Grazie Francesco,
ora tocca a Napoli

52

Una visita densa di appuntamenti e di significati, quella di Papa Francesco a Napoli. Con una vicinanza tutta particolare alle Una visita densa di appuntamenti e di significati, quella di Papa Francesco a Napoli. Con una vicinanza tutta particolare alle fasce più emarginate della società, come i giovani disoccupati, i detenuti, gli ammalati e i disabili. La giornata di Francesco a Napoli è iniziata poco prima delle 8 di mattina, a Pompei. Il Pontefice è atterrato in elicottero nell’area meeting del santuario mariano, ha percorso su una jeep scoperta la piazza gremita di gente giunta fin dalle primissime ore del mattino, poi si è recato nella basilica per rendere omaggio alla Vergine del Rosario. Ad attenderlo, il vescovo di Pompei, Tommaso Caputo, ed il sindaco di Pompei, Ferdinando Uliano. Francesco si è intrattenuto in preghiera, per alcuni minuti, nella cappella dedicata al beato Bartolo Longo, il fondatore della Basilica, di cui l’intera città attende la canonizzazione. All’uscita della chiesa, il Pontefice ha rivolto poche parole alla folla: “Abbiamo pregato la Madonna perché ci benedica tutti. Abbiamo bisogno della Madonna perché ci custodisca noi tutti”. Infine, ha saluto con un “grazie tante e a presto”, che lascia sperare in un imminente ritorno nella città mariana. Il secondo appuntamento della giornata napoletana del papa è Scampia, emblema dello strapotere della criminalità organizzata in Campania. L’elicottero del Santo Padre è atterrato poco dopo le 9. In mezzo ad un tripudio di bandierine, ha intrapreso il percorso in “papamobile” verso il palco eretto nel cuore del quartiere. Un coro di bambini lo ha salutato con un semplice “buongiorno, France’”. L’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che ha accolto il Pontefice argentino insieme con il governatore della Campania, Stefano Caldoro, ed il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo ha così ringraziato: “Grazie per essere venuto. Anche i ciechi mi dicevano: vogliamo vedere il Papa. Lei parla il linguaggio del cuore, quello che capiscono i napoletani. Vedrà, alla fine di questa visita, avrà voglia di tornare qui. Buongiorno, Santità. Oggi un sogno diventa realtà. Siamo qui per ascoltarla, per essere confermati nella fede. Lei toccherà con mano una realtà bella, meravigliosa ma ferita, un po’ dolente per la criminalità malavitosa e camorristica. Ma qui c’è l’impegno delle nostre parrocchie”. La risposta del Papa: «Ringrazio il vostro arcivescovo che mi ha “minacciato” se non fossi venuto a Napoli. La vita a Napoli non è mai stata facile, ma non è mai stata triste. È questa la vostra grande risorsa, la gioia, l’allegria». Poi, una staffilata alla malavita: «La via del male toglie la speranza». Sui migranti: “Sono come noi, tutti noi siamo migranti e figli di Dio. Siamo tutti in cammino. Questo non è scritto in un libro, ma nella nostra carne viva. Se noi chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione. La corruzione puzza e la società corrotta puzza. Un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza». Sui problemi del mondo del lavoro: «Un segno negativo del nostro tempo è la mancanza del lavoro per i giovani. Più del 40 per cento dei giovani dai 25 anni in giù non ha lavoro», ha ammonito. «Che futuro ha – ha incalzato il Pontefice – un giovane senza lavoro e che strada di vita sceglie? Una responsabilità non solo della città, ma anche del mondo. La mancanza di lavoro ci toglie la dignità” . Alle 10,40, il Papa è arrivato in una piazza Plebiscito gremita all’inverosimile. Sceso dall’auto, si è recato nella Basilica dedicata a San Francesco di Paola. Alle 11 e 10, ha preso inizio la messa. L’omelia ha toccato forti accenti sociali: «A voi giovani dico: non cedete alle lusinghe di redditi disonesti, reagite con fermezza alle organizzazioni che sfruttano e corrompono i poveri e i deboli con il cinico commercio della droga e altri crimini. Non lasciatevi rubare la speranze, non lasciate che la vostra gioventù sia violata. È tempo di riscatto per Napoli». Un appello alle persone dedite al crimine: «Ai delinquenti e a tutti i loro complici umilmente, come fratello, ripeto: convertitevi all’amore e a alla giustizia, lasciatevi trovare dalla misericordia di Dio. Siate consapevoli che Gesù vi sta cercando per amarvi di più. Con la grazia di Dio che perdona tutto e sempre è possibile tornare ad una vita onesta. Ve lo chiedono le lacrime delle mamme di Napoli. Queste sciolgano la durezza dei cuori e riconducano tutti sulla via del bene”. Tappa cruciale della visita a Napoli, quella al carcere di Poggioreale. Il Pontefice si è così rivolto ai detenuti: “Nella vita non bisogna preoccuparsi delle cadute, l’importante è sapersi rialzare”. “Dio dimentica e cancella sempre i nostri peccati – ha sottolineato Bergoglio durante l’incontro con un centinaio di detenuti, nel corso del quale ha risposto anche alle domande di alcuni di loro -. Ma, ha rammentato il papa, “neanche le sbarre di un carcere possono separare “dall’amore di Dio”. Francesco ha pranzato con una rappresentanza dei detenuti nella chiesa del carcere. Tra i commensali del pontefice, anche alcuni transessuali e malati di Aids. Nell’attesa tappa al Duomo, la tanto sperata liquefazione del sangue di san Gennaro è avvenuta solo a metà. Francesco ci ha scherzato su: «Significa che il Santo ci sta chiedendo di impegnarci di più». Poi, il siparietto con le suore di clausura, eccezionalmente presenti alla funzione. Salutano con inusitata foga il Santo Padre, tanto che il cardinale, divertito, dice: «E meno male che sono di clausura… ». Ultimo appuntamento sul Lungomare, vestito a festa e popolato da migliaia di giovani. Il Papa ha indossato un casco da motorino per una campagna sulla sicurezza stradale. Poi, il pontefice ha parlato per circa mezz’ora sottolineando, tra le altre cose, la necessità di non abbandonare, «scartare» i genitori anziani. «Trovare sempre il tempo di andarli a trovare, di comunicargli affetto». Infine, si è congedato con queste parole: «Ciao Napoli, torno a Roma… e che ‘a Madonna v’accumpagna!», riprendendo il famoso saluto del cardinale Sepe.