Green pass per i magistrati onorari, una misura inutile

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di Nico Dente Gattola

Con gli ultimi provvedimenti, per la precisione con il DL del 16.9.2021 meglio detto DL “Green Pass“, il governo ha previsto per varie categorie di addetti ai lavori, tra cui i Magistrati Onorari l’obbligo di esibire l’idonea certificazione per accedere all’interno dei palazzi di giustizia.
Ciò che lascia perplessi è che in un settore delicato come quello della giustizia, in cui per altro l’accesso fisico ai Tribunale è di fatto da quasi due anni drasticamente ridotto, se non annullato del tutto, si sia voluta l’introduzione di regole per l’accesso così drastiche.
Tanto più che già oggi, come in tutte le strutture, sono previste misure per l’accesso, quali la misurazione della temperatura corporea.
Quindi in presenza di numeri così limitati non ha molto senso una misura del genere, che rischia di provocare gravi rallentamenti per accedere ai palazzi di giustizia oltre che nella celebrazione e nella definizione dei procedimenti.
Per quanto concerne il settore della magistratura onoraria va detto che da subito, il DL in questione ha provocato discussioni all’interno della categoria, soprattutto per le conseguenze che deriveranno per coloro che non si adegueranno e che possono portare alla revoca dall’incarico.
Infatti l’accesso alle strutture giudiziarie in violazione delle norme in questione è sanzionato con un provvedimento di sospensione da disporsi a cura del Consiglio Superiore Della Magistratura ed in caso di assenza che qualora si protragga oltre i 30 giorni, si determina appunto la sanzione della revoca.
Disposizioni che giungono, in un momento molto delicato per la categoria, nell’attesa (purtroppo ad oggi vana) di una riforma che finalmente riconosca i giusti diritti .
Per carità era doveroso provvedere alla salute di tutti gli operatori del settore, ma francamente lascia perplessi che non si sia trovato il tempo anche per promulgare una norma che desse finalmente alla categoria il riconoscimento che merita.
Tanto più che sul tavolo vi è l’elaborato della Commissione Castelli, che lo scorso luglio ha depositato un proposta estremamente valida e dignitosa, rimasta però almeno allo stato senza riscontro ; evidentemente sul tema non vi sarà mai una vera volontà politica di definizione.
Di conseguenza il quadro in cui vanno ad inserirsi le norme anticovid per la magistratura onoraria, è di estrema precarietà ed incertezza a livello disciplinare.
Per altro va detto che anche per i Magistrati togati il procedimento disciplinare, può portare alla revoca, ma ovviamente con modalità differenti .
In tutta franchezza, sia pur nella considerazione che vi sono differenze tra magistrati professionali ed onorari, non si comprende il perché di una distinzione così forte, soprattutto in un momento in cui da parte di questi viene offerto, un contributo significativo, per aiutare la giustizia a riprendere.
Tanto più che diversi magistrati onorari hanno pagato con la vita, contraendo il covid, durante la fase acuta della pandemia .
Certo si dirà allo stato è differente il disciplinare, che per gli onorari, come riconosciuto da più parti dovrebbe essere modificato, ma francamente appare spropositata la sanzione, oltretutto non collegata all’ambito professionale ma legata ad un fattore esterno ; senza entrare nel merito della questione vaccinale, argomento alquanto delicato, non si comprende perché penalizzare in questo modo un professionista, che al di là di tutto contribuisce all’amministrazione della giustizia.
Infatti si può arrivare al paradosso di rinunziare all’apporto e alla produttività di un Magistrato Onorario, solo per la mancanza di un certificato, ovvero del green pass: con conseguenze che ricadrebbero anche sulla giustizia stessa.
Anche se pure spropositata, sarebbe quindi stata preferibile la semplice sospensione, come già prevista per eventuali ritardi nella procedura di conferma, ma probabilmente la norma è stata predisposta da chi non aveva una specifica conoscenza della categoria della Magistratura Onoraria.
Il buon senso, avrebbe suggerito l’accantonamento della misura della revoca, in assenza di un disciplinare adeguato, ma non è stato purtroppo così.
E’ in ogni caso evidente, come sia stato un grave errore, per i potenziali contrasti che può generare, ancorare la norma all’aspetto disciplinare, poiché nella realtà non è stato previsto alcun obbligo vaccinare.
Oltretutto il G.O viene punito con la revoca, per una questione che nulla ha a che fare con il proprio impegno e con l’attività che presta quotidianamente in Tribunale e che rischia di privarlo di quello che per molti è l’unico sostegno economico.
