Grexit, gli Usa spingono: l’Europa resti unita

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A cura di Antonio Arricale

La vicenda del debito greco ha smesso di essere un problema tecnico ed è diventata – come era giusto che fosse sin dall’inizio – principalmente un questione politica. Da risolvere, evidentemente, con i mezzi della politica. Il senso di questo discorso lo si coglie per intero nelle parole dell’antipatico (agli occhi della nomenclatura Ue, ovviamente) ministro delle finanze, Yanis Varoufakis: la Grecia “è pronta e vuole” un accordo con l’Europa, ma ha bisogno di speranza. Una speranza che deve arrivare dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. La quale, va detto, negli ultimi giorni ha preso sì in mano le carte della partita, ma senza ancora ottenere risultati. L’offensiva politica della Merkel, con una raffica di incontri ai massimi livelli fra Berlino e Bruxelles è sfociata, infatti, in una proposta più ‘soft’ per sbloccare l’impasse in Grecia e tuttavia ha fatto flop. Atene ha rifiutato l’offerta dei creditori, decidendo di rinviare il pagamento dovuto oggi al Fmi (il governo ellenico ha chiesto e ottenuto di accorpare i quattro pagamenti di giugno in un unico esborso il prossimo 30 giugno) e gettando di nuovo nell’incertezza il negoziato. Le proposte presentate dai creditori “aumenterebbero la povertà e la disoccupazione, mentre serve una “immediata convergenza verso proposte più realistiche”, ha scritto in una nota il ministero delle Finanze ellenico. E che la “questione” sia politica, ancor prima che tecnica, trova conferma nella rinnovata posizione assunta dagli Usa che spinge per tenere più unita l’Europa, alla luce di un delicatissimo equilibrio internazionale insidiato, in quest’area del globo, dalle situazioni della Libia, dell’Isis, dell’immigrazione e, soprattutto, dell’Ucraina. Temi che, non a caso, sono nell’agenda del presidente americano Obama che domenica sarà al G7 in Germania. Temi che non a caso, peraltro, sono stati anticipati nei giorni scorsi dal vice consigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes, dalla consigliera della Casa Bianca per gli affari economici internazionali Caroline Atkinson e dal direttore degli Affari Europei Charles Kupchan, durante una conference call on the record con i giornalisti. “Gli Stati Uniti sono in una fase di ripresa, ma ci sono ancora sfide da affrontare, che sono più significative per alcuni dei nostri alleati. Spingeremo i governi del G7 a favorire politiche che sostengano una crescita forte ed inclusiva, che crei lavoro e sia equilibrata”, ha chiarito la Atkinson. Traduzione “ad sensum”: no al fallimento della Grecia e l’uscita dall’euro; sì alle iniziative che mettano fine all’austerità e favoriscano la ripresa.

