Governo: il sociologo, non parlare di ‘populisti’ per delegittimare avversario

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Roma, 5 giu. (Labitalia) – “Abbiamo il nuovo governo formato dalla Lega e dal M5S. Quale sarà, a questo punto, l’opposizione non solo istituzionale ma socio-politica capace di opporsi ai giallo-verdi? Si sta componendo e si dovrà formare, certo. Ma molte figure politiche in Italia, a iniziare dal Pd fino ad arrivare a Forza Italia, e in Europa, continuano a definire il nuovo esecutivo con il termine ‘populista’. Per non parlare della stampa nazionale e, ancora di più, internazionale dove il termine si spreca e abusa. Chissà come mai questa affezione verso le parole ‘populismo’ e ‘populista’ e, soprattutto, perché viene usata come insulto o epiteto che dovrebbe delegittimare l’avversario?”. A porsi l’interrogativo il sociologo della comunicazione Andrea Fontana.

“Su qualche manuale di sociologia politica – analizza l’esperto – le due parole possono anche essere intese come offese, ma nella realtà quotidiana, soprattutto nel percepito degli elettori, in particolare dei tanti che abitano negli hinterland e nelle periferie di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Bari, etc., non è così. Anzi, assumono valenze e vissuti estremamente positivi. Altrimenti, non si spiegherebbero i risultati sotto gli occhi di tutti”.

“I populisti sono diventati, come raccontato da Conte, gli ‘avvocati del popolo’ e come tali vengono percepiti. Non certo dal momento in cui Conte ne ha parlato, ma da molto tempo prima. M5S e Lega vengono, infatti, da campagne elettorali basate su narrative a difesa del popolo italiano e contro l’establishment e le élite. Racconti politici che sono proseguiti anche dopo le elezioni e che, sempre agli occhi dell’elettorato, hanno rinforzato durante i lunghi giorni prima della creazione del governo, come dimostrano i diversi sondaggi”, sottolinea.

“Il cosiddetto ‘populista’ – dice il sociologo – ora ha con sé due potenti narrazioni che sarà difficile scalzare e se le terrà a lungo: la narrazione del potere e quella della cura. Il populista, nel percepito comune, è il portatore della nuova legge: cioè il nuovo potere del popolo e anche il difensore, colui che cura gli interessi nazionali. È quello che tutela, difende, custodisce, protegge. È il guardiano della narrazione materna contro la narrazione matrigna fatta finora dalle altre forze politiche; incapaci di capire che all’Europa deve essere affiancato un cuore, altrimenti da sogno verso cui tendere diventa incubo da cui essere difesi”.

“E chi è che difende il popolo dagli incubi, cioè dal terrore della notte? Di solito sono gli eroi e gli dei. Per questo, oggi è perentorio non chiamare più, almeno in Italia, gli esponenti di Lega e M5S ‘populisti’ perché, ora, nel percepito comune, sono i ‘cavalieri che compiono l’impresa’. Coloro che ci salvano dalla strega matrigna riportandoci a casa. Vedremo come si comporteranno e quello che accadrà, ma una cosa è certa: chiamandoli ‘populisti’ si rinforza la ‘cornice’ che ora hanno intorno, una contorno luccicante di rifugio e sollecitudine”, osserva.

“Un consiglio a tutte le opposizioni, qualunque esse saranno: se volete vincere – conclude Fontana – iniziate a creare un nuovo racconto e una nuova cornice (o frame) di riferimento. Trovate nuove parole con cui definirvi e definire i vostri avversari, perché ‘destra vs sinistra’, ‘populisti vs élite’, di fronte al terrore della notte, non hanno più senso. Soprattutto, in una politica basata sulle emozioni, la velocità e la crossmedialità”.