Guerra, la Finlandia chiederà di entrare nella Nato. Katainen: Non possiamo più fidarci della Russia

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in foto Jyrki Katainen, presidente del Finnish Innovation Fund, primo ministro della Finlandia dal 2011 al 2014 (Imagoeconomica)

“Con l’attacco della Russia all’Ucraina, i finlandesi hanno visto cosa possono fare i russi: aggredire i vicini indipendenti in modo crudele. L’opinione pubblica e quella dei leader politici è cambiata drasticamente, tutti i partiti sono ora favorevoli all’adesione alla Nato. La Finlandia farà domanda in poche settimane”. Lo dice al Corriere della Sera Jyrki Katainen, presidente del Finnish Innovation Fund, primo ministro della Finlandia dal 2011 al 2014 e uno dei vicepresidenti nella Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker. E’ convinto che “sarebbe meglio se facessimo domanda nello stesso momento” con la Svezia, ma assicura che la Finlandia andrebbe in ogni caso “avanti da sola”. “Non possiamo più fidarci della Russia – dice – Abbiamo un confine in comune lungo 1.300 chilometri”. “Negli ultimi vent’anni abbiamo cooperato in modo stretto con la Nato – rimarca – Abbiamo una capacità militare molto forte”. “Abbiamo sempre avuto una visione realistica della minaccia potenziale della Russia – insiste – Dobbiamo fare domanda di adesione perché alzerà l’asticella per un’invasione della Finlandia”. Secondo Katainen, “come membro dell’Ue e come alleato stretto della Nato ormai non siamo più neutrali da diversi decenni”. “Ci siamo allineati alle strutture di sicurezza occidentali ma senza essere militarmente alleati alla Nato – osserva – Questo non ci dà garanzie di sicurezza da parte della Nato, ora le cose devono cambiare perché nessuno può avere più fiducia nel presidente Putin e nella Russia”. E, prosegue, “tutti sappiamo che l’Ue non ha una struttura militare come la Nato”, la “capacità di deterrenza della Nato ha un livello diverso da quello dell’Ue” e “la Russia non attaccherebbe un membro della Nato perché vorrebbe dire sfidare l’intera alleanza”. Alle minacce russe replica: “Sappiamo che reagiranno ma non come: un attacco cyber, oppure operazioni ibride o anche un attacco militare contro di noi, ma siamo preparati” e “siamo sicuri che gli altri Stati alleati ci daranno sostegno nel periodo che intercorrerà tra la domanda di adesione e il processo di ratifica”.