Giuseppe Taliercio, nel 40esimo anno dalla scomparsa il ricordo di Fondirigenti: premiate tre tesi di laurea

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in foto il presidente di Fondirigenti, Carlo Poledrini

Tre tesi di laurea sulla cultura manageriale, scritte da tre giovani donne e premiate questa sera al Cnel nell’ambito dell’evento dal titolo “Giuseppe Taliercio – L’attualità di una testimonianza a 40 anni dalla morte”. Al centro dell’incontro, la figura del direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, che fu sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse il 6 luglio del 1981. La fondazione Fondirigenti, promossa da Confindustria e Federmanager, che ne porta il nome, ha voluto ricordare la sensibilità del professionista, dell’uomo di fede, del manager illuminato e visionario attraverso la promozione di borse studio per studenti meritevoli e la cura editoriale della riedizione di un volume dedicato alla figura dell’Ingegnere. Il workshop si è rivelato anche un momento di riflessione sugli elementi cari alla figura di Taliercio, uno su tutti la formazione. La Fondazione è infatti oggi un Fondo interprofessionale con 14mila imprese iscritte e 80mila dirigenti, molto attiva nella diffusione della cultura manageriale del Paese. In un mese sono giunte oltre 200 tesi.

Poledrini (Fondirigenti): Un pioniere delle politiche attive del lavoro e della managerialità trasversale
Ad aprire i lavori al Cnel il presidente di Fondirigenti, Carlo Poledrini, il quale ha dapprima ricordato la figura di Taliercio come uomo (“La sua memoria è viva grazie alla traccia delle azioni di dirigente responsabile, attento all’ascolto e di persona credente, che ci consente di costruire oggi una visione di futuro improntata sulla fiducia”), quindi ha rimarcato come fosse tra i primi a parlare di cultura manageriale orientata alla formazione: “Si tratta di quelle politiche attive del lavoro, di quel concetto di filiera e di quella managerialità trasversale che lui già praticava negli anni Ottanta ma che nel nostro Paese sarebbero venute soltanto molto dopo”. Poledrini ha voluto ricordare anche altri dirigenti caduti in quegli anni: Piero Mario Coggiola della Lancia di Chivasso; Sergio Gori che era stato vice direttore proprio del Petrolchimico di Marghera; Renato Briano della Ercole Marelli di Sesto San Giovanni; Manfredo Mazzanti direttore tecnico dello stabilimento Falck. “Immagino l’angoscia a vivere per un anno sapendo che il proprio vice era già stato ammazzato dai brigatisti, eppure neanche questo ha fiaccato la sua utopia pragmatica”, ha ricordato il presidente di Fondirigenti parlando di Taliercio e alludendo all’uccisione di Sergio Gori avvenuta nel 1980. Di qui Poledrini ha concluso facendo un passaggio sul progetto “Diventi leader”, un percorso da 2 milioni di euro per dare la possibilità a 100 giovani, dai 20 ai 29 anni, di seguire un corso di sei mesi per affinare le proprie competenze.

Il giornalista Favaro: Gli operai erano con lui
Moderatore dell’incontro il giornalista Adriano Favaro, già caporedattore del Gazzettino, il quale ha sottolineato come “quella della famiglia Taliercio” sia “una piccola storia che è però riuscita ad entrare nel cuore di molti e forse anche nello spirito del Paese”. Il cronista veneto ha ricordato anche come, quando fu ritrovato il corpo di Taliercio, sia apparso sulla facciata dell’azienda lo striscione con la scritta “Lutto di fabbrica”, a significare il fatto che “in quel momento gli operai erano con lui e pativano la morte del loro responsabile”.
Cesare Taliercio: Coraggio e rigore morale i valori di mio padre
“Avevo 18 anni quando hanno ucciso mio padre. Era un uomo esenziale, poco interessato all’apparenza, non aveva ambizioni di carriera, ha declinato in due occasioni offerte sia dal sindacato che dall’ordine degli ingegneri per dare il meglio di sè nell’attività lavorativa. Con grande discrezione accettò l’incarico di direttore a cui non ambiva. In famiglia parlava poco del lavoro, chi l’ha conosciuto l’ha definito un interlocutore leale, che costruiva con le persone un rapporto di umana sensibilità”. Toccante la testimonianza di Cesare, figlio di Giuseppe Taliercio, all’epoca dei fatti poco più che adolescente. “Auspico che l’esempio di mio padre possa essere d’aiuto alle tante persone che svolgono compiti delicati in questo momento difficile. Coraggio e rigore morale sono i valori che ha voluto trasmettere”, ha evidenziato nella parte conclusiva del suo intervento.
