Governare la realtà, non inseguire gli slogan. Cilento, l’emergenza cinghiali e il dovere della buona politica

di Attilio Bianco*
e
Antonluca Cuoco**

L’approvazione in Senato del Ddl Caccia ha riacceso un dibattito che, come spesso accade quando si parla di ambiente, rischia di essere dominato più dalle emozioni che dall’analisi dei fatti. Tra slogan contrapposti e prese di posizione ideologiche, si perde di vista la domanda fondamentale: quale scelta tutela davvero l’ambiente e l’interesse collettivo?

Il caso del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa distorsione.

Negli ultimi decenni la popolazione di cinghiali ha raggiunto livelli incompatibili con l’equilibrio dell’ecosistema. Una situazione determinata da molteplici fattori, tra cui la riduzione dei predatori naturali, l’elevata capacità riproduttiva della specie e probabilmente l’insufficienza dei risultati raggiunti dai selecontrollori individuati dall’Ente Parco.

Negare oggi l’esistenza del problema significa ignorare una realtà che agricoltori, amministratori locali e cittadini conoscono fin troppo bene.

Ogni anno migliaia di ettari di coltivazioni vengono devastati. Stime recenti prevedono la presenza di oltre 30.000 esemplari, con una densità che in talune zone supera i 10 capi per ettaro. Aziende agricole vedono compromesso il proprio lavoro, con danni economici spesso non integralmente risarciti. Gli incidenti stradali provocati dall’attraversamento improvviso degli animali rappresentano un rischio crescente per la sicurezza pubblica. A tutto questo si aggiunge un aspetto meno percepito dall’opinione pubblica ma altrettanto rilevante: una popolazione eccessiva di cinghiali altera profondamente gli habitat, esercitando una pressione insostenibile sulla biodiversità e sulle altre specie selvatiche.

È proprio qui che emerge una concezione moderna della tutela ambientale.

Difendere la natura non significa rinunciare a intervenire. Significa, al contrario, preservarne gli equilibri. Un ecosistema squilibrato non è un ecosistema protetto.

Per questo una visione liberaldemocratica rifiuta sia il negazionismo del problema sia le contrapposizioni ideologiche. Governare significa assumersi la responsabilità di decidere sulla base delle evidenze scientifiche, affidandosi alle competenze degli enti tecnici e della comunità scientifica, non alle emozioni del momento.

La gestione della fauna selvatica richiede un approccio integrato. Non esistono soluzioni semplici né scorciatoie.

Occorre investire nella prevenzione dei danni, sostenere la realizzazione di recinzioni efficaci, migliorare i sistemi di monitoraggio, utilizzare catture dove concretamente praticabili e, quando tutte queste misure non risultano sufficienti, ricorrere ad abbattimenti selettivi effettuati esclusivamente da personale qualificato, all’interno di piani di gestione scientificamente fondati e rigorosamente controllati.

Proprio in tale ottica, il disciplinare approvato dal Consiglio Direttivo del Parco nel luglio del 2025 dimostra che non si sta improvvisando alcuna “caccia libera”, ma che esiste già un sistema di gestione estremamente rigoroso: un Piano di Gestione del Cinghiale, sottoposto al parere di ISPRA, con abbattimenti selettivi, catture, formazione degli operatori, controlli dei Carabinieri Forestali, protocolli sanitari e regole operative molto stringenti.

L’abbattimento selettivo non rappresenta un fallimento della tutela ambientale, ma uno degli strumenti attraverso cui essa viene concretamente realizzata quando ogni altra misura si dimostra insufficiente.

Se le valutazioni degli enti competenti indicano la necessità di ridurre la popolazione di migliaia di esemplari ogni anno, non siamo di fronte a una scelta politica o ideologica. Siamo di fronte a una misura di gestione faunistica resa necessaria da un’emergenza che, se ignorata, continuerà a produrre danni economici, ambientali e sociali sempre maggiori.

Il vero ambientalismo non consiste nel lasciare che la natura segua dinamiche ormai profondamente alterate dall’intervento umano. Consiste nel ricostruire, per quanto possibile, quell’equilibrio che proprio l’uomo ha contribuito a compromettere.

La politica ha il dovere di affrontare questi temi con coraggio, senza inseguire il consenso facile né cedere alla tentazione della propaganda. Servono decisioni trasparenti, motivate da dati oggettivi, spiegate con chiarezza ai cittadini e orientate esclusivamente al bene comune.

Perché la responsabilità di chi governa non è scegliere ciò che appare più popolare, ma ciò che risulta più giusto ed efficace.

Soprattutto quando questo significa assumere decisioni difficili.

*referente Cilento Partito Liberaldemocratico Salerno
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segretario Partito Liberaldemocratico Salerno