Girasoli al Vento, Annella Prisco: Vi racconto mio padre

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di Fiorella Franchini

Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo, ha scritto Virginia Woolf. Con “Girasoli al vento”, edito da Guida, Annella Prisco ci lascia sfogliare ricordi ed emozioni stampati sulla carta, impressi nel cuore. E’ una letteratura privata che ricorda attimi, frammenti; riusciamo quasi a sentire i dettagli, quelli che l’autrice, forse, non avrebbe mai pensato di esprimere con le parole. Li mette insieme e il lettore trova il sapore familiare di un vissuto autentico.

Annella come sono i suoi ricordi, arrivano dolcemente o le saltano addosso all’improvviso?
I miei ricordi sono per lo più sfumati e armoniosi, risalgono in particolare alla stagione dell’adolescenza e della prima giovinezza.

Quando è infelice, in quale ricordo si rifugia?
Rimpiango quell’atmosfera gioiosa e di porto sicuro che era la mia casa in quegli anni. Poi, purtroppo, con la scomparsa di mia madre è iniziata una stagione molto più malinconica, in cui però mio padre, pur nel suo immenso dolore, cercava di trasmettere a noi figlie, messaggi rassicuranti e di fiducia.

Quando sono allegra, invece confesso che mi vivo a piene mani il momento favorevole, senza riflettere troppo… ma prendendomi ” il bello della diretta”…
Il volumetto è una riedizione di Chiaroscuri d’inverno pubblicato nel 2005 dopo la morte il 19 novembre 2003, del padre Michele Prisco, premio Strega nel 1966. Considerato uno dei nomi più significativi della narrativa italiana, è stato tra i pochi a saper descrivere atmosfere e personaggi della società borghese del dopoguerra: intrecci, analisi psichiche e percorsi emotivi che tendono a evidenziare il percorso della coscienza, “ sempre in lotta con egoismi inconfessabili, gelosie, chiuse rivalità, invidie, desideri respinti”. Annella Prisco ripercorre i giorni successivi al lutto, e dalle pagine si avverte un sentore impalpabile che vorrebbe salire da una grande profondità. All’inizio, non si sa cosa sia, ma cresce, lentamente, si avverte la resistenza, si ode il rumore degli spazi dell’anima percorsi. Sono ricordi personali e, allo stesso tempo, brandelli che appartengono alla vita, e come i sogni, vanno interpretati.

Quali sono i giorni indimenticabili con suo padre?
Quello che mi rimane è il senso di una famiglia dai valori saldi, con una forte capacità di dialogare e di affrontare i problemi che di volta in volta si sono presentati, senza chiusure ma con una prospettiva positiva ed equilibrata.
Gesti, parole, abitudini, restituiscono il ritratto di un uomo affettuoso, protettivo, attento ai bisogni e alle problematiche esistenziali delle figlie. Nulla di scontato bensì una conferma del profondo spessore umano e artistico dello scrittore, capace di creare nelle pagine come nella vita, “grandi tessiture sullo sfondo di una società borghese con problemi e dilemmi etici e morali”. Allo stesso modo l’autrice riesce a cogliere nella dolorosa orditura del vivere, caratteri emblematici, mostrando una spiccata introspezione psicologica. Gli incontri, rintracciati tra le pagine, con diverse figure femminili diventano, dunque, il pretesto per scandagliare l’animo umano, le sue incertezze, i segreti dell’inconscio. Intorno, un grigiore che avvolge senza isolare, anzi, acuisce i sensi e l’istinto, amplifica affetti insostituibili e passioni concrete che guidano verso squarci d’azzurro. Il sofferto distacco segna uno spartiacque tra due vite e il passato proietta verso il futuro. Il poeta statunitense Allen Ginsberg da detto che “dentro, siamo tutti girasoli dorati” e Annella Prisco ha scelto di disegnarne tanti nel campo della sua scrittura e della sua esistenza, entrambe tenaci e mai banali. Le radici delle sue piante sono nell’humus fecondo della narrazione di Michele Prisco: Il lavoro di uno scrittore – sosteneva – ha un senso solo e quando si fa per certi aspetti mediatore, attraverso la pagina, della realtà circostante”. Lo sguardo di Annella si rivolge, allora, al mondo e alle sue opportunità. Il vento soffia e scuote gli steli, scompiglia le corolle, il sole, spesso, le inaridisce. Annella Prisco, già dal titolo e ancor più nell’overture, forza il lettore a riflettere sulle lusinghe moderne, sull’esibizionismo e l’opportunismo. La luce accecante dei Social e della realtà virtuale ha modificato i rapporti personali, la società, ha dequalificato ancora di più l’essere, annullando la figura umana, i valori tradizionali. La scrittrice rilegge i propri ricordi e il proprio impegno culturale in un’ottica contemporanea e nel segno di Michele Prisco: “ perché il romanzo, e qui è la sua forza, sopravvive malgrado che ricorrenti dibattiti lo vorrebbero finito, morto, all’avanzata della tecnologia che, tuttavia, non può soddisfare il bisogno che ha l’uomo nella solitudine di confrontare sugli altri e negli altri l’immagine che si fa di se stesso. Un vero romanziere conversa con gli sconosciuti; il suo ruolo non ä quello di suggerire delle soluzioni. La sua missione è ad un tempo più modesta e più alta: egli forza il lettore ad interrogarsi su se stesso e sul senso del suo destino.” Un libro è, certamente, il modo migliore per celebrarlo, a quindici anni dalla morte, perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo, che sembra inafferrabile, nel suo essere appeso a un filo invisibile, ma pur restando in continuo movimento, restituisce “il niente in un niente più grande”, lo sguardo di una figlia che accarezza le parole di un padre.
“Girasoli al vento” sarà presentato a Napoli il 24 novembre alle ore 11,00 presso la sede dell’Istituto Culturale del Mezzogiorno presieduto da Gennaro Famiglietti. Ne discuteranno con l’autrice l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, Enzo d’Errico, Direttore del Corriere del Mezzogiorno, Massimo Milone, Direttore di RAI Vaticano, Michele Rossena, Direttore Istituto Scienze Umane, Regina Resta, Presidente di Verbumlandiart, l’editore Diego Guida. Letture della scrittrice Maria Rosaria Riccio.