Gli italiani? Un popolo di atleti, commissari tecnici e cultori del diritto

21

La frase, riferita agli italiani: “Un popolo di poeti, artisti, eroi etc”, formulata, pronunciata e poi adoperata dal Duce all’inizio delle imprese coloniali del Paese, campeggia ancora su una delle facciate del Palazzo della Civiltà che si erge Roma, nel quartiere EUR. Presa così come è, quell’affermazione sarebbe oggi incompleta. Che si debba aggiungere anche “di atleti” sembra essere scontato: le performances degli sciatori azzurri, così definibili in senso lato e la conseguente incetta di medaglie ai Giochi Invernali in corso, corroborano la tesi che l’aggiunta “di atleti” all’ elenco originale sarebbe veritiera e del tutto corretta. Non così scontate apparirebbero altre due aggiunte: “di commissari tecnici del calcio” e, sorpresa di questi ultimi tempi, “di cultori del diritto” a 360 gradi.
Del primo riconoscimento se ne ha conferma ogni lunedi mattina, intorno alle 8, entrando in un bar o altro esercizio pubblico, dove improvvisate tribune di pseudo esperti di calcio commentano, a alta voce e assumendo atteggiamenti mutuati dagli ospiti de “la domenica sportiva”, le partite disputate il giorno prima. Fin qui transeat. Il discorso si fa più delicato quando, come nell’ultimo periodo, la velleità popolare ha cercato di superare gli approcci all’argomento che già da un po’ sta intrigando la casalinga di Voghera, senza però rivolgerli a altri punti di riferimento come Cicerone, nell’antichità Principe di indiscusso del foro, o dell’imperatore Giustiniano, che ebbe l’idea vincente di raccogliere le norme vigenti negli stati accorpati da Roma in unico Codice, a cui si fa riferimento ancora oggi nei luoghi in cui trovano motivo di discussione quegli argomenti. Più precisamente, sono in molti gli italiani che ritengono utile intervenire nel “caso” referendum del prossimo mese. Una chiosa: fermo restante che ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero sempre e comunque, non è altrettanto valida l’affermazione che un quidam de populo, cioè un tale senza alcuna preparazione specifica, presuma di poter intervenire a giusto titolo in una dichiarazione ortodossa di un magistrato, sempre che resti contenuta stricto jure, quindi nell’interpretazione autentica della Costituzione.
Non volendo in alcun modo, con le considerazioni che precedono, riconoscere una qualsivoglia infallibilità a quanto possa esprimere la Magistratura. “Ars cum gratia artis” sarebbe stato il commento dei Saggi dell’ Urbe. In maniera diversa accade oggi a Roma, dove molte toghe pontificano ma non come fa Leone XIV. Nel tentativo di scavalcare quanto emanato dal potere legislativo, tentano, e a volte riescono, di scavalcare a piè pari quanto fornulato dal potere legislativo. Si è arrivati a un livello di confusione difficilmente riscontrabile nel passato recente. Ormai manca poco più di un mese alla consultazione popolare.
C’è da chiedersi come prepararsi all’appuntamento privi, per quanto possa essere realmente fattibile, di ogni condizionamento. Del resto in campagna si usa ancora il detto: “Non perché è del Papa, la sua urina è acqua santa”.