Borse asiatiche

Borse asiatiche deboli questa mattina con lo sguardo ancora rivolto verso l’Europa dove la crisi greca tiene ancora banco senza che per il momento venga trovata una soluzione definitiva. L’ultima decisione è quella di rinviare a fine mese il pagamento nei confronti del FMI, circostanza che non risolve di certo il problema, spostandolo semplicemente in avanti di qualche settimana. Il Nikkei ha chiuso in calo dello 0,13% limitando le perdite nel finale quando è passato dai 20400 ai 20460 punti della chiusura. In calo anche Hong Kong che cede lo 0,8% e Seoul che arretra dello 0,23% mentre Shanghai si muove in controtendenza guadagnando poco più di 1 punto percentuale. Sul fronte macroeconomico da segnalare che la lettura preliminare dell’indice anticipatore del Giappone, secondo quanto comunicato dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, in aprile ha segnato un progresso a 107,2 punti da 106,0 punti del dato finale di marzo (104,7 punti in febbraio), leggermente sotto ai 107,3 punti attesi dagli economisti. L’indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell’economia, è salito invece in aprile a 111,1 punti da 109,2 punti del dato finale di marzo (110,7 punti in febbraio) e contro 110,7 punti del consensus. Secondo quanto comunicato dal ministero delle Finanze del Giappone, le riserve estere del Sol Levante sono calate in maggio a 1.246 miliardi di dollari da 1.250 miliardi di fine aprile e da 1.284 miliardi del maggio 2014. Relativamente agli Usa invece la Federal Reserve dovrebbe rinviare l’incremento dei tassi fino alla prima metà del 2016 e in ogni caso fino a quando ci siano segnali di ripresa per quanto riguarda salari e inflazione. Lo ha dichiarato il Fondo monetario internazionale (Fmi) giovedì nella sua valutazione economica annuale. Secondo l’Fmi i consumi personali, indicatore cruciale per la Fed sull’inflazione, raggiungeranno il target di crescita del 2% dell’istituto centrale Usa solo nella metà del 2017. Nel frattempo sta crescendo il numero di colombe all’interno della stessa Federal Reserve che puntano a un approccio più cauto sulle politiche monetarie Usa di fronte a segnali ancora contrastanti per la ripresa economica. Lael Brainard, membro votante del Federal Open Markets Committee (Fomc), questa settimana si è espressa a favore di un rinvio. Dopo di lei Daniel Tarullo, altro membro votante del Fomc, ha ammesso che i dati macroeconomici finora non hanno evidenziato un rimbalzo rispetto al primo trimestre. Charles Evans della Fed di Chicago, da tempo considerato una colomba, ha indicato che potrebbe spostare dall’inizio alla seconda metà del 2016 la sua tempistica sul possibile rialzo dei tassi, in linea con la visione di Narayana Kocherlakota della Fed di Minneapolis.

Borsa Usa

A New York i principali indici hanno chiuso, ieri, la seduta in ribasso a causa del calo di materie prime e petrolio e del mancato accordo sul debito greco. Il Dow Jones ha perso lo 0,94%, l’S&P 500 lo 0,86% e il Nasdaq Composite lo 0,79%. Dai dati macroeconomici pubblicati in giornata sono arrivate indicazioni contrastanti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 29 maggio si sono attestate a 276 mila unità, inferiori al dato rilevato la settimana precedente (284 mila unità) e alle attese degli analisti pari a 279 mila. Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,196 milioni, inferiore ai 2,208 milioni attesi. Nel primo trimestre 2015 l’indice di Produttività del settore non agricolo è diminuito del 3,1% dal -1,9% della rilevazione precedente e dal -2,1% del quarto trimestre 2014. Gli analisti avevano stimato un decremento pari al 2,9% t/t. L’Indice del costo del lavoro è cresciuto del 6,7% nel primo trimestre a fronte di un incremento del 5,6% rilevato nel quarto trimestre e dal +5% della stima preliminare. Le attese degli addetti ai lavori erano fissate su un incremento del 5,8%. Sul fronte societario Dish Network +4,86%. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, l’operatore satellitare sarebbe in trattativa per una possibile fusione con T-Mobile Usa, all’interno di una fase di consolidamento del settore delle telecomunicazioni e dei media a stelle e strisce. Joy Global -0,77%. Il produttore di macchine per il settore minerario ha annunciato i risultati del secondo trimestre. L’utile è diminuito a 38,7 milioni di dollari da 74 milioni dello stesso periodo di un anno prima mentre i ricavi sono calati del 13% a 810,5 milioni di dollari. L’Eps adjusted si è attestato a 0,59 dollari contro i 56 centesimi indicati dal consensus. In linea con le attese il giro d’affari. J.M. Smucker -3,75%. Il gruppo alimentare ha chiuso il quarto trimestre con una perdita di 90,3 milioni contro l’utile di 118,5 milioni di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l’utile per azione si è attestato a 0,98 dollari, 1 centesimo in meno rispetto alle attese. Per l’esercizio in corso l’Eps adjusted è atteso tra 5,65 e 5,80 dollari su ricavi per circa 8 miliardi di dollari. CostCo Wholesale -1,04%. Il gruppo della grande distribuzione ha annunciato che le vendite nel mese di maggio (a parità di negozi) sono rimaste stabili. Il dato è in linea con le attese. AT&T +0,74%. Jp Morgan ha alzato il rating sul titolo del gigante telefonico a overweight da neutral. Bio-Reference +20,15%. OPKO Health ha annunciato l’acquisto del gruppo specializzato i n diagnostica per 1,47 miliardi di dollari in azioni. Delta Air Lines -0,74%. La compagnia aerea ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni per il trimestre in corso. Verizon Communications -1,94% dopo il downgrade di Jp Morgan. Il broker ha abbassato la raccomandazione sul titolo dell’operatore telefonico a neutral da overweight. AerCap Holdings -3,65%. Il gruppo specializzato nel leasing di aerei ha collocato sul mercato 71,2 milioni di azioni.

