Golden Boy, il ragazzo d’oro degli anni ’90

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Tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari

di Alessandro Spagnuolo

Golden Boy (ゴールデンボーイ, Gōruden Bōi) è uno di quei titoli che definire semplicemente “cult” rischia di essere riduttivo. Nato negli anni ’90 e arrivato fino a noi in una forma tanto breve quanto incisiva, è un’opera che colpisce immediatamente per la sua durata contenuta e per l’intensità con cui riesce a concentrare idee, ritmo e personalità. Sei episodi soltanto, eppure ognuno sembra portare sulle spalle il peso e l’energia di una serie molto più lunga. Al centro c’è Kintaro Oe (大江金太郎, Ōe Kintarō), giovane errante, geniale e sfacciato, che si muove per il Giappone in sella alla sua bicicletta passando di lavoro in lavoro e di incontro in incontro, immerso in situazioni sempre nuove e imprevedibili.

Golden Boy gioca apertamente con l’erotismo e la comicità demenziale, ma lo fa senza mai perdere una sua identità precisa: quella di un racconto leggero solo in apparenza, capace di nascondere una filosofia di vita sorprendentemente limpida. È un anime che non spreca nulla, che va dritto al punto e poi si ritira, lasciando allo spettatore la sensazione di aver assistito a qualcosa di rapido, irriverente e, proprio per questo, memorabile.

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Golden Boy (ゴールデンボーイ, Gōruden Bōi) è un cult degli anni ’90: un manga di Tatsuya Egawa (江川達也) pubblicato tra il 1992 e il 1997 e la sua breve serie OAV del 1995 in soli 6 episodi,che racconta le avventure di Kintarō Ōe, venticinquenne brillante ma pervertito in cerca di “imparare dalla vita”. In ogni episodio Kintarō viaggia per il Giappone a bordo della sua mountain bike “Mezzaluna” lavorando come tuttofare in ambienti diversi; ogni storia lo vede alle prese con una giovane donna – le cosiddette “Golden Girl” – dalla quale apprende una morale (“imparo, imparo…” è il suo celebre motto) e che di solito si innamora di lui, salvo vederlo ripartire sull’onda del suo spirito errante. La serie OAV trasmette questa filosofia di vita con uno spirito giocoso: nonostante le scene erotiche da commedia demenziale (in pieno stile ecchi) rimane un anime educativo nei suoi intenti.

Perché serie OAV

Negli anni novanta il formato Original Animation Video era il territorio ideale per opere considerate rischiose o non allineate alla televisione generalista. Golden Boy, con il suo umorismo esplicitamente erotico, il protagonista sopra le righe e una comicità che vive di eccessi visivi e verbali, difficilmente avrebbe potuto trovare spazio in una programmazione TV standard senza snaturarsi. L’OAV permetteva invece libertà totale: niente vincoli di fascia oraria, nessuna censura preventiva, e soprattutto la possibilità di rivolgersi direttamente a un pubblico adulto disposto a comprare il prodotto.

C’è poi un aspetto artistico e produttivo, la serie non nasce come progetto seriale a lungo termine, ma come una selezione di episodi autoconclusivi, pensati per funzionare singolarmente, quasi come piccoli film. Il formato OAV consentiva di curare maggiormente animazione, regia e tempi comici, concentrando il budget su pochi episodi invece di diluirlo in una lunga serie televisiva. Il risultato è una durata breve ma estremamente densa, in cui ogni episodio ha una sua identità forte.

Fu anche fatta una scelta strategica, venne concepito come un prodotto da collezione, destinato al mercato home video, capace di alimentare il passaparola e costruire uno status da titolo di culto, breve, audace e senza compromessi, che proprio grazie al formato OAV ha potuto essere esattamente ciò che è: libera, eccessiva, intensissima.

