Giovani Industriali, senza politica industriale il Sud è finito

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La ripresa può arrivare davvero solo se lo Stato riesce a rimettere in equilibrio le due principali aree economiche del Paese, Nord e Sud. Nunzia Petrosino, presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Campania, a margine del Convegno di Capri chiede, in un’intervista esclusiva con Il Denaro, maggiore impegno in favore del Mezzogiorno.

Presidente, cosa manca per poter parlare concretamente di ripresa?

La situazione dell’economia italiana sta lentamente migliorando, lasciando comunque all’in piedi le disomogeneità territoriali che da sempre caratterizzano il nostro Paese. Certamente un contributo sostanziale che sta determinando la lenta ripresa di cui si parla viene da fattori a contorno come il costo del petrolio che dà spinta alle esportazioni, lo slancio dato alle economie da una maggiore disponibilità di liquidità sui mercati interni. Anche le riforme stanno cominciando a dare dei frutti. Il Jobs Act rappresenta un importante passo avanti sui temi dell’occupazione e della crescita del nostro Paese. Bisogna continuare il percorso delle riforme per la modernizzazione e bisogna investire su una politica industriale che veda il Mezzogiorno protagonista, per il numero e la qualità di potenzialità che ha da esprimere.

Quali sono a suo avviso potenzialità e problemi principali del Sud?

Dal Sud può venire la svolta per l’intero Paese, a patto però che si cambi la mentalità, che ci si scuoti di dosso vecchie logiche e ci si liberi dai lacci che per troppo tempo ci hanno tenuto imbrigliati. Penso alla qualità diffusa delle nostre produzioni: in Campania settori come l’agroalimentare, il tessile, l’aerospazio, la meccanica sono delle vere e proprie eccellenze internazionali. Valorizzarle in ottica internazionale, favorendo aggregazioni e sinergie ma soprattutto liberandole da forti gravami di contesto, significa realizzare compitamente il loro enorme potenziale a beneficio di tutto il territorio. Semplificare le regole e accorciare i tempi burocratici che ostacolano la vita d’impresa, combattere l’illegalità, potenziare le infrastrutture sono presupposti principali per un percorso di sviluppo.

Il Mezzogiorno non riesce a uscire dalla crisi. Perché?

Se non si pone maggiore attenzione al meridione si rischia di innescare meccanismi che seppur potenzialmente positivi, si rivelano inefficaci. Ma non solo: occorre ragionare in modo sistemico e lungimirante.

Vogliamo parlare delle infrastrutture?

Il deficit infrastrutturale che il mezzogiorno sconta e uno dei fattori che imbriglia la nostra economia. Il potenziamento di collegamenti logistici potenziati e intermodali sarebbe da solo capace di dare un impulso forte all’economia interna del breve peridio e nel medio periodo doterebbe le nostre attività di strumenti necessari a una normale attività d’impresa. Investire sulle infrastrutture è il fattore principale di valorizzazione del nostro territorio e deve rimanere al centro delle nostre priorità.

In questo contesto che ruolo possono svolgere i giovani imprenditori?

In Campania l’imprenditoria giovanile rappresenta un importante fattore di sviluppo. Le imprese under 35 sono circa 66mila, un dato che fa della nostra regione la seconda in Italia, dopo la Lombardia, per numero di imprenditori junior. È fondamentale sostenere queste iniziative perché rappresentano il futuro del nostro tessuto imprenditoriale Ed è fondamentale che queste imprese intraprendano la strada dell’innovazione di processi e prodotti. Penso alla digitalizzazione ad esempio che può aprire scenari di sviluppo interessanti sia sotto il profilo di business sia sotto il profilo occupazionale.