Gutgeld: Sviluppo, piano in quattro punti. 9 mld di Fondi Ue, ma il Sud non sa gestirli

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Trovo questa iniziativa così forte perché nasce dalla consapevolezza che il problema non è di qualcun altro ma innanzitutto di noi classi dirigenti”. Ad affermarlo è Yoram Gutgeld, consigliere economico del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo all’evento organizzato oggi a Napoli da Denaro e Matching Energies Foundation all’interno della rassegna economica Napoli 2020. “Il problema Italia nasce 40 anni fa – dice Gutgeld – E’ agli inizi degli anni ’70 che assistiamo a una gestione inadeguata del Paese. C’è un problema Italia e c’è un problema Mezzogiorno, che sono tra loro strettamente interconnessi perché la ripartenza del Sud non può avvenire indipendentemente dal resto del paese. Questa convinzione è alla base di quello che il Governo sta facendo e di quello che farà nei prossimi anni”. Quattro gli interventi sui quali si sta muovendo l’Esecutivo Renzi: “Il primo riguarda le riforme costituzionali e istituzionali. Sono una priorità perché l’Italia è diventata una democrazia che non decide e la riforma del Titolo V non ha fatto altro che aggravare questa situazione. Le riforme – dice Gutgeld – le stiamo facendo per risolvere questi problemi, serve una legge elettorale che indichi in modo chiaro un vincitore e un soggetto che risponda delle cose”. Secondo punto è la lotta alla burocrazia, “fisco, giustizia civile e processi, autorizzazioni edilizie”. Poi c’è la “Riforma del lavoro e la riduzione delle tasse su chi produce. La legge di stabilità ha introdotto una riduzione delle tasse sul lavoro di 14 mld di euro e una riduzione strutturale del cuneo fiscale di circa il 20 per cento”. Quarto punto è la “spesa pubbica italiana che in termini nominali è la più bassa d’Europa. Nessun Paese ha fatto tanto quando è stato oggetto di piani europei”. Sul fronte degli investimenti, assicura il consigliere economico di Renzi, le risorse ci sono: “Abbiamo 9 mld di fondi europei da spendere sul Mezzogiorno, soldi che negli ultimi anni sono stati molto mal gestiti con progetti piccoli che comportano un enorme costo burocratico e che difficilmente possono fare la differenza. E che oltretutto non ci permettono di spendere davvero. Ci stiamo organizzando per apportare cambiamenti decisivi con l’agenzia di gestione dei fondi europei”.