Etimologia del nome

Il nome del protagonista “Kintarō” deriva da un eroe leggendario del folclore giapponese, il “bambino d’oro” (金太郎), un fanciullo dotato di forza straordinaria. Il kanji (kin) significa “oro” e 太郎 (tarō) “figlio primogenito/ragazzo”, dunque “ragazzo d’oro”. Il sottotitolo originale del manga, Sasurai no O‐benkyō Yarō, tradotto in “giovane scapestrato che vaga studiando”, evidenzia l’ironia di un personaggio che abbandona l’Università, perché “ha già imparato tutto” e si mette “in viaggio” per apprendere dalle esperienze della vita.

Trama (senza spoiler)

Kintaro Oe è un ragazzo di 25 anni che ha lasciato la facoltà di legge dell’Università di Tokyo perché, a suo dire, aveva già imparato tutto il necessario. Con una mountain bike (affettuosamente chiamata Mezzaluna) e una mentalità da freeter (ossia “lavora spesso saltuariamente”), attraversa il Giappone accettando vari impieghi part-time. Ogni episodio vede il protagonista alle prese con un nuovo lavoro – dalla segretaria alle pubbliche relazioni, dalla cuoca all’istruttrice di nuoto – sempre con una giovane donna legata a quel lavoro. Grazie al suo ingegno e alla sua tenacia, è un “prodigio in tutto ciò che fa” e condivide ad ogni incontro il suo insaziabile desiderio di imparare. In pratica, Golden Boy è una successione di gag comiche in cui Kintaro fa impazzire con le sue fantasie e le esagerazioni di testosterone tutte le belle donne che incontra, mantenendo però un’aria ottimista e mai disonesta. L’ultimo episodio, sceneggiato ad hoc per la serie anime, chiude in modo plausibile la storia – situazione che nel manga non era prevista.

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Episodi

L’anime è composta da 6 episodi OAV pubblicati tra il 1995 e il 1996 in Giappone. Le prime cinque puntate sono adattamenti fedeli di altrettanti capitoli del manga, mentre il sesto è stato scritto appositamente per avere un finale conclusivo. L’anime fu trasmesso in Italia nel 1999 da MTV in due tranche da 3 OAV per DVD.

Manga

Il manga di Golden Boy rappresenta uno degli esempi più emblematici della libertà creativa che caratterizzò il fumetto giapponese dei primi anni Novanta. Ideato e disegnato da Tatsuya Egawa (江川達也, Egawa Tatsuya), autore noto per la sua inclinazione a mescolare ironia, erotismo e riflessione sociale, Golden Boy viene serializzato in Giappone tra il 1992 e il 1997 sulla rivista Super Jump (スーパージャンプ?, Sūpā Janpu, abbreviata talvolta anche in SJ), edita da Shūeisha (集英社), una delle case editrici più importanti dell’industria manga.

La pubblicazione in Super Jump, rivista rivolta a un pubblico adulto, non è casuale. Questo contesto editoriale consente a Egawa di muoversi con grande libertà, costruendo una serie episodica apparentemente leggera, ma in realtà destinata a evolversi in modo sempre più radicale. I capitoli iniziali sono dominati da una comicità esplosiva, da gag visive estreme e da un uso dell’erotismo volutamente caricaturale, con Kintarō Ōe al centro della scena come incarnazione dell’eccesso, della curiosità intellettuale e dell’istinto incontrollato.

Con il progredire della serializzazione, però, il manga cambia pelle. L’umorismo resta, ma viene progressivamente affiancato da tematiche più adulte e da un erotismo meno giocoso e più diretto, fino a segnare una netta distanza tra la prima fase della serie e la sua conclusione. Questa trasformazione è una delle caratteristiche più discusse dell’opera e testimonia la volontà di Egawa di non cristallizzare il successo iniziale, ma di spingere il racconto verso territori più provocatori e sperimentali.

Dal punto di vista grafico, il manga mostra una grande padronanza del mezzo: il tratto è dinamico, fortemente espressivo, con un uso quasi teatrale delle deformazioni facciali e del linguaggio del corpo. Kintarō diventa una vera e propria maschera comica, capace di passare in un istante dal grottesco al carismatico, elemento che contribuisce in modo decisivo all’identità visiva della serie.