Europa

Le principali Borse europee hanno aperto l’ultima seduta della settimana in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,9%, il Cac40 di Parigi lo 0,8%, il Ftse100 di Londra lo 0,6% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,7%. La Grecia ha rifiutato le proposte dei creditori internazionali ed ha informato che intende pagare le rate del prestito al Fondo monetario internazionale in scadenza questo mese in un’unica soluzione al giugno. In Germania gli ordinativi industriali sono cresciuti nel mese di aprile dell’1,5% su mese, una cifra superiore alle indicazioni degli economisti (consensus +0,6%). La Bundesbank ha alzato le stime di crescita dell’economia tedesca per il 2015 a +1,7% (da +1% della precedente stima) e per il 2016 a +1,8% (da +1,6%).In Spagna la produzione industriale è aumentata nel mese di aprile dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2014. Gli economisti avevano previsto un incremento dell’1,5%.

Italia

Il Ftse Mib segna -0,67%, il Ftse Italia All-Share -0,67%, il Ftse Italia Mid Cap -0,75%, il Ftse Italia Star -0,72%. Ieri Piazza Affari ha chiuso in ribasso una seduta caratterizzata dall’estrema volatilità sull’obbligazionario, dove il rendimento del Bund decennale è balzato in mattinata all’1% (massimi da settembre 2014) per poi ripiegare velocemente nel pomeriggio allo 0,83%. Sul mercato c’è grande attesa per gli sviluppi nelle trattative tra la Grecia e i creditori, ma a fare rumore è stata la presa di posizione di Fmi che ha esortato la Fed a posticipare il primo rialzo dei tassi al primo semestre del 2016. Un consiglio arrivato dopo la sforbiciata alle stime per il 2015 al Pil Usa, ora visto in crescita del 2,5% rispetto al +3,2% indicato in precedenza. In questo scenario a Piazza Affari l’indice Ftse Mib, dopo aver toccato un minimo a 23.217 punti, ha chiuso con un ribasso dell’1,15% a 23.336 punti. Saipem (-13,57% a 10,25 euro) è crollata in scia alle indiscrezioni di stampa sulla possibilità di un ricorso all’aumento di capitale. In generale è stata una seduta difficile per i titoli del settore energetico, complice la discesa del petrolio con il Wti che a New York tratta poco sopra quota 58 dollari al barile: Eni ha ceduto l’1,96% a 15,98 euro, Tenaris è arretrata del 3,73% a 12,90 euro mentre Enel ha lasciato sul parterre il 2,42% a 4,266 euro. Ancora ben comprata Telecom Italia (+0,94% a 1,179 euro) che il giorno prima aveva sfruttato le parole dei vertici di Orange. Deboli i titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto l’1,42% a 15,17 euro, Popolare dell’Emilia Romagna l’1,12% a 7,895 euro, Intesa SanPaolo lo 0,72% a 3,30 euro, Unicredit lo 0,38% a 6,50 euro, Ubi Banca lo 0,79% a 7,49 euro.


I dati macro attesi oggi

Venerdì 5 giugno 2015

07:00 GIA Indice anticipatore (prelim.) apr;

08:00 GER Ordini all’industria apr;

08:45 FRA Bilancia commerciale apr;

09:00 SPA Produzione industriale apr;

11:00 EUR PIL (prelim.) T1;

14:30 USA Nuovi occupati mag;

14:30 USA Tasso di disoccupazione mag.