Gli auguri di Papa Francesco al Corpo Diplomatico

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Papa Francesco dimostra nei suoi discorsi e comportamenti di essere molto attento al popolo dei fedeli e per niente ancorato ai vecchi ritmi dogmatici legati ai riti e alle celebrazioni ; un esempio anche nel discorso di inizio anno rivolto al Coro Diplomatico di cui riportiamo un tratto principale ove vengono sottolineate le azioni di alcuni Ambasciatori: “Eccellenze, Signore e Signori, un nuovo anno si apre dinanzi a noi e, come il vagito di un bimbo appena nato, ci invita alla gioia e ad assumere un atteggiamento di speranza. Vorrei che questa parola – speranza –, che per i cristiani è una virtù fondamentale, animasse lo sguardo con cui ci addentriamo nel tempo che ci attende. Certo, sperare esige realismo. Esige la consapevolezza delle numerose questioni che affliggono la nostra epoca e delle sfide all’orizzonte. Esige che si chiamino i problemi per nome e che si abbia il coraggio di affrontarli. Esige di non dimenticare che la comunità umana porta i segni e le ferite delle guerre succedutesi nel tempo, con crescente capacità distruttiva, e che non cessano di colpire specialmente i più poveri e i più deboli. Purtroppo, il nuovo anno non sembra essere costellato da segni incoraggianti, quanto piuttosto da un inasprirsi di tensioni e violenze. È proprio alla luce di queste circostanze che non possiamo smettere di sperare. E sperare esige coraggio. Esige la consapevolezza che il male, la sofferenza e la morte non prevarranno e che anche le questioni più complesse possono e devono essere affrontate e risolte. La speranza «è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili».
Con quest’animo, vi accolgo oggi, cari Ambasciatori, per porgervi gli auguri per il nuovo anno. Ringrazio in modo speciale il Decano del Corpo Diplomatico, S.E. il Signor George Poulides, Ambasciatore di Cipro, per le cordiali espressioni che mi ha indirizzato a nome di tutti voi e vi sono grato per la presenza, così numerosa e significativa, e per l’impegno che quotidianamente dedicate a consolidare le relazioni che legano la Santa Sede ai vostri Paesi e alle vostre Organizzazioni internazionali a vantaggio della pacifica convivenza tra i popoli. La pace e lo sviluppo umano integrale sono infatti l’obiettivo principale della Santa Sede nell’ambito del suo impegno diplomatico. Ad essa sono orientati gli sforzi della Segreteria di Stato e dei Dicasteri della Curia Romana, come pure quelli dei Rappresentanti Pontifici, che ringrazio per la dedizione con cui compiono la duplice missione loro affidata di rappresentare il Papa sia presso le Chiese locali sia presso i vostri Governi. In tale prospettiva si collocano pure gli Accordi di carattere generale, firmati o ratificati nel corso dell’anno appena trascorso, con la Repubblica del Congo, la cara Repubblica Centroafricana, il Burkina Faso e l’Angola, come pure l’ Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana per l’applicazione della Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella Regione Europea. Anche i Viaggi Apostolici, oltre che essere una via privilegiata attraverso la quale il Successore dell’Apostolo Pietro conferma i fratelli nella fede, sono un’occasione per favorire il dialogo a livello politico e religioso. Nel 2019 ho avuto l’opportunità di visitare diverse realtà significative. Vorrei ripercorrere con voi le tappe che ho compiuto, cogliendo l’opportunità per uno sguardo più ampio su alcune questioni problematiche del nostro tempo“.