A distanza di anni, l’autore tornerà sull’opera con Golden Boy II, pubblicato tra il 2010 e il 2011, un sequel che prosegue la linea più adulta e provocatoria del finale del manga originale, confermando definitivamente la natura mutevole e irregolare del progetto.

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Stile visivo e qualità dell’animazione

L’anime conserva un caratteristico look anni ’90, realizzato dallo studio Another Push Pin Planning Co., Ltd. abbreviato in A.P.P.P. Souten Studio (蒼天スタジオ) 有限会社アナザープッシュピンプランニング, famosa per OAV come Ken il guerriero: Le origini del mito, Le bizzarre avventure di Jo Jo, Street Fighter Alpha: Generations e tanti altri) sotto la regia di Hiroyuki Kitakubo (北久保 弘之, Kitakubo Hiroyuki). I character design sono dell’allora giovanissimo Toshihiro Kawamoto (川元 利浩, Kawamoto Toshihiro), futuro cofondatore di Studio Bones (株式会社ボンズ, Kabushiki-gaisha Bonzu, famosa per anime come I cieli di Escaflowne il film, Cowboy Bebop il film, My Hero Academia), ma alcuni critici notano che l’aspetto grafico risente di un’impostazione piuttosto datata per il 1995. In compenso, l’animazione è fluida e ricca di dettagli: le scene comiche e le sequenze più paradossali sono animate con dinamismo. Ad esempio sono curati i dettagli tecnici come la mountain bike Mezzaluna su cui viaggia Kintaro, così come gli ambienti montani e cittadini attraversati nelle sue peripezie.

Musiche

Le musiche originali della serie sono firmate da Joyo Katayanagi. Il tema principale dell’anime (che funge sia da sigla iniziale che da accompagnamento) è un brano strumentale intitolato “Golden Boy” (lo stesso titolo della serie) composto da Katayanagi. Questa traccia, senza testo cantato, è contraddistinta da un’atmosfera rilassata e giocosa.

In Europa è nota anche una versione in lingua inglese con testo: la sigla “My Golden Boy” dei Computerjockeys, realizzata per la versione internazionale dell’anime.

Nella versione giapponese, Golden Boy è associato al brano “Study A Go!! Go!! (Ver.1)” dei Golden Girls, una canzone con testo cantato che, pur non essendo una sigla televisiva nel senso classico, è diventata nel tempo uno dei riferimenti musicali più riconoscibili legati alla serie ed è oggi facilmente reperibile anche online.

Film animati

A oggi non sono stati realizzati film cinematografici della serie. La storia è rimasta confinata ai 6 OAV originali senza trasposizioni o lungometraggi aggiuntivi.

Live action

Non esistono adattamenti live action ufficiali di Golden Boy né serie TV o film in carne e ossa basati su questi personaggi. L’unico “Golden Boy” noto altrove è una serie crime statunitense omonima (2013), del tutto scollegata dal manga giapponese.

Spin-off e crossover

L’unico spin-off rilevante è il manga sequel Golden Boy II (2010-2011), anch’esso scritto dallo stesso autore. Non risultano invece crossover formali con altre serie: Kintaro Oe non compare in nessun anime o manga al di fuori dei suoi capitoli. Dunque, oltre a Golden Boy II, non vi sono opere direttamente collegate.

Ordine cronologico

  1. Golden BoyOAV 6 episodi (autunno 1995 – primavera 1996).

Non vi sono altri film o serie derivate, quindi basta seguire l’ordine originale di pubblicazione degli OAV.

Premi

Golden Boy non ha ricevuto premi o candidature di rilievo in ambito anime/manga. Non comparivano appuntamenti di award internazionali importanti al tempo della sua uscita, e nelle fonti online non risultano segnalazioni di riconoscimenti ufficiali. Tuttavia è da molti considerato un classico di culto del genere.

