I giovani e l’alibi tutto italiano delle raccomandazioni

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A un certo punto della discussione, al meritevole forum del Mattino su come trattenere i giovani cervelli al Sud, è saltato fuori il solito ritornello che impegnarsi non basta perché quello che conta, in definitiva, è la conoscenza giusta: la sospirata spintarella che in molti casi diventa raccomandazione.
Moderati dal direttore Alessandro Barbano sul palco ci sono il presidente della Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, il presidente del Cnr Nunzio Inguscio, l’accademico dei Lincei Biagio De Giovanni, l’economista Gianfranco Viesti.
E il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che prende la parola e domanda: Perché dobbiamo dare l’impressione che sia impossibile farcela con le proprie forze? Non è forse vero che io ho scalato la vetta della più importante organizzazione imprenditoriale del Paese con una piccola industria di Salerno?
E gli altri autorevoli partecipanti al forum hanno forse raggiunto le loro posizioni perché qualcuno ha voluto così? Sono forse riusciti ad avere senza sforzo e a grazie agli amici incarichi che non hanno meritato? O non è forse vero il contrario e cioè che il successo di quei relatori è ampiamente meritato?
Queste ultime domande non sono state formulate apertamente ma erano catturate nel ragionamento di Boccia che invitava a non dare ai ragazzi presenti un cattivo insegnamento: chi riesce ha sempre qualcuno che lo aiuta, il merito non conta, se non ce la faccio non è mai colpa mia ma degli altri che barano.
Questo modello di pensiero, molto sviluppato in Italia e ancor più nel Mezzogiorno, è alla base di numerose distorsioni e perfino della decisione per molti di cambiare aria. I bravi, soprattutto, decidono di sottrarsi al gioco e fanno le valigie. I ciucci restano e muoiono d’invidia perché spesso sono anche presuntuosi.
Ma il sentimento sta cambiando. La sfida digitale, l’apertura internazionale dei mercati, la necessaria conoscenza delle lingue sono tutte carte a favore di chi si prepara con coscienza sapendo che il futuro è nelle proprie mani e che bisogna esser pronti a fare la differenza. Per diventare un valore aggiunto.
Insomma le condizioni sono giuste non solo per respingere il vecchio schema di ragionamento ma addirittura per ribaltarlo. Se c’è qualcosa di cui le imprese avrebbero bisogno – e in verità ancora di più la pubblica amministrazione – è proprio un capitale umano all’altezza delle sfide del tempo.
In questo quadro scompare la classica raccomandazione (ma chi può soltanto immaginare di rifilare un brocco a qualcuno oggi?) e fa il suo ingresso in società la molto più nobile segnalazione, come accade in America. Se ho conoscenza di una persona che può fare al caso tuo, te la presento.
Prima di farlo, però, devo essere davvero convinto della proposta perché della sua bontà ne rispondo io. Quindi, niente scherzi. Di questo dovrebbero convincersi i giovani di oggi che sono liberissimi (e fanno bene) di fare esperienze all’estero ma senza drammatizzare più di tanto la situazione in casa.
Bisogna che avanzi la consapevolezza che pur tra mille difficoltà la strada del successo non è interdetta a chi davvero lo merita. Certo, in Italia resta più difficile che altrove farsi notare e si avanza sempre a fatica. Ma non è una buona ragione per cercarsi l’alibi che è inutile perfino provarci.