Governo Renzi alla prova della sfuducia in Senato – La diretta dalle 16.30 –

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Superato con successo lo scoglio referendario, il governo si prepara ad affrontare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni sull’onda dell’inchiesta petrolio in Basilicata e delle dimissioni del ministro Guidi. Il voto in serata al Senato – GUARDA LA DIRETTA A PARTIRE DALLE 16.30 – 

Il passaggio che non preoccupa affatto la maggioranza, certa dei numeri e dell’appoggio, che non dovrebbe essere determinante, anche dei verdiniani. “Siamo affezionati alle mozioni di sfiducia – ironizza il premier – ce ne fanno una ogni quindici giorni, quando sono stanchi una al mese”. Tentativi di spallata che in realtà, secondo la maggioranza, si rivelano boomerang che rafforzano in il governo. Così come il mancato raggiungimento del quorum sulle trivelle conforta la maggioranza in vista della sfida su cui Matteo Renzi in primis ha puntato tutte le sue fiches: il referendum costituzionale di ottobre.

Fino ad allora, il presidente del consiglio punta a spiegare le ragioni “di una politica più semplice”, attribuendo agli avversari la volontà di strumentalizzare la consultazione, come fatto con il quesito sulle trivelle.

Superato con successo lo scoglio referendario, il governo si prepara ad affrontare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni sull’onda dell’inchiesta petrolio in Basilicata e delle dimissioni del ministro Guidi. Il voto in serata al Senato – GUARDA LA DIRETTA A PARTIRE DALLE 16.30 – 

Il passaggio che non preoccupa affatto la maggioranza, certa dei numeri e dell’appoggio, che non dovrebbe essere determinante, anche dei verdiniani. “Siamo affezionati alle mozioni di sfiducia – ironizza il premier – ce ne fanno una ogni quindici giorni, quando sono stanchi una al mese”. Tentativi di spallata che in realtà, secondo la maggioranza, si rivelano boomerang che rafforzano in il governo. Così come il mancato raggiungimento del quorum sulle trivelle conforta la maggioranza in vista della sfida su cui Matteo Renzi in primis ha puntato tutte le sue fiches: il referendum costituzionale di ottobre.

Fino ad allora, il presidente del consiglio punta a spiegare le ragioni “di una politica più semplice”, attribuendo agli avversari la volontà di strumentalizzare la consultazione, come fatto con il quesito sulle trivelle.