Tiziano Treu (Cnel): Ricostruire insieme la storia di quegli anni
“Parliamo di un periodo della nostra storia che non ha precedenti per la gravità e l’impatto che ha avuto. Bisogna ricordarlo e farlo conoscere di più. Il Cnel condurrà una ricerca storica sui dirigenti caduti e su tutti gli uomini uccisi dai terroristi che avevano come missione quella di impegnarsi nel proprio lavoro, che credevono essere uno strumento di crescita personale e della società. Si tratta di riformisti, che i violenti volevano colpire perché cercavano di migliorare le cose. I terroristi credevano nella logica del tanto peggio tanto meglio. Le fabbriche erano uno degli epicentri in quegli anni delle azioni punitive, non perché lì ci fossero colpevoli ma perché l’ambiente si prestava a questo tipo di presenze, di persone illuminate”. Ha dichiarato il presidente del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), Tiziano Treu. “Ho ricevuto la richiesta di effettuare una ricostruzione storica dalla Fondazione Tarantelli, mi chiedo se non sia il caso di concordare anche con loro un modo per fare la storia insieme, aprendo gli archivi datoriali, degli imprenditori e degli industriali, che hanno tanto da raccontare. Si tratta di un pezzo della nostra storia, quella fatta da uomini impegnati nel lavoro e nell’impresa, che merita di essere studiata a fondo e divulgata”, ha concluso. Una proposta accettata in toto da Carlo Poledrini.
Giorgio Fossa (Confindustria): Capacità e responsabilità suoi lasciti morali
“La testimonianza di Taliercio è attuale oggi ed era attuale allora. Eravamo a circa 18 anni dalla scomparsa quando è nata la Fondazione, dedicata ad un uomo e un manager che ha insegnato come saper affrontare le sfide in anni così difficili, in cui aveva responsabilità gestionali all’interno dell’azienda, portate avanti con impegno, dedizione, professionalità ma anche con un lato umano molto pronunciato. Un aspetto che è tipico di una certa managerialità ma non è di tutti i manager”.  Giorgio Fossa, past president di Confindustria, ha ricordato così stasera la figura dell’Ingegnere.
“Affidare la memoria di Taliercio alla Fondazione era un modo per occuparci di futuro promuovendo la cultura manageriale nel Paese, si trattava allora e si tratta ancora oggi di un’intuizione vincente. Nelle competenze – ha concluso – è la chiave di una gestione moderna e orientata al futuro del Paese”.
Notarstefano (Azione Cattolica): Una terribile storia di martirio
Per Giuseppe Notarstefano, presidente Azione Cattolica Italiana, quella di Giuseppe Taliercio è stata una terribile storia di martirio, “nel senso letterale del termine, martirio vuol dire testimonianza”. “Un grande professionsita, ottimo dirigente – ha proseguito – si intuisce rileggendone i comportamenti il suo desiderio di aver cura delle persone, di puntare al benessere delle persone dentro l’ambiente lavorativo. Questi martiri hanno la consapevolezza di vivere un tempo di cambiamento e di dover operare in una maniera diversa, di essere fermento e lievito. Giuseppe da cristiano laico di Azione cattolica ha formato lì la sua fede e la sua etica. Sapeva che accettare l’incarico di direttore l’avrebbe esposto, messo al centro del mirino, ma lui accettò con grande responsabilità e profonda consapevolezza. Trovava la forza nella Bibbia, capitava spesso che i suoi figli si alzassero e che lo trovassero immerso nelle letture”. Quindi  Notarstefano ha ricordato il pentimento di Antonio Savasta, suo assassino, il quale in una lettera alla vedova Gabriella scriveva: “Suo marito in quei giorni è stato pieno di fede, incapace di odiarci. Era lui che tentava di spiegarci quale era il senso della vita ed io non capivo da dove prendesse la forza per sentirsi così sereno”. E ancora: “Se non ci foste stati voi a donare per primi questo fiore, io sarei ancora perso nel deserto”.
