Grano ed etichettatura. In Campania primi segnali dello scontro tra industrie e agricoltori

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Per ora soffiano solo venti di guerra. Ma i segnali lasciano presagire, all’orizzonte, uno scontro durissimo tra grande industria e produttori. Casus belli l’etichettatura della pasta, con l’indicazione della provenienza del grano. Una rivoluzione positiva per gli agricoltori, che in questo modo contano di aumentare il prezzo di vendita della materia prima. Un affare non troppo redditizio, ma su questo versante non ci sono prese di posizione ufficiali, per alcuni produttori. Le imprese agricole campane attaccano. “Con l’etichettatura vengono privilegiati i prodotti con grano di alta qualità, ricco di proteine e valori nutrizionali, di conseguenza per le industrie diventa difficile speculare”. In che modo? Secondo Coldiretti “è ormai uso comune, nel periodo della raccolta, far arrivare nei porti navi cariche di grano proveniente dall’estero per abbassare i prezzi della materia prima”. Un’indagine della Agrisemi Mingozzi rivela che il grano aureo campano quest’anno tocca punte del 18,5 per cento di proteine con una media del 15,4. “Del resto – dicono ancora i produttori – se le industrie sostengono che la qualità più che nella materia di base sta nella manifattura non vediamo quale sia il problema di acconsentire all’etichettatura del prodotto”. Lo scontro è solo all’inizio.