Giuseppe Leone: l’artista che danza sul confine

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Con il volume “I giorni della clessidra o la libertà del cuore”, Giuseppe Leone ripercorre i temi centrali del suo essere artista contemporaneo in un corpus sistemico e completo, necessario a fornire un quadro unitario come chiave di lettura della complessità e ricchezza dell’opera.

di Alessandro Iazeolla 

Equilibrista, funambolo, visionario, Giuseppe Leone (Buonalbergo, 1948) spinge la propria ricerca continuamente fino ad ogni confine, e oltre. Pittore, scultore, incisore, performer, docente e poeta, Leone indaga in questo lavoro editoriale il senso profondo di un’esistenza dedicata alla ricerca, sempre autonoma, senza protezioni né compromessi.

E accanto alle sue multiformi opere, oggi l’Artista produce un’oggetto editoriale che sembra riduttivo definire libro: non biografia, non raccolta, non catalogo. 

Nei capitoli si addensano grumi tematici, tra racconto, poesia, dialogo e immagini. La ricchezza dei contenuti dona alle pagine uno spessore tridimensionale, come gli stessi dipinti di Giuseppe quando frantumano il piano della pittura trasformandosi nelle profondità misteriose dei boccascena teatrali (le “Scarabattole”). 

Rifiutando una sequenza ordinata, il vero impulso espressivo del progetto editoriale non è descritto nelle pagine iniziali, ma si raggiunge solo scavando tra i fogli, come nella sfera terrestre, fino al suo nucleo propulsore, ovvero il tempo sospeso della pandemia: i giorni della clessidra. In quel vissuto tra parentesi l’elaborazione delle nozioni di sgomento e di esilio è divenuta – per opposto – il tempo della libertà del cuore, il tempo in cui l’energia pulsante dell’Artista ha tramutato in sisma l’immobilità.

Così il confine, il margine che continuamente e deliberatamente Leone vìola è definito dalla stènosi delle ampolle che distilla la sabbia scorrente, emblema del tempo sospeso tra i rovesciamenti della clessidra. Un infinito istante in cui il danzatore non ferma i suoi passi. L’immagine con la quale il volume si presenta è proprio quel passaggio generatore, come il foro stenopeico attraverso cui la figura del sole era proiettata in antico, in grado di sgranare i raggi in un fascio ordinato e percepibile, origine egli stesso della pittura.

Nel teatro tragico di quei momenti, Leone ha guardato intorno a sé, tra i suoi lavori incompiuti: la sua arte è come un racconto che, a dispetto della morte che incombeva, poteva ora riprendere vita e continuare ad essere trascritto nello spazio chiuso dai margini della superficie da dipingere. Adesso i suoi gesti servivano a lenire i tormenti dell’anima, la sua mano di pittore, come il piede di Tersicore, poteva descrivere geometrie immaginarie e inesplorate, in bilico tra fede e scienza. 

Da questo nucleo centrale, la danza di Giuseppe si espande nel volume in ogni direzione, proseguendo lungo traiettorie che spazzano i confini tra gli archetipi, i miti e i simboli. Come Tiresia supera il confine tra presente e futuro, come Narciso oltrepassa il limite tra il sé e l’identità, come Zosimo valica la frontiera tra materia e anima. E se il primo attraversamento simboleggia le capacità divinatorie dell’Artista, il secondo riporta alla esplorazione del mondo attraverso l’io. Ma è il terzo sconfinamento, quello di Zosimo di Panopoli, colui che fuse scienza, arte e spiritualità nelle fasi del processo alchemico, che fa oscillare le opere di Leone tra la morte simbolica, la purificazione e la rinascita.

Ma ancora, i confini lungo i quali si muove Leone sono anche quelli fisici delle marginalità urbane, quando collabora con un suo ex studente, lo street artist Jorit, (Street Art a Buonalbergo). Sono quelli delle strutture dei telai che tendono trame e orditi di lana, con esiti che richiamano i lavori sardi di Maria Lai (Trame e orditi come architetture della memoria), sono quelli tra linguaggi e interpretazioni quali le scritture afone o le antiche carte notarili rielaborate anche per la Montblanc a Napoli (Estetica (e poetica) del manoscritto).

Nel volume, Marco Bussagli ha magistralmente tratteggiato la personalità dell’Artista e il contesto delle sue opere. I contributi a corollario, sotto il coordinamento e la curatela di Azzurra Immediato, recano le firme di Angela Cerritello, Dario Giugliano, Massimo Mattioli, Giuseppe Scalera, Augusto Ficele, Chiara Fucci, Gaetano Romano, Stefano Trotta, Mario Esposito, Alba La Marra, Davide Viziano, Michele Sovente, Francesco Gallo Mazzeo, Tiziana Leopizzi, Luigi Caramiello, Antonio Bisaccia, Rosario Pinto, Luciano Caruso, Francisco Soriano. E proprio quest’ultimo, una delle personalità di maggior interesse nel panorama letterario attuale, nella sua dotta prosa (Una biografia letteraria per Giuseppe Leone) scrive: “Leone si dirige solitario, a cercar metafore tra la folla. […] Famelico lo sguardo scorge ogni riflesso”.

I contributi pubblicati sembrano definire ciascuno di questi riflessi come singoli frammenti, che compongono sì, nel loro insieme, un disegno unitario e coerente dell’Artista, ma il cui valore resta soprattutto come traccia isolata del percorso, l’orma lasciata dietro di sé dai passi di danza.