Giovani, periferia e violenza

Nel solco del fenomeno maranza tra disagio, identità e paura sociale

Spavaldi. In giro con la lama in tasca per sentirsi più grandi, più forti.
A scuola con un’arma di difesa pronta a trasformarsi in offesa, come in un videogioco — con un’unica, tragica differenza: qui è realtà. Una realtà che ferisce, che segna, che talvolta uccide. Coltelli come estensione del corpo, strumenti di difesa e di attacco.
Aggressivi, rabbiosi, sempre pronti allo scontro. Sono i giovani di oggi, specchio deformato di una società che li ha generati e poi lasciati soli. Giovani attraversati da fragilità profonde, che non trovano parole e si trasformano in comportamenti che spaventano. È un’escalation di violenza: risse, lesioni, rapine, accoltellamenti, violenze sessuali.
Un allarme sociale che non può più essere liquidato come emergenza passeggera o devianza individuale. Baby gang e maranza, sono ormai i termini più usati per etichettare i ragazzi devianti e i gruppi violenti. In gruppo si sentono forti, acquisiscono potere, definiscono ruoli, condividono rabbia e ribellione. Sono poco più che bambini, hanno un’età poco dopo l’infanzia, assumano comportamenti antagonisti o aggressivi verso cose e persone. Ma anche le baby gang vivono un’evoluzione, oggi definita “maranza”, un giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, una subcultura giovanile fatta di stile vistoso, vita di strada e appartenenza al gruppo. Il fenomeno rivela un disagio profondo legato a esclusione, precarietà e bisogno di riconoscimento. Un’etichetta che sta connotando perlopiù ragazzini – tra i 9 e i 17 anni- cresciuti soprattutto nelle periferie e in un’Italia sempre più multiculturale. La strada diventa l’unico luogo in cui si sentono visti. Atti di violenza distruttiva sempre più diffuse tra i giovanissimi, circa il 6% in più nel 2024, con un aumento di quasi il 74% in due anni, di ragazzi presi in carico dagli uffici dei servizi sociali minorili per appartenenza a bande giovanili, confermando come il fenomeno sia in evoluzione. Il Governo nel nuovo pacchetto sicurezza pensa ad uno scudo penale con norme anti-maranza. La stretta si estende alla criminalità minorile e alle baby gang, con l’obiettivo di colpire i giovani maranza dei principali centri urbani. Per i minori sorpresi con armi da taglio, sono previste sanzioni amministrative fino a mille euro a carico dei genitori o dei tutori legali. Viene introdotto il divieto di vendita di coltelli ai minorenni, anche tramite piattaforme online, con multe fino a dodicimila euro per i commercianti e l’obbligo di tenere un registro elettronico delle vendite giornaliere. A livello urbano, il pacchetto potenzia il Daspo urbano e permette ai Prefetti di istituire “zone rosse” in aree sensibili come stazioni ferroviarie, metropolitane e parchi pubblici, dove i controlli saranno intensificati e l’accesso potrà essere interdetto a soggetti già segnalati. Misure di cui si necessita, ma resta di fondo il disagio, problematiche non ascoltate e non viste dal Governo. Il disagio giovanile è trasversale parte dalle periferie e arriva nel centro città, riguarda ogni famiglia e ceto, seppur in numero maggiore lì dove la famiglia vive di solitudine sociale e problemi di povertà educativa, formativa e lavorativa. Le periferie delle città italiane sottraggono servizi, ma anche fiducia nel futuro. Le aree più “difficili”: periferie e zone in deficit di servizi, le differenze emergono anche rispetto agli ambiti di opportunità di relazione tra pari, di praticare attività sportive o ricreative, di sentirsi sicuri, che segnano una crescita in salita per ragazzi e ragazze che vivono in aree più difficili rispetto ai loro coetanei. Siamo di fronte ad una generazione che chiede più spazio di socialità. L’indagine realizzata da “con i bambini” di Demopolis con focus sui giovani che vivono nelle aree più difficili, riporta come quasi sette adolescenti su dieci trascorrono il tempo libero a casa. Le relazioni tra pari, sono scarse, soprattutto tra ragazzi che vivono nelle aree più difficili. Il coltello, ora divenuto oggetto che molti ragazzini hanno nella tasca prima di uscire di casa, è solo un sintomo, rappresenta l’incapacità dei ragazzi di non saper più gestire la rabbia e la frustrazione. Troppi “sì” ma anche troppi “no” sono stati loro detti, senza un giusto equilibrio, dinamiche familiari disfunzionali: separazioni conflittuali, genitori immaturi o talvolta genitori assenti per lavoro, in molte realtà dediti alla carriera criminale. Bisogna, ai primi segnali, contenere e porre dei limiti, solo così si potranno mettere al mondo ragazzi che sapranno stare insieme agli altri. Và dato loro anche spazi urbani di aggregazione e ritrovo, che non sia solo una partita online a distanza, senza neppure più il piacere di giocare insieme sul divano a casa dell’amico. In una generazione iper-tecnologica alcune sane abitudini sono andate perse.