Grecia e Ucraina frenano i mercati

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A cura di Antonio Arricale Per i mercati azionari ieri è stato un avvio di ottava in rosso, sulla scia, evidentemente, delle incertezze connesse agli sviluppi delle crisi in Grecia e Ucraina. A cura di Antonio Arricale Per i mercati azionari ieri è stato un avvio di ottava in rosso, sulla scia, evidentemente, delle incertezze connesse agli sviluppi delle crisi in Grecia e Ucraina. Secondo alcuni analisti, le piazze azionarie potrebbero proseguire un trend lievemente ribassista almeno fino a domani, quando si avranno maggiori informazioni sulle probabilità di successo degli accordi sulla rimodulazione del debito in Grecia e dell’intesa tra Russia e Ucraina per un cessate il fuoco nelle regioni adiacenti a Donetsk. Relativamente alla Grecia, va detto che Atene dovrà cercare di impegnarsi a trovare un compromesso coi paesi creditori il prima possibile. Dopo la decisione della BCE di rimuovere l’eleggibilità dei titoli di stato greci come collaterale per le operazioni di rifinanziamento dell’istituto di Francocorte al sistema bancario, il primo ministro Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yannis Varoufakis, dovranno accelerare le trattative per non essere insolventi fra poche settimane. Tsipras ha confermato di voler mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, stop agli accordi con la Troika, piano di prestiti-ponte fino a luglio e misure economiche che possano puntare alla crescita economica e alla giustizia sociale (aumento del salario minimo). Domani potrebbe essere la giornata risolutiva grazie al meeting straordinario dell’Eurogruppo che dovrà proprio discutere della posizione di Atene. Trovare un accordo il prima possibile conviene evidentemente a tutti. Alla Grecia per evitare i rischi di insolvenza, frenare la caduta rovinosa dei propri indici di Borsa (ieri -4,70%) e interrompere il forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato. All’UE/BCE per allontanare il rischio contagio della possibile uscita del paese ellenico dalla Zona Euro. Tuttavia resta da superare, almeno nel brevissimo, l’intransigenza delle autorità politico-economiche tedesche. In questo senso, occorrerà la mediazione degli altri paesi del Vecchio Continente per trovare un compromesso partendo dal piano Varoufakis sulla rimodulazione del debito. E’ appena il caso di ricordare che il menu swap sul debito proposto dal ministro delle finanze dell’esecutivo di Atene era stato ben accolto dai mercati. Si dovrà discutere notevolmente su molti punti (difficile lo swap tra i titoli di stato detenuti dalla BCE con obbligazioni perpetue) ma un’intesa potrebbe essere raggiunta sulla ristrutturazione del debito greco senza haircut, ovvero, lo sconto rispetto al valore di un’attività reale o finanziaria, data in garanzia, richiesto dal creditore a protezione del rischio di una minusvalenza dell’attività stessa. In altri termini, senza abbassamento dei tassi d’interesse dei prestiti bilaterali ma con rimodulazione delle scadenze. Rispetto alla Russia, invece, va ricordato che la trasferta di Merkel e Hollande a Mosca per trattare con Putin è stata, senza mezzi termini, un insuccesso. Domani si terrà un ulteriore meeting con gli stessi protagonisti e con l’aggiunta del presidente ucraino Poroshenko a Minsk in Bielorussia per riuscire a trovare un accordo su una tregua del conflitto. Gli Stati Uniti e i paesi dell’UE stanno valutando il possibile aiuto militare ed economico a Kiev e avrebbero già pronte ulteriori sanzioni economiche in caso di ulteriore fallimento delle negoziazioni a Minsk. Difficile appare, al momento, ridimensionare le mire espansionistiche di Putin. Tuttavia, non bisogna dimenticare che negli ultimi mesi la crisi economica in Russia è peggiorata notevolmente a causa del forte crollo dei prezzi petroliferi, per cui il presidente russo potrebbe essere “costretto” ad allentare la presa sulle regioni orientali dell’Ucraina proprio per evitare ulteriori sanzioni che metterebbero in ginocchio il paese. Borse asiatiche Mercati asiatici in ordine sparso anche questa mattina. A Tokyo il Nikkei ha ceduto lo 0,33% attestandosi a quota 17652 mentre l’Hang Seng di Hong Kong si muove attorno alla parità. Segno negativo a Seoul che ha perso l o 0,57% e rialzo superiore al punto percentuale per la borsa cinese. Si guarda con preoccupazione all’evoluzione della situazione europea dove il nuovo governo greco appare intenzionato a non rispettare i precedenti patti con la Troika, mettendo in discussione la permanenza del paese ellenico all’interno dell’Unione e dunque dell’Euro. Ed anche l’andamento di Wall Street non ha aiutato con i principali indici che hanno chiuso al di sotto della parità. Per quanto concerne i singoli titoli da segnalare che SoftBank (-0,08%) ha deluso le attese nel terzo trimestre. Il gruppo delle telecomunicazioni giapponese ha infatti registrato negli ultimi tre mesi del 2014 utili netti crollati da 90 a 18,7 miliardi di yen (da 