Giovanni Izzo: tre domande sulla verità fotografica

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L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

La Fotografia, come linguaggio, medium e codice visivo ha sofferto, sin dai suoi esordi, di ingiusta incomprensione, nel suo rapporto con la pittura in particolare. Eppure, nonostante i cattivi presagi, essa ha saputo veicolare la propria ricchezza a partire dal suo valore di ‘verità’; l’immagine fotografica traduceva la verità e, per questo, spaventava. Nel tempo, grazie alla tecnica ed alla tecnologia, la verità assoluta assegnata alla fotografia si è inoltrata nell’antro del valore autoriale, definendo nuove valenze che, sino ad allora, erano state negate a tale grammatica. Tuttavia ne è nato un equivoco che, ad oggi, ancora fa discutere: il fotografo può essere definito artista tal quale ad un pittore o scultore giacché è la macchina fotografica a ‘compiere il lavoro meccanico’ della creazione? Sì. Ma ecco che l’inutile, patetico e banale concetto del ‘questo potevo farlo anche io’ si è abbattuto sulla fotografia e sui fotografi, annullando il valore intrinseco dell’idea e rendendo ‘normalità’ la numerosa similitudine tra stili e temi fotografici. Molto spesso a quell’iniziale verità fotografica si è sostituita la riproducibilità di un’idea, di una trattazione che, forse, nelle altre discipline sarebbe difficile compiere. Abbiamo deciso di affrontare questo argomento con Giovanni Izzo, fotografo che non necessita di presentazioni e che, dall’incontro con Mimmo Iodice e la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1978, insieme poi con Kodak e Canon ha sviluppato una ricerca intensa e ampia, focalizzata, in particolare, sul racconto civile e politico del proprio tempo, scevro dalla retorica o dal sensazionalismo.

Cos’è per Lei la verità fotografica?
Per me la verità fotografica è imparare giorno dopo giorno ad osservare tutto quello che accade intorno per poi raccontarlo e coinvolgere emotivamente l’osservatore. Per questo motivo porto sempre con me la mia Leica, ovunque io vada: spesso uno scatto è anche un colpo di  fortuna! Del resto, la verità sta tutta lì: un attimo che va colto al volo. Giacomelli diceva che la fotografia è una cosa semplice ma a condizione che si abbia qualche cosa da dire.

La Sua ricerca si è spinta laddove, a pochi passi dalla nostra vita ‘occidentale’,  il diritto umano e civile è stato calpestato. In che modo uno scatto può offrire nuova dignità?
Da anni, racconto le storie e l’umanità di persone costrette, per motivi vari, a cercare altrove i mezzi per una vita dignitosa. Viaggi della speranza che diventano odissee. Libertà violate. Sogni calpestati. Violenze atroci.  Uomini e donne costretti a vivere ai margini e condannati all’invisibilità sociale. I miei scatti provano a trasformare quell’invisibilità in dignità e si traducono in un racconto introspettivo che lascia trapelare tutta la sofferenza, la speranza, la voglia di riscatto, l’umanità per l’appunto di persone che diversamente resterebbero  “numeri”  senz’anima. Una prostituta. Uno spacciatore. Un senzatetto. Diversi miei lavori hanno acceso i riflettori su alcune storie di ragazze costrette alla prostituzione ed allo spaccio; questo ha fatto sì che enti di competenza si attivassero per aiutarle offrendo loro un futuro migliore partendo dall’integrazione attraverso, l’accoglienza, lo studio, il lavoro.

Spesso la verità fotografica si è trasformata, per paradosso, in plagio e copia. Questo ce lo insegnano la Storia, la Giurisprudenza e l’Etica. In che modo, la fotografia può e deve difendere il proprio diritto di valore autoriale?
Se ognuno di noi è differente dall’altro perché mai dovremmo copiare qualcuno? Quando ti appropri delle idee o del progetto di qualcun altro e fai finta che il tutto sia partito da te, diventi un ladro intellettuale oltre che un disonesto dal punto di vista etico e morale. Si ricorre al plagio quando si è a corto di idee e di ispirazione e trovo questo estremamente grave perché un artista non può e non deve essere  mai mediocre: è un’offesa per l’arte e per se stessi! Anche alcuni miei ritratti del progetto “Promised Land” del 2010 edito da Federico Motta, sono stati oggetto di plagio: alcuni scatti sono stati copiati pari pari nel taglio, nell’inquadratura e riprodotti su tele di grandi formati a mia insaputa e senza nemmeno citare la fonte dell’ ispirazione. Questo per me significa essere anonimi poiché significa non aver nulla da dire dal punto di vista artistico né intellettuale. Forse sono molto duro in queste affermazioni ma perché sono deluso sia per l’amico che per l’artista. La fotografia può difendere il proprio diritto di valore autoriale solo restando vera fotografia. Il vero artista è colui che crea!

Le parole di Giovanni Izzo mostrano e dimostrano quanto il concetto di ‘verità fotografica’ nella sua metaforica interpretazione, non si applichi (più) al reale se esso stesso necessita di essere replicato o plagiato attraverso una copia – e non un omaggio – a lavori e progetti preesistenti. Se ci si arroga il diritto di prender spunto da altro poiché già è stato tutto compiuto sono fatua l’azione e vana la ricerca. Ogni oggetto o, nel caso della fotografia, ogni soggetto, avrà un sembianza differente se osservato da uno sguardo onesto, puro, ovvero quello principe dell’artista. Giovanni Izzo, il cui lavoro, negli anni, ha restituito alla realtà un dialogo introspettivo attraverso ogni scatto, ogni progetto, nella diarchia del bianco e nero, sublimando i moti dell’animo, anche e soprattutto degli ultimi, senza compassione bensì mediante la lirica dell’istante catturato, oggi può essere legato ad una vera poesia fotografica. A tali elementi, a tale restituzione dell’osservazione del mondo, ben riconoscibili, fanno da contraltare, dunque, altrui copie, chiari e vani tentativi di rincorsa, in un anno, peraltro, caratterizzato, nella giurisprudenza nazionale ed internazionale, dalla piena tutela del valore autoriale della fotografia.

in foto Giovanni Izzo