‘Gliele canteremo tutte’, la protesta degli agricoltori arriva a Sanremo

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Ieri, in diverse capitali europee, è iniziata una settimana che dovrebbe portare a compimento la protesta degli agricoltori. È stata resa ancor più evidente per la sua messa in atto servendosi dei trattori. In Italia la stessa è si sta svolgendo con con particolare condivisione e anche moderazione. Fino a questo momento, non sono stati posti in essere da quei dimostranti particolari azioni di danno a persone e cose. Una modalità che caratterizza tale dimostrazione è che la febbre di occupare luoghi pubblici con i  mezzi agricoli sta andando crescendo giorno dopo giorno, sulle strade importanti come su quelle di provincia. Nelle città altrettanto, senza tener conto delle dimensioni delle stesse.

Non solo: è di ieri la richiesta di quei lavoratori del contado di poter essere presenti sul palcoscenico del Festival di Sanremo. Da persone pratiche quali sono, gli Agricoltori devono aver pensato che l’entrata in casa di chiunque sarà all’ascolto di quella trasmissione andrà ben oltre la visibilità della pur efficace  manifestazione che stanno attuando in questi giorni. La visibilità sarebbe piena, poiché l’ evento sarà trasmesso in mondovisione. Un’ occasione da non perdere, avranno pensato bene i dirigenti delle associazioni di categoria, riflettendo a voce alta quanto stanno imbastendo. Tutto quanto in un momento in cui nel Paese stanno venendo a galla, essendo ormai nel secondo mese dell’anno, i numeri definitivi dei parametri economici, almeno di quelli salienti. L’ISTAT, Istituto Centrale di Statistica, alla fine della scorsa settimana, ha confermato i dati sull’ occupazione. Per la precisione li aveva anticipati con approssimazione alla fine dello scorso anno. Gli stessi sono risultati confermati a consuntivo, quindi pressoché invariati. Pertanto i lavoratori in Italia, dall’ inizio del secolo, non sono stati mai così numerosi. Aggiungendo che la maggior parte degli stessi ha sottoscritto un contratto a tempo indeterminato con il datore di lavoro. Quel dato è senza dubbio positivo, anche se deve essere rielaborato alla luce di altre grandezze economiche che concorrono a definire lo stato di salute della Penisola. Uno, il PIL, Prodotto Interno Lordo, basta da solo a raffreddare entusiasmi poco fondati. Nello scorso anno quel dato è rimasto pressoché invariato rispetto al 2022.

Ciò significa che la produttività -la quantità di beni e servizi realizzata da ciascun lavoratore – è senz’altro diminuita. Da quanto appena scritto, appare subito evidente che in tal modo non si crea nuova ricchezza e, ancora peggio, la remunerazione del lavoro resta ferma su livelli che non riescono a mantenere il passo della dinamica dei prezzi al consumo. Si va così incontro a una richiesta generalizzata di aumenti salariali  provenienti dalla forza lavoro che la parte datoriale non è in grado di concedere. La situazione diventerà in poco tempo insostenibile, perché di fronte alle difficoltà di far fronte ai bisogni, almeno quelli quotidiani, della famiglia, Ne deriva che l’esasperazione conseguente può portare all’ innesco di manifestazioni sociali che, in passato, hanno lasciato pesanti testimonianze della loro forza. C’è un altro aspetto che da l’idea di che cosa possa generare l’insoddisfazione generata dal coltivare la terra senza ottenerne un reddito adeguato. Altrettanto può succedere per i settori a essa collegati, come la trasformazione di quei prodotti, può far sì che nessuno voglia rimanere in campagna, con il conseguente abbandono della terra. È già successo in passato, e nulla impedisce che possa ripetersi. Una aggiunta può chiarire l’idea: che la tecnologia potrà essere d’aiuto è senz’altro vero, ma non basterà. Senza la mente e la mano dell’ uomo nessuna attività potrà dare i frutti desiderati, l’Agricoltura in particolare.