670 a 140 milioni di euro), contro attese degli analisti per 75,8 miliardi (circa 560 milioni di euro). SoftBank ha sottolineato che la ristrutturazione nella controllata Usa Sprint (impegnata in un piano ch e prevede circa 2.000 licenziamenti) è costata 29,5 miliardi di yen (220 milioni di euro) nei primi nove mesi dell’esercizio. Per l’intero anno fiscale, SoftBank ha confermato l’outlook con utile operativo di 900 miliardi di yen (6,7 miliardi di euro) e vendite nette a quota 8.000 miliardi (59,5 miliardi di euro). Sul fronte macroeconomico secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria, in Giappone l’indice di attività del settore terziario, rettificato su base stagionale, è calato a 99,8 punti in dicembre da 99,2 di novembre (99,0 in ottobre). Il dato segna un declino dello 0,3% dopo il progresso dello 0,2% di novembre e contro lo 0,1% di aumento atteso dagli economisti. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di Statistica, in Cina i prezzi al consumo in gennaio segnano un progresso dello 0,8% (dato più basso dal novembre 2009) dall’1,5% di dicembre e a fronte di attese degli economisti per una lettura all’1% (l’inflazione era all’1,4% in novembre e all’1,6% sia in settembre che in ottobre). Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo cresce dello 0,3% confermando la lettura di dicembre dopo il calo dello 0,2% in novembre. Sempre in Cina infine i prezzi alla produzione sono calati in gennaio, 35esimo mese consecutivo di declino, del 4,3% contro il 3,3% di flessione di dicembre (-2,7% in novembre e -2,2% in ottobre) e a fronte del -3,8% del consensus. Su base mensile in gennaio si è registrato un declino dell’1,1% contro lo 0,6% di dicembre (-0,5% in novembre). Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la prima seduta dell’ottava in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,53%, l’S&P 500 lo 0,42% e il Nasdaq Composite lo 0,39%.Cina, Grecia e Ucraina hanno pesato sui listini azionari a stelle e strisce. Europa Le tensioni legate al debito greco e le trattative sull’asse Mosca-Kiev spingono al ribasso i listini europei. A Madrid l’Ibex ha lasciato sul parterre poco meno di due punti percentuali (-1,97%) fermandosi a 10.364,9 punti, rosso dell’1,69% per il Dax a 10.663,51 e -0,85% per il Cac40 a 4.651,08. Contiene le perdite Londra (-0,24% a 6.837,15), spinta da un comparto minerario (+4,19% per Fresnillo, +3,84% di Glencore e +2,17% di Rio Tinto) che ha capitalizzato la decisione di Randgold (+1,98%) di alzare il dividendo del 20% (nonostante utili in calo del 17%). Sempre sul listino della City spicca il -1,64% di Hsbc dopo la diffusione dei file dell’inchiesta Swissleaks, l’indagine che ha svelato una frode internazionale ordita dalla banca britannica Italia Il Ftse Mib segna +0,12%, il Ftse Italia All-Share +0,10%, il Ftse Italia Mid Cap -0,01%, il Ftse Italia Star +0,01%. Piazza Affari ieri ha chiuso in deciso ribasso in scia ai crescenti timori in vista della riunione straordinaria di domani dell’Eurogruppo per discutere del debito greco. La Grecia – va ricordato – non vuole un prolungamento del piano di salvataggio, ma un piano di uscita fino a giugno che permetta al Paese di ripagare il debito. Reazione decisamente negativa sia della Borsa di Atene, dove l’indice Ftse Athex ha perso oltre il 5,5%, sia dei bond ellenici, con lo spread tra il titolo greco a dieci anni e il Bund volato oltre quota 1.000 punti base. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dell’1,89% a 20.366 punti. Vendite sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 2,87% a 12,17 euro, Popolare di Milano il 2,59% a 0,75 euro, Intesa SanPaolo il 3,26% a 2,49 euro, Mediobanca il 2,34% a 7,495 euro, Ubi Banca il 2,50% a 6,23 euro, Unicredit il 2,08% a 5,41 euro. Finmeccanica (-2,34% a 9,98 euro) ha tirato il freno dopo i rialzi delle ultime sedute. Il gruppo guidato da Mauro Moretti è rimasto sotto i riflettori con le nuove indiscrezioni sulla possibile cessione del 25% detenuto in Mbda, il consorzio europeo della missilistica, rilanciate da il Corriere Economia che ha ipotizzato una valutazione tra 700 milioni di euro e 1,2 miliardi. Male Atlantia (-2,61% a 22,38 euro) dopo le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore secondo cui il Governo starebbe lavorando alla possibilità di chiudere le stazioni di servizio marginali in autostrada. Sottotono Telecom Italia (-1,35% a 0,949 euro) in attesa del prossimo 20 febbraio quando verranno pubblicati i risultati 2014 e il nuovo piano industriale. La salita del petrolio ha favorito Saipem, che ha chiuso c on un progresso del 2,27% a 8,995 euro, e Tenaris, che ha mostrato un rialzo del 2,79% a 13,61 euro.


I dati macro attesi oggi Martedì 10 febbraio 2015 00:50 GIA Indice settore terziario dic; 02:30 CINA Inflazione gen; 02:30 CINA Indice prezzi alla produzione gen; 08:45 FRA Produzione industriale dic; 10:00 ITA Produzione industriale dic; 10:30 GB Produzione industriale/manifatturiera dic; 16:00 USA Scorte e vendite all’ingrosso dic.