Dies irae, dies illa!
Il quattro di luglio è uno di essi e ieri, dappertutto per il mondo, seppure in maniera diversa, è stato ricordato. Solo per caso, quest’anno, nello stesso giorno, in coincidenza quindi, c’è stato, non usuale e in maniera del tutto involontaria, un evento di rilievo che, molto probabilmente, andrà ad aggiungersi al gruppo di quelli già tenuti in evidenza nella memoria collettiva.
Ieri, ricorrenza del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza dell’America, quella parte che assunse così la denominazione di Stati Uniti d’America, gli Usa, un cittadino originario di quelle contrade ha brillato particolarmente urbi et orbi, affinché si usasse un lessico familiare alla gerarchia di cui è primus, la Chiesa cattolica.
È così che papa Leone XIV, al secolo il matematico americano professor Robert F. Prevost, recatosi a Lampedusa in visita ufficiale, ha voluto passare sotto la Porta d’Europa. È questa un’opera tridimensionale realizzata dall’artista sannita Mimmo Paladino, che da sola esprime la condizione di quell’isola. È l’approdo più utilizzato da quanti, provenendo dal Nord Africa e navigando con “mezzi” – è un eufemismo – di fortuna nel Mar Mediterraneo, si fermano sull’isola per proseguire verso varie destinazioni di tutto il Vecchio Continente.
Scavalcando a piè pari tutte le rampogne di quanti discorrono e pontificano se sia opportuno oppure no che la società occidentale tenda ad assumere i segni distintivi di una di tipo multietnico, The Pope è tornato più volte sulle considerazioni specifiche di alcune delle valenze più evidenti del fenomeno. Questa volta il Papa ha solo sfiorato l’argomento, ma è chiaro che abbia la precisa contezza di come si articoleranno le collaborazioni tra i due continenti.
Per gli Usa lo scenario appena descritto è ancora più articolato, durando ormai da alcuni secoli. Va così ricordato che al problema di fondo delle emigrazioni dall’Africa se ne sono aggiunti molti altri, originati da quanti decidevano, in altre realtà, di partire chiudendo la porta alle spalle.
Trump e Prevost, due conterranei decisamente agli opposti. Per buona sorte non confrontabili, anche perché quello che indossa l’abito bianco, piaccia oppure no, ai fatti reagisce con iniziative realizzabili. Diverso è il Biondo, che percorre la sua strada particolarmente tortuosa come fa il funambolo, senza alcuna certezza di percorrere il tratto di corda che ha davanti a sé.
Con il caldo che fa, è difficile che i protagonisti riescano a raggiungere ad horas un risultato, seppur minimo. “Animo, Cipputi”, farebbe dire il disegnatore Altan a quel lavoratore metalmeccanico, aggiungendo: “Che il caldo è arrivato a temperature tali da far sciogliere ogni cosa”. Peccato sia inefficace per annullare l’attività bellica di alcuni Paesi attualmente in armi.





































