Gioco online e fisco: un conflitto definitivamente risolto?

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Agli italiani (e non solo) giocare al tavolo verde piace. Che si tratti di una partita a poker o a blackjack, di un giro sulla roulette o sulle slot, il mondo dei casinò è sempre più affollato, seppure virtualmente. Inutile svelarne anche il motivo: la possibilità di vincere qualche somma di denaro giocando comodamente dal nostro smartphone, tablet o PC è una tentazione difficile da resistere. Per avere un’idea della crescita dell’industria del gioco e delle scommesse, basti sapere che nel 2018 c’è stato un aumento del 34% dei guadagni rispetto all’anno precedente: una cifra che fa riflettere sull’intensità del fenomeno.

La domanda che purtroppo bisogna sempre porsi quando si hanno delle entrate economiche extra che non dipendano da redditi da lavoro dipendente, è come comportarsi con il fisco: occorre dichiarare le vincite ottenute al gioco? Fino a qualche tempo fa regnava una gran confusione sull’argomento: in alcuni casi si rispondeva in modo affermativo, anche se le reazioni non erano sicuramente tra le più entusiaste. Oggi finalmente abbiamo le idee un po’ più chiare. Vediamo quindi come muoversi con le nostre amate vincite al tavolo verde.

Sostituto d’imposta e obbligo di dichiarazione

Per capire se dobbiamo dichiarare al fisco le nostre vincite, occorre fare un passo indietro e fare un riferimento ai casinò AAMS considerati sicuri dallo stato italiano. In Italia il gioco online è legale dal 2011, ma ad alcune condizioni: gli operatori ammessi ad esercitare l’attività di gioco online devono essere autorizzati dall’Autorità delle Dogane dei Monopoli, l’ADM (ex AAMS). Ogni volta che entriamo in una casa da gioco virtuale possiamo trovare il simbolo dell’ADM sulla pagina principale, rappresentato dal timone stilizzato e dalla scritta “gioco sicuro”.

Questo simbolo non è solo una garanzia di sicurezza e lealtà di gioco, ma è anche una chiara indicazione di quello che avviene dal punto di vista fiscale: nei casinò autorizzati i proventi delle vincite vengono tassati alla fonte, quindi il casinò agisce come sostituto d’imposta rispetto al giocatore. Per questo, nessun obbligo viene prescritto per le dichiarazioni dei redditi di chi è baciato dalla fortuna.

Il discorso cambia quando entriamo in un casinò che non ha il simbolo ADM/AAMS: in questo caso infatti oltre a un maggior rischio relativo alla correttezza e alla professionalità dell’operatore, dobbiamo anche tener presente che c’è l’obbligo di dichiarare nella nostra dichiarazione dei redditi il totale delle le vincite ottenute. Motivo in più quindi per affidarci sempre a operatori di cui possiamo fidarci al 100%.

Va da sé poi che i proventi delle vincite ottenute concorrono ad aumentare il nostro reddito, e potrebbero farci decadere da determinati benefici economici, se viene superata una certa soglia: prestazioni sanitarie esenti dal ticket ad esempio, o il reddito di cittadinanza. Parliamo ovviamente di vincite abbastanza elevate, che siano superiori ai 6.000 Euro per quanto riguarda il reddito di cittadinanza.

Quella del nostro Paese è stata una scelta che ha evitato in gran parte un’evasione fiscale di massa, visto che dichiarare vincite di lieve entità avrebbe scoraggiato già in partenza anche il giocatore più ligio al dovere. In altre nazioni, come gli Stati Uniti, la questione tasse è interamente affidata al giocatore che deve ogni anno includere, nella propria dichiarazione, anche eventuali vincite al gioco, sia reale che online.  

Discorso ancora diverso è la tassazione dei proventi dei casinò: in questo caso si rientra nei redditi derivanti dall’esercizio di un’attività, e quindi soggetti alla tassazione in base alle norme Paese di residenza. In Italia il regime fiscale non è tra i più severi, ma ci sono Paesi, come la Finlandia, che devolvono quanto ottenuto dalle case da gioco sotto forma di tassazione in beneficenza. Chapeau!