Giustizia, l’allarme dei procuratori: Effetti devastanti con le avocazioni

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Potrebbero essere “devastanti” sulle procure ma anche sui tribunali gli effetti della norma della riforma del processo penale che ha ampliato le ipotesi di avocazione dei procuratori generali, rendendola obbligatoria nei casi in cui il pm non esercita l’azione penale nei tempi prescritti. Almeno se prevarrà tra i procuratori generali l’interpretazione più restrittiva sul termine da cui scatta l’obbligo: sei mesi dall’avvio dell’indagine trascorsi senza che il pm titolare abbia chiesto al gip l’archiviazione o il rinvio a giudizio.Una deadline che coinciderebbe con il 2 marzo prossimo per la maggior parte dei procedimenti penali pendenti iscritti dopo l’entrata in vigore della riforma e che rischia di intasare procure e uffici giudicanti. A lanciare l’allarme i cinque capi delle procure di maggiori dimensioni, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino nel corso di un’audizione davanti alla Settima Commissione del Csm, che li aveva convocati per conoscere il loro punto di vista.
In un primo momento sembrava che i procuratori generali si stessero orientando per il termine più ampio di 18 mesi, ma in una successiva riunione sarebbe maturato il ripensamento. Una correzione di rotta non priva di conseguenze. Perchè – secondo i procuratori Francesco Greco (Milano), Giovanni Melillo (Napoli), Francesco Lo Voi (Palermo), Giuseppe Pignatone (Roma) e Armando Spataro (Torino)- con questi nuovi termini la gran parte dei procedimenti penali pendenti iscritti dopo l’entrata in vigore della riforma diventerebbero a rischio avocazione già tra qualche giorno. Il risultato, spiegano in un documento inviato a Palazzo dei marescialli dopo le audizioni, è che si metterebbero i pm “nella condizione di dover chiedere un numero elevatissimo di proroghe anche in procedimenti in cui non ve ne sia la necessità perchè le indagini sono di fatto completate; con effetti devastanti,anche per gli uffici gip , che già versano, come è noto, in condizione di gravissima difficoltà”. Ma non è tutto: quel termine troppo stretto renderebbe “pressochè impossibile”, soprattutto negli uffici medio-grandi, prevedere e realizzare nuovi ed “efficienti” assetti organizzativi, con cui assicurare “l’effettivo rispetto dei tempi di svolgimento delle indagini preliminari”. Di qui la richiesta che sia il Csm a “fornire ogni indicazione utile, ai fini della migliore organizzazione”.