GreenItaly 2025: l’Italia leader europea nell’economia circolare. Oltre 578 mila imprese investono nel verde

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Mentre a Belém, in Brasile, si svolge la COP30, l’Italia presenta il suo volto più sostenibile con il 16° Rapporto GreenItaly, promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il rapporto – a cui hanno partecipato anche Conai, Novamont, Ecopneus, Enel e oltre venti esperti – è stato illustrato da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola; Andrea Prete, presidente di Unioncamere; Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Alessandro Rinaldi, vicedirettore generale del Centro Studi Tagliacarne; e Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. Sono intervenuti anche Francesco La Camera (direttore generale Irena), Giulia Gregori (Novamont), Giuseppina Carnimeo (Ecopneus), Simona Fontana (Conai), Nicola Lanzetta (Enel) e Angelica Agosta (Fondazione Symbola).

Un’Italia che cresce investendo nella sostenibilità

Negli ultimi sei anni 578.450 imprese extra-agricole italiane hanno investito in prodotti e tecnologie legate alla green economy e alla sostenibilità. Si tratta del 38,7% del totale delle imprese, cioè più di una su tre.

L’Italia conta oggi 3,298 milioni di occupati nei green jobs, in crescita del 4,3% (+135 mila unità) rispetto al 2023, e pari al 13,8% dell’occupazione complessiva. Un dato che conferma la forza strutturale del settore e la capacità di consolidare i risultati dell’ultimo biennio, ponendo le basi per una crescita stabile nei prossimi anni.

A livello territoriale, la distribuzione dei green jobs nel 2024 resta sostanzialmente immutata: Nord-Ovest 32,8%, Nord-Est 23,6%, Mezzogiorno 23,1%, Centro 20,5%. L’unica area con una leggera flessione è il Centro (-0,5%), mentre Nord-Ovest e Sud registrano un incremento del +6,2% e il Nord-Est del +4,0%.

Realacci: Siamo una superpotenza dell’economia circolare

I dati del 16° Rapporto GreenItaly confermano la concretezza dell’invito del Presidente Mattarella a fare della transizione verde un importante fattore di competitività – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola –. C’è un’Italia che può essere protagonista con l’Europa alla COP30 a Belém: fa della transizione verde un’opportunità per rafforzare l’economia e la società. Nel Rapporto GreenItaly si coglie un’accelerazione verso un’economia più a misura d’uomo, che punta su sostenibilità, innovazione, comunità e territori.

Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare e questo ci rende più competitivi e capaci di futuro. Possiamo dare forza a questa idea di Italia grazie alle scelte coraggiose dell’Unione Europea con il Next Generation UE e il PNRR. La burocrazia inutile ostacola il cambiamento necessario, ma possiamo farcela se mobilitiamo le migliori energie del Paese senza lasciare indietro nessuno, come recita il Manifesto di Assisi promosso dalla Fondazione Symbola e dal Sacro Convento”.

Prete (Unioncamere): Il green è un moltiplicatore di valore

La transizione green non è più una scelta etica o ambientale, ma il nuovo terreno di competitività industriale – ha affermato Andrea Prete, presidente di Unioncamere –. Le imprese che investono con oculatezza in tecnologie net-zero, efficienza energetica, materiali circolari, sistemi fotovoltaici di nuova generazione o idrogeno, non solo riducono le emissioni, ma performano meglio”.

Secondo Prete, le analisi mostrano che le aziende europee con brevetti in tecnologie green strategiche registrano livelli di produttività più alti del 17% rispetto alle altre imprese che possiedono brevetti non green. “Il vero limite oggi non è la volontà delle imprese – ha aggiunto – ma la disponibilità di professionisti qualificati: oltre la metà dei green jobs richiesti risulta difficile da reperire, e questo rallenta gli investimenti. Per questo la sfida non è se fare la transizione, ma come trasformarla in un fattore di competitività nazionale”.

Italia prima in Europa per riciclo dei rifiuti

Nel recupero di materia, l’Italia dà il meglio di sé. Secondo Eurostat, la nostra capacità di avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) ha raggiunto nel 2023 il 92,6%, un tasso nettamente superiore a quello delle altre grandi economie europee: Francia (81,5%), Germania e Spagna (75,5%) e alla media UE-27 (60%).

Nel riciclo degli imballaggi, l’Italia ha toccato nel 2024 la quota del 76,7%, consolidando la leadership europea e raggiungendo dieci anni in anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2030. Le filiere più virtuose sono quelle della carta (92,4%), del vetro (80,3%) e dell’acciaio (86,4%).

Anche la plastica tradizionale (50,8%) e quella biodegradabile e compostabile (57,8%) segnano i tassi di crescita più rapidi. Virtuosa pure la filiera degli oli minerali, con un tasso di riciclo del 98%, e quella dei pneumatici fuori uso, che nel 2024 ha permesso di evitare l’emissione di oltre 90 mila tonnellate di CO₂ e di risparmiare 957 milioni di megajoule di risorse fossili (dati Ecopneus).

Nord e Sud più vicini: cresce la geografia del green

La distribuzione geografica delle imprese eco-investitrici nei settori dell’industria e dei servizi tra il 2019 e il 2024 mostra differenze ancora contenute: solo 2,7 punti percentuali separano la media nazionale (38,7%) dal valore massimo del Nord-Est (41,4%) e dal minimo del Centro (36,6%).

Anche se le variazioni non bastano ancora a definire vere dinamiche territoriali, la distanza tra le aree si amplia rispetto alle rilevazioni precedenti (1,5 punti nel 2019-2023 e nel 2014-2018), segno di un Nord leggermente più reattivo.

Lombardia e Roma guidano la classifica delle imprese green

La Lombardia resta saldamente in testa con 102.730 imprese eco-investitrici, pari al 17,8% del totale nazionale e al 39,3% delle imprese della regione. Seguono Veneto (54.970), Lazio (50.960), Campania (50.890) ed Emilia-Romagna (47.640). Queste cinque regioni concentrano oltre la metà (53,1%) delle imprese che hanno realizzato eco-investimenti, in aumento rispetto al 52,2% del periodo 2019-2023.

A livello provinciale, la città metropolitana di Roma riconquista il primato con 39.020 imprese green, superando Milano (37.680). Restano nella top five Napoli (25.930), Torino (21.380) e Bari (15.030).

In termini di incidenza percentuale di imprese eco-investitrici sul totale provinciale, spiccano Bolzano (50,1%), Bologna (47,6%) e Siracusa (46,2%).

Un’economia più a misura d’uomo

Dal Rapporto emerge un’Italia che interpreta la transizione ecologica come opportunità di modernizzazione e coesione. Le imprese che innovano in chiave green migliorano la loro produttività, creano occupazione e rafforzano la competitività nazionale.

Per Realacci e Prete, la direzione è chiara: serve meno burocrazia, più formazione e investimenti per moltiplicare i risultati ottenuti. La sostenibilità, ormai, non è solo un imperativo etico, ma una concreta politica industriale.

Il Rapporto GreenItaly 2025 completo è disponibile su www.symbola.net