Giovani di Confindustria, Rossi: Senza Europa non esistiamo Diamoci da fare per rilanciarla

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in foto Alessio Rossi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria

Senza Europa l’Italia non ha futuro. I Giovani imprenditori ne sono talmente convinti da aver voluto dedicare proprio all’ideale europeo il 33°Convegno di Capri che si apre venerdì 19 ottobre al Grand Hotel Quisisana. Una scelta coraggiosa, se si considerano certi umori che circolano nel continente, che il presidente, Alessio Rossi,spiega così:“Vogliamo dare il nostro contributo a rafforzare un’identità collettiva, quella comunitaria, che di questi tempi sembra sempre più in discussione”. L’adesione convinta alla prospettiva europea non impedisce tuttavia a Rossi di notare che a proposito del rapporto deficit-pil al 2,4 percento,previsto bella manovra del governo, la sua valutazione è aperta. “Il problema – dice – è nell’uso che ne faranno”.

Presidente Rossi, il tema portante di quest’anno è l’Europa o meglio il valore dell’europeismo. Perché avete scelto di puntare su questo argomento?
Ha presente la citazione di Kennedy, “don’t ask what your country can do for you, but what you can do for your country” (non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa puoi fare per il tuo Paese, ndr)? In questi mesi il dibattito pubblico ci ha portato più volte a chiederci cosa fare per dare al nostro paese un contributo significativo. Abbiamo scelto di parlare di Europa per dare il nostro contributo a rafforzare un’identità collettiva – quella comunitaria – che di questi tempi sembra sempre più in discussione. Nella tavolozza dei valori dei Giovani Imprenditori, quello dell’Unione europea ci appartiene da almeno trent’anni: non è una data a caso, proprio trent’anni fa,a Capri,lanciavamo il primo manifesto dei giovani imprenditori europei, dal quale poi è nata un’associazione paneuropea che oggi riunisce 50mila imprenditori da 15 paesi dell’Ue e dei paesi candidati. E non lo siamo solo per le grandi conquiste, come per esempio quella del mercato unico, ma anche nella quotidianità delle nostre imprese. Sono le cose che facciamo che ci rendono europei.

A proposito di governo,tra reddito di cittadinanza e flat tax appare ormai in dirittura di arrivo il Def. Cosa ne pensa delle misure proposte e del dibattito sul rapporto deficit/Pil?
La nota di aggiornamento del Def è stata depositata da pochissimo in Parlamento e solo ora possiamo soppesare i dati al netto delle dichiarazioni. In linea di principio, però, si possono fare alcune considerazioni. Sul rapporto deficit-pil al 2,4 per cento per il 2019 la valutazione è aperta: dipende dall’uso che ne faranno. La Germania è arrivata al tetto del 3 per cento, ma per fare delle riforme strutturali di cui poi l’economia ha beneficiato, consentendo in seguito di abbassare nuovamente il parametro. Di certo, però, l’Italia non può permettersi quel valore, perché il nostro debito pubblico è enorme. Le anticipazioni però vanno tutte nella stessa direzione: il deficit verrebbe utilizzato per politiche che poco hanno a che fare con la crescita del paese o un sistema di infrastrutturazione che saldi i centri alle periferie e ci inserisca sui corridoi europei.

E sulle proposte in materia di pensioni e lavoro?
Non mi convince che l’unica misura fin qui proposta per rilanciare l’occupazione giovanile sia il pensionamento a quota 100. Primo perché non è automatico che ad un pensionamento corrisponda un’assunzione, secondo perché per la sostenibilità del sistema pensionistico, mostrano stime affidabili, per ogni pensionato dovrebbero entrare ben cinque nuovi lavoratori. Temo che il conto di questa manovra lo pagheranno le generazioni future.

Quali misure i Giovani Imprenditori si attendono dal governo?
Concordiamo col governo quando dichiara che l’Italia ha bisogno di più lavoro pe ri giovani, ma non vediamo misure che creino i presupposti perché ciò accada. Alla base servirebbero misure per la crescita delle imprese, perché senza crescita è difficile creare occupazione. Chiediamo al governo di svolgere il ruolo di abilitatore di sviluppo: decontribuzione totale per i neo assunti under 30, prosecuzione degli investimenti per industria 4.0 e soprattutto un cambio di paradigma, con più fiducia nel nostro ruolo economico e sociale. Per favorire l’economia del Mezzogiorno, andrebbero facilitate misure che stanno iniziando a produrre effetti positivi, come il credito d’imposta per gli investimenti al Sud. Rientrano in questo discorso anche le misure di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, a partire dal Piano made in Italy. E poi,sarebbe opportuno confermare provvedimenti come il bonus assunzioni per il Sud, cioè uno sgravio contributivo per le imprese del Mezzogiorno che assumono a tempo indeterminato giovani disoccupati che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età. Parliamo di Mezzogiorno il cui rilancio passa inevitabilmente anche dalla realizzazione di infrastrutture adeguate. Quello delle grandi opere è un altro tema caldo? Rinunciare alle grandi opere significa chiudere le porte all’Europa e al resto del mondo. È una scelta che non tiene conto della nostra storia: l’Italia è la seconda manifattura d’Europa e per restare tale abbiamo ovviamente bisogno di essere collegati ai nostri partner. L’export è stato il fattore che ha trainato l’Italia fuori dalla crisi economica e anche in quest’ultimo anno siamo stati campioni europei di esportazioni. E poi, la nostra storia è fatta di una globalizzazione economica e culturale, abbiamo portato la nostra identità nel mondo, non è nel nostro DNA rin- chiuderci dietro ai confini o tagliare i ponti.