Governo, la lezione di Deng sui gatti che acchiappano i topi

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In foto Vincenzo Boccia

Non importa che sia un gatto bianco o un gatto nero, finché cattura topi è un buon gatto. L’intervento del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia al Meeting di Rimini – Più che il colore delle coalizioni di governo quello che conta è fissare gli obiettivi – sembra ispirarsi alla famosa massima di Deng Xiaoping.
Non è più tempo di farsi guidare dalle ideologie e d’inseguire fumose suggestioni. Quello che serve ora al Paese è un bagno di realtà: la presa di coscienza che occorre adattarsi a fare quello che serve rinunciando alla facile demagogia che porta a promettere l’impossibile e a compiere scelte a lungo dannose.
E non c’è dubbio che se c’è un punto dal quale ripartire è quello che conduce alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. Di lavoro e crescita, infatti, il Paese ha fame come tutte le categorie rappresentative hanno confermato al governo che ripetutamente le ha consultate.
A ribadirlo con particolare forza è stato anche il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, che con Boccia si è confrontata a Rimini nel pieno delle consultazioni per cercare uno sbocco alla crisi scoppiata in pieno agosto. Che cosa impedisce agli interlocutori istituzionali e politici di dare seguito alle indicazioni?
Non sempre l’arte che serve per infiammare le piazze e fare proseliti coincide con quella utile a trovare soluzioni vantaggiose per l’intero Paese. L’interesse nazionale richiede una grande capacità di ascolto e il coraggio di assumere anche decisioni impopolari se ci si convince dell’efficacia che avranno nel tempo.
Insomma, bisogna avere lo sguardo lungo e non fermarsi a contemplare la punta del naso – come troppo spesso accade – confondendo l’applauso per la frase ad effetto e l’apprezzamento per l’esibizione muscolare per attitudine a governare nel nome del popolo. L’entusiasmo va e viene con la stessa velocità.
E allora ecco l’invito a lasciare da parte i connotati spettacolari del comando per andare al sodo. E scoprire che l’Italia è indissolubilmente legata all’Europa – di cui è socio fondatore -, che i presunti nemici francesi e tedeschi sono i nostri principali partner commerciali, che la fiducia non va mai tradita.
Un quadro coerente e lungimirante composto da misure organiche di politica economica deve soppiantare l’attuale sistema fatto di provvedimenti nati per soddisfare promesse elettorali e che, riassunti nel contratto di governo, hanno dato ai bisogni risposte parziali e spesso deludenti per gli stessi beneficiari.
Si tratta di cambiare paradigma di pensiero e di azione. Decidere chi vogliamo essere, come desideriamo che il mondo ci consideri, quale ruolo avere – in politica e in economia – sullo scacchiere europeo e internazionale, scegliere e indicare che genere di Paese vogliamo diventare tra vent’anni.
Sono questi i motivi che rendono delicata la scelta del prossimo esecutivo. Poi, certo, verrà la spartizione del potere, ci saranno le nomine degli enti da compiere, interverranno le motivazioni personali… Ma solo dopo e in subordine alla messa in sicurezza della nostra esistenza in vita.
Nonostante tutto siamo una grande potenza manifatturiera. Non abbiamo materie prime né fonti energetiche e alla nostra capacità di lavoro e di trasformazione dobbiamo il successo delle generazioni che ci hanno preceduto. Non disperdiamo questa eredità e, anzi, forniamo un contributo al suo arricchimento.