovviare alle mancanze, per tendere verso nuovi obiettivi e per superare, probabilmente, le ‘forme’ già note, quelle che, in parte, non hanno offerto al nostro tempo quanto necessario.