Governo lima il Def, oggi il varo in Cdm

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Sarà un Def probabilmente poco ottimista quello che il governo si appresta a varare oggi in consiglio dei ministri. Il lavoro di limatura è ancora in corso, con riunioni tecniche che si sono susseguite fino all’ultimo nelle stanze del ministero del Tesoro, ma l’incontro tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi ieri pomeriggio è stato probabilmente risolutivo per mettere a punto gli ultimi ritocchi. Il nuovo Documento di economia e Finanza, da presentare in Europa corredato dal Piano nazionale di riforme, conterrà le stime macroeconomiche aggiornate del quadriennio, con quasi inevitabili revisioni al ribasso per il Pil. Dopo un 2015 chiusosi sotto le aspettative, anche l’iniziale previsione di una crescita all’1,6% quest’anno non sarà centrata.

La ripresa dell’economia mondiale si sta rivelando estremamente inferiore a quanto sperato fino a poco tempo fa, in Europa l’inflazione non riesce ancora a ripartire, gli investimenti stentano ed anche l’Italia ne sta vivendo le conseguenze. La nuova forchetta di aumento del Pil sembra dunque oscillare tra 1,2% e 1,4%, ma la revisione al ribasso non comporterà, secondo quanto più volte ribadito da esponenti del Tesoro, la necessità di una manovra aggiuntiva. L’aggiustamento di bilancio per salvaguardare il deficit sarà infatti puramente amministrativo e risorse si reperiranno dal surplus di entrate in arrivo dalla voluntary disclosure e dal calo degli interessi sul debito. Proprio il debito resta però una delle note dolenti. Non solo perché la deflazione pesa come un macigno sui calcoli statistici, ma anche perché il processo di privatizzazioni, con i mercati finanziari in fase di estrema difficoltà, non sta rispettando i tempi previsti. L’ipo di Fs è stata rimandata a data da destinarsi e per sostituirla si sta pensando ad una nuova immissione sul mercato di azioni di Poste italiane. Il tutto potrebbe modificare però – almeno nel 2016 – le previsioni sugli incassi.

L’impegno alla riduzione del debito comunque resta e nel Def dovrà essercene ancora prova. Discorso a parte invece sul 2017. Per l’anno prossimo il governo ha già promesso il taglio dell’Ires (scritto nero su bianco sulla legge di stabilità 2016) e il disinnesco di oltre 15 miliardi di clausole di salvaguardia sull’Iva. Assicurare queste due mosse lasciando il rapporto Deficit-Pil all’attuale stima di 1,1% sembra praticamente impossibile. Ed è per questo che con ogni probabilità l’Italia tornerà alla carica in Europa chiedendo nuovi margini di flessibilità, giustificati con le riforme e – se Bruxelles se ne convincerà – con i nuovi calcoli su crescita potenziale e output gap. Notizie positive arrivano intanto dal collocamento del Btp Italia, a testimonianza che il debito italiano ‘piace’ ai mercati. Il Tesoro ha infatti raccolto ordini per 8 miliardi di euro per la nuova emissione, la nona, di cui 4,2 miliardi sul comparto retail, quello degli investitori privati.

Sarà un Def probabilmente poco ottimista quello che il governo si appresta a varare oggi in consiglio dei ministri. Il lavoro di limatura è ancora in corso, con riunioni tecniche che si sono susseguite fino all’ultimo nelle stanze del ministero del Tesoro, ma l’incontro tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi ieri pomeriggio è stato probabilmente risolutivo per mettere a punto gli ultimi ritocchi. Il nuovo Documento di economia e Finanza, da presentare in Europa corredato dal Piano nazionale di riforme, conterrà le stime macroeconomiche aggiornate del quadriennio, con quasi inevitabili revisioni al ribasso per il Pil. Dopo un 2015 chiusosi sotto le aspettative, anche l’iniziale previsione di una crescita all’1,6% quest’anno non sarà centrata.

La ripresa dell’economia mondiale si sta rivelando estremamente inferiore a quanto sperato fino a poco tempo fa, in Europa l’inflazione non riesce ancora a ripartire, gli investimenti stentano ed anche l’Italia ne sta vivendo le conseguenze. La nuova forchetta di aumento del Pil sembra dunque oscillare tra 1,2% e 1,4%, ma la revisione al ribasso non comporterà, secondo quanto più volte ribadito da esponenti del Tesoro, la necessità di una manovra aggiuntiva. L’aggiustamento di bilancio per salvaguardare il deficit sarà infatti puramente amministrativo e risorse si reperiranno dal surplus di entrate in arrivo dalla voluntary disclosure e dal calo degli interessi sul debito. Proprio il debito resta però una delle note dolenti. Non solo perché la deflazione pesa come un macigno sui calcoli statistici, ma anche perché il processo di privatizzazioni, con i mercati finanziari in fase di estrema difficoltà, non sta rispettando i tempi previsti. L’ipo di Fs è stata rimandata a data da destinarsi e per sostituirla si sta pensando ad una nuova immissione sul mercato di azioni di Poste italiane. Il tutto potrebbe modificare però – almeno nel 2016 – le previsioni sugli incassi.

L’impegno alla riduzione del debito comunque resta e nel Def dovrà essercene ancora prova. Discorso a parte invece sul 2017. Per l’anno prossimo il governo ha già promesso il taglio dell’Ires (scritto nero su bianco sulla legge di stabilità 2016) e il disinnesco di oltre 15 miliardi di clausole di salvaguardia sull’Iva. Assicurare queste due mosse lasciando il rapporto Deficit-Pil all’attuale stima di 1,1% sembra praticamente impossibile. Ed è per questo che con ogni probabilità l’Italia tornerà alla carica in Europa chiedendo nuovi margini di flessibilità, giustificati con le riforme e – se Bruxelles se ne convincerà – con i nuovi calcoli su crescita potenziale e output gap. Notizie positive arrivano intanto dal collocamento del Btp Italia, a testimonianza che il debito italiano ‘piace’ ai mercati. Il Tesoro ha infatti raccolto ordini per 8 miliardi di euro per la nuova emissione, la nona, di cui 4,2 miliardi sul comparto retail, quello degli investitori privati.