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Videogiochi

Non esistono videogiochi ufficiali basati su Golden Boy.

Censura italiana

In Italia la serie è stata trasmessa in doppia versione: una parzialmente censurata (tagliata di alcune scene più esplicite) durante la prima edizione su MTV in fascia pre-serale, e una versione integrale trasmessa in seconda serata. Il manga italiano presentava alcune scene edulcorate rispetto all’originale giapponese, ma nell’anime le censure furono contenute (alcune inquadrature e battute vennero ammorbidite o rimosse). In ogni caso, anche nella versione italiana integrale Golden Boy rimane abbastanza “aperto” da rientrare nel catalogo ecchi adolescenziale, tipo di erotismo allusivo, esagerato e giocoso, costruito su situazioni ambigue, gag visive, inquadrature ammiccanti e reazioni spropositate dei personaggi. È un erotismo che suggerisce molto più di quanto mostri e che trova la sua forza nel non prendersi mai completamente sul serio, senza cadere in vere scene pornografiche.

Curiosità

  • La mountain bike di Kintarō si chiama Mikazuki 5, mentre nella versione italiana Mezzaluna 5e gli è così preziosa da essere praticamente un personaggio della serie.
  • Il suo motto «Imparo, imparo… imparo!» è diventato uno slogan cult tra i fan, mentre nell’anime originale la sua esclamazione era 勉強、勉強!”, che tradotto diventa Benkyou, benkyou! – Studio, studio!.
  • Nell’episodio 6 (“L’animazione è divertente!”) Tatsuya Egawa appare fisicamente in una sequenza live-action verso la fine dell’episodio, interpretando se stesso mentre lavora nel suo studio di animazione. Nel contesto della storia, il protagonista finisce proprio dove si produce l’anime di Golden Boy, rompendo la quarta parete.
  • Golden Boy fu tra i primi anime trasmessi in Italia in due versioni: una censurata per il prime time e una integrale in seconda serata.
  • Il sesto episodio, che conclude la serie, fu scritto appositamente per l’anime (non era tratto dal manga) per dare un finale compiuto.

Conclusione

In conclusione resta un piccolo gioiello di demenzialità e buonismo televisivo. Anche se spesso criticato come ecchi sopra le righe, il suo cuore è nella voglia di imparare e nella gioia del protagonista, che conquista il pubblico tanto da renderlo un cult generazionale. L’eredità di Kintaro Oe vive nelle produzioni successive più anticonformiste ed entusiastiche: la sua filosofia di vita ha infatti contagiato mangaka e animatori post-anni ’90, anche se in modo indiretto, va visto almeno una volta per il suo umorismo spiazzante, le gag irriverenti e quella genuina carica di ottimismo studentesco che continua a divertire ancora oggi.

Per apprezzarla al meglio si consiglia la visione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, attualmente è possibile solo acquistarla o noleggiarla.

Buona visione

Anime
Gli anime sono produzioni animate provenienti dal Giappone, disponibili in TV, al cinema o sulle piattaforme di streaming. A differenza dei cartoni animati occidentali, gli anime si distinguono per il loro stile artistico distintivo, trame avvincenti e una grande diversità di generi, che includono azione, commedia, fantasy e dramma.

Si dividono in:

Kodomo (dal giapponese bambino/a) rivolto ad un pubblico di bambini. Esempi: Doraemon, Pokemon e Heidi.

Shōnen (dal giapponese ragazzo) per un pubblico di ragazzi adolescenti. Esempi: Dragon Ball, One Piece e Naruto.

Shōjo (dal giapponese ragazza) indirizzati ad un pubblico di ragazze adolescenti Esempi: Sailor Moon, Mila e Shiro e Kiss me Licia.

Seinen (dal giapponese uomo giovane) destinati ad un pubblico adulto maschile dai 18 anni in su. Esempi: Berserk, Vinlad Saga, Psycho Pass.

