Gli equilibri geopolitici dell’Indo-Pacifico dopo un anno di pandemia

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in foto Giorgio Starace

Mercoledì 21 aprile presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali dell’Università di Padova, nell’ambito del corso di Storia dell`Asia tenuto dal professor Francesco Petrini, l’ambasciatore italiano a Tokyo Giorgio Starace ha tenuto una lezione dal titolo “La nuova geopolitica nella regione dell’Indo-Pacifico”. L’iniziativa, organizzata da Silvia Zanlorenzi e introdotta da Elena Calandri, ordinaria di Storia delle relazioni internazionali e Presidente del corso di laurea magistrale in Relazioni internazionali e diplomazia, è stata un’importante opportunità per conoscere la visione del capo-missione italiano a Tokyo sullo scenario asiatico e sui nuovi equilibri dopo un anno di pandemia. Dodici mesi a seguito dei quali la Cina ha concluso il 2020 con una crescita inconsueta rispetto ai parametri degli ultimi anni, del 6,5%, ma già assestata nel primo trimestre del 2021, su di un sorprendente 18,3%.
Gli equilibri geopolitici più recenti dell’area indo-pacifica – definita da Starace come “sempre più stretta” – vedono il consolidarsi dell’India come nuovo rilevante attore economico e non solo, primo produttore mondiale del settore farmaceutico. Il riconoscimento più significativo del peso acquisito da Nuova Delhi, è confermato dall`appartenenza al Quad (Quadrilateral Security Dialogue), il sistema di cooperazione con partner come Giappone, Stati Uniti e Australia, inteso a valorizzare il rilievo in quell’area, di nazioni “democratiche”, e che invece agli occhi di Pechino, sulla scia dei sempre più frequenti meeting dei Quattro, appare piuttosto come una struttura con sostanziale finalità strategica.
Nondimeno nel Sud-est asiatico si consolida anche il ruolo dell’Indonesia, “il paese più musulmano del mondo” con una popolazione di circa 270 milioni di persone, che lo scorso marzo ha sottoscritto con il nuovo premier Suga un accordo per l’export di strumentazione di difesa giapponese in Indonesia. Finendo dunque ad aggiungere un ulteriore tassello agli attori coinvolti in rilevanti attività strategiche e di sicurezza dello spazio indo-pacifico.
Il recente incontro del primo ministro giapponese con il presidente Biden ha confermato una tendenza sostanzialmente inversa a quella dell’amministrazione Trump che aveva invece preferito ridurre l’engagement americano nel Pacifico. Il fatto che l`incontro dello scorso 16 aprile sia stato il primo dopo 52 anni, in cui Tokyo e Washington abbiano riportato la questione di Taiwan nell’agenda dei dibattiti, sembra aver solo che rafforzato la determinazione di Pechino a proseguire nel piano enunciato nell’ultimo congresso del Partito comunista, proseguendo cioè ad assestare le proprie posizioni sul fronte marittimo. La tensione delle ultime settimane non sembra attenuarsi, a fronte anche della sempre più disinvolta presenza di portaerei americane nello stretto di Taiwan.
In un tale scenario, l’Unione europea, con la quale Abe nei suoi lunghi anni di governo aveva sottoscritto lo European Partnership Agreement nel febbraio del 2019, creando “lo spazio commerciale piu` grande al mondo”, ha l’opportunità di proporsi come un esempio di governance continentale radicata nelle dinamiche nazionali dell’economia e della politica degli stati membri, fino a toccare agli ambiti quotidiani della vita del cittadino. Senza tralasciare l’eventualità di aprire uno spazio più attivo anche alla Russia di Putin in vista del prossimo G20 di cui all’Italia toccherà la presidenza.