Giustizia e burocrazia, 40 mld di danni alle imprese: a Napoli più di 16 anni per una sentenza

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La giustizia in Italia tiene in scacco le imprese: lentezza delle indagini, burocrazia e inefficienze costano circa 40 miliardi di euro, pari a 2,5 punti di Pil. L’incertezza dei tempi processuali si traduce in meno investimenti esteri e in una perdita di 130mila posti di lavoro, secondo l’ultimo studio Cer-Eures. Il dedalo di norme e i ricorsi nelle aule dei tribunali rappresentano un freno alla capacità imprenditoriale e allo sviluppo economico del Paese. Rivolgersi a un giudice del Tar è diventata la regola più che l’eccezione. Sequestri preventivi e stop agli impianti si trasformano, talvolta, nell’anticamera del fallimento, eppure le inchieste giudiziarie possono chiudersi dopo anni con la piena assoluzione. Dal caso Ilva al calvario dei piccoli imprenditori finire nel registro degli indagati può costare caro. In Italia, in media, ci vogliono 991 giorni per arrivare a una sentenza nel settore del civile: oltre il doppio di Spagna (510), Germania (429) e Francia (395). Profonde le differenze lungo la Penisola: la distanza regionale sfiora i 1.300 giorni, protagoniste Piemonte (543) e Campania (1.813); tra province il gap è quasi di 6.000 giorni, dai 422 a Treviso ai 6.236 di Napoli, pari a oltre 16 anni. Se un processo durasse quanto uno tedesco, si guadagnerebbero posti di lavoro, mille euro di reddito pro-capite ed effetti positivi sull’erogazione del credito. Quando poi è la pubblica amministrazione a tardare consegna di documenti o pagamenti, il rischio è che il creditore diventi vittima dell’erario. “Bisogna intervenire affinché l’amministrazione rispetti i termini che la legge definisce in modo obbligatorio. Più che consentire, in astratto, indennizzi e risarcimenti per i ritardi, la vera sanzione sarebbe considerare illegittimo il provvedimento che arriva fuori tempo massimo”, spiega all’Adnkronos Miriam Allena, docente di diritto amministrativo all’Università Bocconi.