Josei (dal giapponese donna) per un pubblico adulto femminile. Esempi Nana, Paradise Kiss e Vampire Knight.

Manga
I manga sono fumetti giapponesi. Si distinguono per alcune caratteristiche uniche. Innanzitutto, la lettura avviene sempre da destra verso sinistra, partendo dall’ultima pagina. Molti manga sono stampati in bianco e nero, focalizzandosi sul dettaglio del tratto e sull’espressività dei personaggi. Lo stile di disegno è spesso caratterizzato da occhi grandi e intensi, capelli dalle forme e colori vivaci, e un’enfasi sulle reazioni emotive attraverso espressioni facciali e simbolismi visivi.

Spokon
Il termine spokon (スポ根) nasce in Giappone dall’unione di “sport” (スポーツ, supōtsu) e “konjō” (根性), che significa grinta, forza di volontà. Questo genere racconta storie sportive dove l’elemento centrale non è solo la competizione, ma soprattutto il percorso interiore dei protagonisti, fatto di sacrifici, allenamenti estenuanti e determinazione incrollabile. Lo spokon celebra la volontà di non arrendersi mai, trasformando lo sport in una scuola di vita. È un racconto epico in cui ogni partita è una battaglia, e ogni sconfitta diventa un passo verso la crescita.

One-Shot
Nel mondo del manga, un one-shot è una storia autoconclusiva, generalmente pubblicata in un singolo capitolo, che presenta una trama completa con personaggi, ambientazione e conclusione all’interno di un numero limitato di pagine. La sua caratteristica fondamentale è l’autonomia narrativa: non prevede seguiti o serializzazioni, e si sviluppa interamente in una sola pubblicazione, anche se può variare in lunghezza da una quindicina a oltre cento pagine.

Manhwa
Il termine manhwa indica i fumetti prodotti in Corea del Sud, e in alcuni contesti si riferisce anche al fumetto coreano in generale. La parola è composta da due ideogrammi cinesi: “man” () che significa “libero, spontaneo, senza limiti” e “hwa” () che significa “disegno, pittura”. Quindi, letteralmente, manhwa può essere tradotto come “disegno spontaneo” o “fumetto libero”.

Il manhwa si distingue dal manga giapponese soprattutto per stile grafico, formato di pubblicazione e modi di lettura:

  • Formato e distribuzione: tradizionalmente pubblicato su riviste settimanali o mensili, spesso in bianco e nero, ma con la crescente diffusione dei webtoon, molti manhwa oggi sono realizzati per la lettura digitale, con pagine verticali ottimizzate per smartphone.
  • Stile artistico: i tratti tendono a essere più realistici rispetto al manga, con attenzione ai dettagli architettonici e all’abbigliamento.
  • Temi e target: i manhwa spaziano dai generi romantici e scolastici agli action, horror e fantasy, spesso con una narrazione più matura e drammatica, riflettendo differenze culturali tra Corea e Giappone.

In sintesi, il manhwa è il corrispettivo coreano del manga giapponese, ma con caratteristiche peculiari che lo rendono immediatamente riconoscibile, soprattutto nella grafica e nella fruizione digitale moderna.

OAV
L’OAV (Original Animation Video) è un episodio o una serie di episodi anime che vengono prodotti direttamente per il mercato home video (VHS, DVD, Blu-ray, streaming on demand) senza essere trasmessi prima in televisione o al cinema. Pensa agli OAV come a degli “speciali” o delle “uscite dirette per il video” che spesso approfondiscono storie secondarie, esplorano universi alternativi o continuano trame di serie TV già concluse, offrendo maggiore libertà creativa rispetto alle produzioni destinate al palinsesto televisivo.

Moe
La parola “moe” (萌え) è un termine giapponese usato nel mondo degli anime e manga per descrivere un sentimento di affetto, attrazione o tenerezza verso un personaggio (di solito femminile) che ha caratteristiche adorabili, ingenue o protettive.