Forse il legislatore non ha avuto la forza di prevedere una norma del genere per tutti gli italiani e cerca di fatto di avere lo stesso risultato.
Nel merito la norma varata dall’esecutivo Draghi desta però più di una perplessità; in primo luogo si prevede che il verbale di accertamento sia trasmesso senza ritardo al Consiglio Superiore .
Ebbene chi stabilisce se vi sia ritardo? e soprattutto perché non tenere conto delle particolarità dell’ufficio e del suo carico di lavoro? In poche parole volendo rispettare alla lettera la norma, il procedimento disciplinare dovrebbe avere la precedenza assoluta su ogni altra questione.
Inoltre una norma di questo genere rischia di rallentare l’attività ordinaria del Consiglio, perché inevitabilmente, essendo in ballo una richiesta di revoca, sarà necessario svolgere adeguata attività istruttoria, che richiede il tempo necessario, inevitabilmente a discarico di altro.
Ciò che lascia perplessi è anche il fatto che non sia previsto alcun indennizzo per i magistrati onorari che contraggano il covid per cause di servizio ; il che francamente evidenzia una grande contraddizione poiché da un lato si obbliga il soggetto a dotarsi del green pass, riconoscendogli di fatto una funzione, ma dall’altro non si ritiene opportuno riconoscergli un indennizzo nel caso contragga il covid in servizio.
Non si dica che ciò, rischierebbe di aprire la strada ad una stabilizzazione, perché non è assolutamente così e poi è lo stesso D.L a dare luogo ad ambiguità.
Infatti viene espressamente previsto che per i Magistrati Onorari, si debba far riferimento alle misure previste per i magistrati togati .
Ebbene prima si afferma ciò e poi si prevede addirittura la revoca ! dimenticando che in caso di malattia contratta per dire per il contatto con altri soggetti in Tribunale, nulla viene percepito in termini economici.
Altra incongruenza è data dal fatto che invece per gli avvocati non è previsto alcun obbligo e questo sinceramente non si comprende.
Infatti il legale che inconsapevolmente fosse contagiato, rischierebbe suo malgrado di creare un focolaio all’interno del palazzo di giustizia e in tal modo si vanificherebbe l’obbligo imposto ai Togati e agli Onorari .
Senza contare che molti Gop e Vpo e Gdp sono anche avvocati, quindi per assurdo un onorario ancor che sospeso perché non provvisto di Green Pass, potrebbe comunque accedere al Tribunale.
Ma era proprio necessaria una misura del genere ? l’effetto è comunque limitato perché innanzi tutto la gran parte delle toghe è già di per sé vaccinata ed inoltre l’incentivazione del processo telematico, con l’introduzione tra l’altro delle udienze a trattazione scritta ha significativamente ridotto l’esigenza di Magistrati di qualsiasi tipo ed avvocati di recarsi in Tribunale.
Forse sarebbe stato sufficiente utilizzare un po’ di buon senso e fermarsi a ragionare sui dati, : tanto più che per coloro che sono afflitti da particolari patologie non vi è necessità di sottoporsi al vaccino.
Ciò considerato anche che vista la percentuale di vaccinati in Italia e il numero degli onorari ( circa 5 mila ), non è che poi siano in tanti i non vaccinati.
Oltretutto l’Unione Europea ha di recente aperto una procedura per infrazione nei confronti del nostro paese, proprio per il trattamento riservato alla categoria e il D.L. in questione non migliora assolutamente la situazione, anzi paradossalmente evidenzia come sia stato giusto un provvedimento del genere.
Si badi, il motivo di rammarico non è assolutamente nei confronti della Magistratura professionale, né le recriminazioni sono dirette ad un equiparazione che nessuno auspica, ma è innegabile che gli onorari siano stati discriminati dalla norma.
Differente il giudizio, se in parallelo si fosse varata la tanto auspicata riforma, che per rimandare all’elaborato della Commissione Castelli, prevede un fisso mensile da corrispondere all’onorario in ogni caso, oltre ad un evidente miglioramento del trattamento e delle garanzie riservate.
In assenza e nel silenzio del legislatore, circa il destino della categoria, non si può che riconoscere come per molti la riforma della Magistratura Onoraria, sia solo argomento di conversazione e non altro.
Eppure l’emergenza in atto, poteva essere il punto di partenza, per un nuova percezione dei rapporti con la categoria con cui rapportarsi per una volta senza pregiudizi.
Quello che rimane da questa vicenda , rapportando il DL del 16 settembre alla Magistratura Onoraria è una norma senza senso e di scarsa utilità pratica nel combattere l’emergenza sanitaria in atto.

* Magistrato Onorario Tribunale di Torre Annunziata