Giappo SushiBar, appello alla Regione: Fate ripartire il delivery

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In foto Enrico Schettino

“Noi siamo stati tra i primi, il 7-8 marzo, a chiudere ed eravamo favorevoli a farlo per fermare la diffusione del virus il prima possibile. Vista l’evoluzione della situazione, in un primo momento abbiamo appoggiato anche il ‘no delivery’, il divieto di consegna a domicilio. Ora abbiamo capito che la situazione si protrarrà anche ad aprile, forse a maggio, e chissà per quanto ancora: in tutte le altre regioni sono consentite le consegne a domicilio, mentre noi in Campania ci siamo sentiti esclusi e questa differenza di regole ci squalifica”. Lo spiega alla Dire Enrico Schettino, founder e ceo Giappo SushiBar. “Il mio gruppo, che è anche in altre zone, in Campania ha 12 punti – sottolinea – che si stanno impoverendo a causa della chiusura. Io, però, vado a competere in bandi di gara anche con società che lavorano in altre regioni e commercialmente sono aperte continuando a fatturare, a crescere, mentre noi ci stiamo impoverendo. Questo determina concorrenza sleale e squilibrio economico anche in considerazione del fatto che i provvedimenti del Governo a sostegno delle attività sono paritari in tutta Italia. Le pasticcerie campane, ad esempio, non possono produrre e distribuire, ma magari le persone possono ordinare pastiere da fuori e farle arrivare qui”. Schettino chiarisce come siano in tanti “ad aver detto sì alle chiusure finché questo valeva su tutto il territorio nazionale, ma adesso questa cosa deve assolutamemte terminare. Riaprire, ovviamente, significherà farlo con restrizioni e normative da seguire”. “Il payoff di Giappo – rimarca Schettino – è sushi bar, take away e delivery, noi facciamo questo da 14 anni e lo abbiamo sempre fatto in linea con le normative sanitarie e nessuno come noi, che trattiamo pesce crudo, sa cosa significa contaminazione. Mai come in questo periodo ci dovranno essere normative più stringenti e noi ristoratori – conclude – dovremmo essere molto più rigidi sul fronte della sicurezza e garanzia alimentare, cosa che facciamo già, con controlli sul personale”.