Merigliano (Federmanager Venezia): Silenzio stampa controproducente, serviva un canale di comunicazione
Mario Merigliano, presidente Federmanager Venezia, ha sottolineato nel suo intervento come “la scelta del silenzio stampa per gli organi di informazione fu per certi versi controproducente. La famiglia non ha avuto lo spazio per appelli che avrebbero potuto portare ad aprire un canale di comunicazione con i terroristi”. Ci fu anche il tentativo di un presidio fisso in tenda davanti al Petrolchimico. “Fare i turni di notte per testimoniare ad oltranza la disponibilità ai terroristi ad avere un dialogo”, ha aggiunto. “Non pensiamo che la storia non possa ripetersi con gli stessi pericoli, anche se magari in modo diverso”, ha concluso. “Basi pensare a ciò che sta succedendo con i no vax”.
Santarelli (past president Fondazione Taliercio): Indispensabile il ponte fra sistemi educativi e mondo del lavoro
Rita Santarelli, past president Fondazione Taliercio, ha messo in evidenza lo scopo della Fondazione di cui è stata presidente (“Creare un ponte fra i sistemi educativi e il mondo del lavoro”), ricordando come “le prime riunioni fossero una vera e propria palestra del confronto”. Fondirigenti  per Santarelli “ha costruito un modello, convincendo le imprese ad investire in formazione come metodo per crescere in se stesse”. “Ha rappresentato e rappresenta una delle realizzazioni della bilateralità di cui si può andare davvero fieri”, ha evidenziato. Un nuovo modo di fare formazione, “che è riuscito a strappare al mondo della formazione di tipo pubblico, quello delle regioni, un settore che necessita di innovazione e non di progetti fotocopia com’era tanti anni fa”.
Cardoni (Federmanager): Serve una sommatoria di competenze, essere bravi in un solo campo non basta più
Mario Cardoni, dg Federmanager, ha tracciato il profilo del manager nell’attuale contesto economico del Paese. “I fondi in arrivo dall’Europa richiedono un approccio manageriale che va introdotto in maniera massiccia in ogni articolazione, pubblica o privata. Servono persone in grado di progettare, gestire e misurare le azioni che si metteranno in campo”, ha sottolineato. “I punti strategici sono quattro: innovazione, sostenibilità, nuovi modelli organizzativi ed export”, ha rilanciato. “Dobbiamo riconsiderare il nostro modo di fare e il manager è la figura chiave per conseguire risultati. E la formazione non può essere più un elemento episodico ma strutturale. Il cambiamento è così repentino e costante che chi non si aggiorna è un futuro disoccupato. Non solo competenze tecniche, serve un team di persone affiatato, pronto ad adeguarsi al mercato, inclusivo e che sappia ascoltare. La tecnologia si può sempre comprare ma questo genere di competenze no”.
Brugnoli (Confindustria): Reskillati e upskillati di continuo per stare sul mercato
Giovanni Brugnoli, vicepresidente per l’education di Confindustria, ha concluso la tavola rotonda sottolineando l’esigenza di essere continuamente “reskillati ed upskillati per rimanere adeguatamente in linea con le esigenze del mercato”. Non è questione di essere “buon imprenditori o manager, è un contesto di mercato o si è formati o si viene buttati fuori dal mercato”. “Confindustria ha unito le due traiettorie, lavoro e capitale umano, per cambiare direzione”, ha sottolineato. “Il vissuto di Giuseppe Taliercio è quello di una strategia visionaria, in cui elementi di oggi erano presenti già ieri quando nessuno ne parlava. Ed è questo il senso dell’insegnamento che lascia a tutti noi”.
Tre giovani vincitrici
Ecco il profilo delle tre giovani vincitrici del premio riservato alle tesi di laurea: Elena Vigani, laureata in management internazionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha presentato una tesi sulla gestione dello smart-working, con una ricerca sulle competenze di leadership nei diversi contesti, al fine di comprendere quali siano i tratti fondamentali degli “Smart leader”; Ilenia Mancini, laureata in ingegneria industriale all’Università Federico II di Napoli, ha presentato una tesi sulle Dynamic – Digital Capabilities, le attitudini necessarie per realizzare una digital trasformation di successo; Claudia Del Mas, dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (Unint) ha presentato una tesi sull’applicazione dei Sustainable Development Goals (Sdg), gli obiettivi di sviluppo sostenibile approvati dalle Nazioni Unite, nel settore del lusso, ancora abbastanza inesplorato.